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29 Maggio 2012

Piccoli Gandhi crescono

Le Olimpiadi dell’Interculturalità e della Mediazione conclude l’unico progetto europeo cofinanziato a Padova e in tutta la sua provincia dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi (FEI) e dal Ministero dell’Interno, che sotto il coordinamento della Prefettura ha visto in prima linea il team scientifico del Dipartimento patavino di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPA) del Prof Gian Piero Turchi e la fondamentale collaborazione dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Padova e della Cooperativa AltreStrade.
Il progetto che ha coinvolto le seconde classi della medie inferiori e le terze e quarte delle superiori degli Istituti di Padova e provincia per un totale di oltre 800 ragazzi (sia italiani che di cittadini di nazionalità non italiana) vuole formare “mediatori di conflitti” sia tra generazioni che tra culture all’interno stesso delle scuole padovane. Interagire, quando si media un conflitto, significa non solo partire dalle differenze esistenti tra i due poli in conflitto, ma far dialogare le parti e quindi “portare all’interno della comunità” un valore che può essere in futuro condiviso.
Alcuni mediatori professionisti, in questo Progetto, hanno formato i Mediatori Pari, due ragazzi per ogni classe per un totale di 200, deputati, nell’Istituto di riferimento, a mediare i casi di conflitto. L’idea di scegliere le classi seconde della medie inferiori e le terze e quarte delle superiori è proprio quella di lasciare per l’anno successivo Mediatori Pari all’interno del plesso scolastico.
Dopo un anno di lavoro i risultati hanno permesso di risolvere sia conflitti verbali (insulti) che non verbali (aggressione fisica) attraverso la costruzione di una relazione di mediazione che coinvolge le parti facendole “pensare” che ogni rottura di un sistema organizzato incrina innanzitutto la coesione di una comunità sia essa istituto, classe o ambito familiare.
Farsi carico di una situazione, assumersi quindi la responsabilità della risoluzione di un conflitto significa capire che non bisogna delegare necessariamente ad altri (forze dell’ordine o adulti) un intervento risolutore. Al contrario, imparare a risolvere il conflitto con la mediazione porta la comunità a essere competente e per questa via a diventare più coesa perché ogni membro viene via via “rinforzato” nell’aumento della sua responsabilità. Si tratta, come si dice in letteratura, di una peer education cioè di una sorta di educazione/prevenzione che nasce nell’ambito di una comunità e si innesca tra “pari.

Il Progetto coordinato scientificamente dal Prof. Gian Piero Turchi è il primo studio  in ambito sociale che valuta realmente l’efficacia del risultato ottenuto  rispetto all’intervento somministrato: cioè la capacità di risolvere il conflitto attraverso l’intervento di mediatori formati dall’Università all’interno di una comunità (la scuola).
Martedì 29 maggio all’Istituto Duca degli Abruzzi i risultati della ricerca verranno presentati “sul campo” attraverso un’iniziativa particolarmente interessante che coinvolgerà quattrocento ragazzi delle scuole.
Le prime Olimpiadi dell’Interculturalità e della Mediazione verranno aperte solennemente con una cerimonia di avvio, successivamente i Mediatori Pari attraverso quattro prove si cimenteranno nella risoluzione di un conflitto simulato e saranno giudicati in base all’efficacia del loro intervento. Oltre a un riconoscimento simbolico i vincitori riceveranno un premio in denaro che sarà destinato ad uso didattico. L’Olimpiade dell’Interculturalità e della Mediazione terminerà con la rituale cerimonia di chiusura.

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