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24 Maggio 2012

Quasi mille anni e non dimostrarli: Bologna ha l’università più giovane d’Italia

Bologna non è solo una seconda mamma per i ragazzi che si lasciano accogliere dalle sue mura, ma si riconferma anche nel suo secolare ruolo di insegnante, e tra le migliori d’Italia.

A rivelarlo è il XIV Profilo dei laureati stilato da AlmaLaurea e reso pubblico pochi giorni fa dal magazine d’ateneo. Dopo l’analisi di un campione di 15.238 studenti laureatisi nel 2011, l’Università di Bologna può ora a tutto diritto sfoggiare la coccarda di ateneo più giovane e internazionale tra quelli italiani.

Il primo motivo di orgoglio è tutto riassunto nel dato sulla regolarità degli studi: ben il 47% dei laureati bolognesi alla triennale ottiene il titolo in corso, mentre la media nazionale è pari al 38%. Tra i laureati magistrali il divario si mantiene ottimistico: il 56% è in corso, contro il 47% degli altri atenei, e l’età media al momento della laurea di secondo livello è di 26,9 anni rispetto ai 27,8 nazionali. Positiva si dimostra anche l’esperienza di studio in un Paese estero: il 14% degli iscritti alla triennale ha partecipato al progetto Erasmus, contro il 10% a livello nazionale, ma eccellente è il risultato dei laureati magistrali, di cui ben il 21%, contro il 15% , ha svolto parte della propria carriera universitaria all’estero.

Il fiore all’occhiello però Bologna lo indossa grazie all’apprezzamento  dimostrato dai laureati nel bilancio complessivo della propria carriera universitaria: l’86% è soddisfatto, il 68% si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso, il 17% cambierebbe corso ma rimarrebbe all’interno dell’università bolognese, il 78% ripeterebbe senza indugio la laurea a ciclo unico.

La fortuna dell’Alma Mater non la fa solamente una squadra di docenti preparati e riconosciuti a livello internazionale, ma anche l’ottima rete di servizi allo studente, che si rivolge indifferentemente sia a quelli “rodati” che fanno già parte del circuito d’ateneo sia a chi deve ancora iscriversi e ha delle perplessità. Tra tutte, segnalo questa ottima pagina riassuntiva, per destreggiarsi nel labirinto burocratico dell’ateneo.

A proposito di giovani, grafica accattivante e di servizi, vogliamo elogiare anche il tentativo dell’Alma Mater di mantenersi sempre al passo con i tempi? All’inaugurazione dell’anno accademico in corso è stato infatti presentato dal rettore Ivano Dionigi

«l’assetto smart delle piattaforme di informazione e delle strategie di comunicazione disponibili per smartphone e tablet, sistemi operativi iOs e Android. […] A commentare l’intero progetto è stato Alberto Tivoli, amministratore dell’agenzia, laureato in Economia proprio all’Università di Bologna: “Siamo orgogliosi di un incarico così prestigioso e riteniamo che con la mobile application l’Università abbia mutato radicalmente la relazione con i propri utenti, gli studenti. Avere l’Università a portata di tap permetterà un approccio completamente rinnovato, destinato a rafforzare l’engagement con gli iscritti in modo duraturo.” […] All’amministrazione ed alla didattica live si affianca ora una connessione fluida, slow completa con le mappe, i servizi, i contatti e tutto quello che serve per entrare virtualmente all’Università attraverso dispositivi mobili. » (per ulteriori approfondimenti vi rimando all’articolo di Laura Testoni, da cui è tratto il corsivo)

Ricordo anche che risale a pochi mesi fa il riconoscimento europeo del lavoro svolto dall’Università di Bologna negli scorsi anni, e al riguardo cito dall’articolo del collega Ienco:

«Gli investimenti relativi a didattica e ricerca, tra i punti più dolenti dell’università italiana, hanno risentito di un fisiologico calo, che però non collima con la media nazionale, decisamente più elevata (3% contro 7,5%). In particolare, si è investito di più (2 milioni) sul ricerca ed internazionalizzazione. Per chi volesse sincerarsi del fatto che gli studenti non ci abbiano rimesso, la nota dell’ateneo ha voluto rimarcare come non vi sia stata alcuna crescita nei contributi, aggiungendo che “gli stanziamenti – effettuati con risorse aggiuntive di bilancio – per gli interventi a favore degli studenti sono rimasti in linea con quanto previsto in particolare: sono state incrementate le sale studio, finanziate le associazioni studentesche, potenziati i servizi di orientamento, erogate borse di studio per i gli studenti più meritevoli e per il sostegno ai redditi più bassi.”»

Per mantenere questa eccellenza, però, l’Università di Bologna dovrà superare con molto più della sufficienza la prova di Alma33, ovvero il passaggio dalle facoltà alle scuole e il dimezzamento dei dipartimenti, progetto che è stato approvato il dicembre scorso e dovrebbe concretizzarsi a partire dal prossimo anno accademico (qui tutti i dettagli). Non avrà vita facile l’entusiasmo del rettore: studenti e docenti tengono gli occhi bene aperti.

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