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28 giugno 2012

A tredici anni ha iniziato a lavorare sul suo futuro

Questa è la storia di una ragazza come tante, di una donna di 28 anni che, già da tempo, ha deciso di cambiare il concetto di normalità da noi tutti conosciuto, per inventarne uno nuovo, tutto suo, dettato solo dalla sua personale idea di normalità.

Chi dice che finire la scuola, andare all’università per poi laurearsi sia la via più giusta e normale a nostra disposizione? Chi dice che non si possano cambiare le carte sulla tavola delle idee comuni alla nostra società? Linda si è posta queste domande e ha poi rinunciato a conformarsi a questa realtà comune decidendo di essere diversa, di essere semplicemente se stessa.

Linda a 13anni è una brava studentessa delle scuole medie, i suoi voti sono nella norma, le sue aspirazioni e preferenze sembrano non essere ancora formate. A questa giovanissima età decide di non voler proseguire gli studi, preferisce lavorare e crearsi e crescersi i propri interessi da sola, senza l’aiuto di professori e lezioni scolastiche. Questo le ha comportato sicuramente perdite di occasioni e possibilità ma le ha anche permesso di scoprire, quanto prima, la sua personalità.

A 14anni inizia a lavorare in una piccola azienda di elettronica, a 15, visti il suo impegno e le sue abilità, le viene offerto un posto come responsabile di magazzino. Sarà così per tutti i suoi successivi impieghi: la sua velocità nell’apprendere ed il suo carattere sveglio le frutteranno proposte di qualifiche di responsabilità maggiori.

Da anni Linda è impiegata amministrativi-contabile, l’esperienza fatta è moltissima, è riuscita a raggiungere questo gran traguardo senza una qualifica scolastica o accademica, solo con le sue forze. Sembra però che senta un po’ la mancanza della cultura, mancanza a cui fa fronte da autodidatta: la ragazza ha imparato a coltivare la sua mente assetata di sapere, si è dedicata allo studio delle lingue straniere, sta imparando a suonare la chitarra, adora leggere e a volte da qualche ripetizione, insomma, anche da questo punto di vista non sta davvero con le mani in mano!

Linda sembra essere l’emblema della ragazza responsabile: è sposata, ha un lavoro in cui è brava e che la gratifica, ha interessi ed hobby sani e variegati, ha qualcosa che non è poi così facile trovare nei suoi coetanei. I 30enni di oggi infatti sono per lo più rappresentati da una maggioranza di perdigiorno, di bamboccioni impauriti, spaventati a morte dall’idea di avere responsabilità di sorta, di non riuscire a trovare il lavoro perfetto, quello che permetta loro di vivere una vita immune da sforzo e sacrificio. Ma forse è giusto far riflettere questa tipologia di persone: senza sforzi o sacrifici nulla si ottiene, niente piove dal cielo. Il proprio futuro deve essere creato e plasmato personalmente, se si desidera averne uno. La gavetta sul lavoro, l’apprendere un mestiere, conseguire un titolo di studio, ciascuna di queste opzioni è e deve essere finalizzata ad aprire porte, possibilità ed occasioni che permettano di avere un futuro ed una vita tranquilla ed appagata, ciò che Linda, così giovane, sembra avere già.

 

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