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4 giugno 2012

Addio Plenty Market. In 180 senza lavoro

Bologna. La fine di maggio è stata segnata dal definitivo fallimento dei minimarket Plenty. La catena bolognese ha annunciato il suo tracollo nel pomeriggio del 25 maggio scorso, la concorrenza con Coop si sarebbe rivelata troppo difficile.

La definitiva chiusura dei punti vendita nelle aree di Bologna, Ferrara, Cesena e Budrio ha come conseguenza il licenziamento di 180 dipendenti impiegati nelle zone interessate. La dichiarazione del fallimento della catena blocca inoltre le intenzioni della Korion spa, azienda che, solitamente, rileva ditte prossime alla chiusura e si occupa della loro rivalutazione, da loro nuova vita, le risolleva. La Korion aveva, al momento del crollo, già acquistato 19 negozi della catena, garantendo l’assorbimento di 130 lavoratori, sui 180 licenziati, entro il 30maggio. Il fallimento viene dichiarato dalla catena Plenty solo quattro giorni dopo l’acquisizione; la Korion, colta di sorpresa, blocca ogni trattativa, viste anche le propensioni del curatore fallimentare verso un’asta competitiva, procedura questa che non darebbe alcuna garanzia agli ex-dipendenti.

Gli accordi con Korion non sono gli unici a non essere andati a buon fine, altri erano previsti, sin dall’aprile scorso, con il gruppo PAM, il quale sarebbe stato intenzionato ad acquisire la catena salvando così anche i suoi dipendenti. Anche in questo caso nulla, niente, un buco nell’acqua! L’unica azione positiva fatta dal gruppo Plenty risale all’estate scorsa quando ha ceduto otto dei suoi locali bolognesi al gruppo Coop Adriatica, il quale ha assorbito più di 60 lavoratori in InCoop. Questo è quello che è successo solo a pochi eletti del centro cittadino. La fortuna però non ha aiutato i restanti punti vendita della città di mattoncini rossi: i negozi Plenty hanno iniziato a chiudere, uno dopo l’altro hanno ceduto dopo un lungo ed estenuante periodo vissuto sul filo del rasoio, in bilico.

I poveri dipendenti, che in questa vicenda hanno perso il loro lavoro, sono spalleggiati dal Sindacato Filcams, il quale tiene sotto controllo la situazione. Esso è l’autore della proposta per il prolungamento della cassa integrazione per fallimento aziendale. Così facendo, spiega un rappresentante del sindacato, gli ex-dipendenti potrebbero stare tranquilli almeno fino al maggio prossimo.

In molti in città si domandano come sia potuta accadere una cosa simile in un tempo così breve. Soltanto tre anno fa il gruppo Plenty poteva vantare un egregio fatturato grazie all’idea brillante avuta da Massimo Dall’Olio, il fondatore. Ad oggi, invece, sono mesi che il padre della catena di minimarket rifiuta di comunicare con la stampa, fosse che il suo ottimismo invernale si sia spento? Dall’Olio a gennaio infatti escludeva ogni ipotesi di chiusura ma adesso il suo sesto senso non sembra avergli dato ragione, che derivi da questo il suo ritiro spirituale anti-stampa? Al contrario del grande capo i dipendenti non sono intenzionati a ritirarsi in solitudine. Con l’aiuto dei sindacati decidono il da farsi in assemblee cittadine, manifestano, fanno sentire la propria voce.

In momenti di crisi simili a questo in cui purtroppo stiamo vivendo, perdere il proprio lavoro è disarmante, se poi questa perdita è riconducibile, come in questo caso, a scelte sbagliate fatte da altri (l’asta piuttosto che l’acquisizione da parte di Korion), all’abbattimento si aggiunge la rabbia, questi due stati d’animo insieme si trasformano in voglia di non rinunciare al proprio lavoro, in voglia di fare, si traducono in azioni collettive, in manifestazioni per dimostrarsi presenti e per farsi valere.

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