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16 giugno 2012

Docente obbliga alunno a scrivere alla lavagna: “Sono deficiente”. Condannata

Una storia che fa sorridere. Una storia che fa piangere. Consideratela come vi pare, ma questa è una storia che ha veramente del surreale. Circa 6 anni fa, nel gennaio del 2006, una professoressa fece scrivere per circa 100 volte alla lavagna a un alunno la seguente frase: “Sono deficiente”. Motivo? L’alunno aveva dato dell’omosessuale (con termini assai più volgari) a un suo compagno di classe, e per tale motivazione gli avrebbe proibito di entrare in bagno.

Sembra una barzelletta: non è così. Purtroppo è una storia di quelle che non vorremmo mai sentire, e invece siamo qui a parlarne. Insomma, fatto sta che i genitori del presunto omosessuale hanno fatto causa alla docente palermitana, sostenendo che quest’ultima avrebbe commesso un “abuso di correzione”. Sostanzialmente, quindi, la professoressa è stata accusata di eccesso di severità, per dirla con parole più semplici.

La docente, assolta in primo grado, condannata a un mese in appello, in Cassazione, proprio in questi giorni, si è vista ridurre la pena di 10 giorni. Quindi ora dovrà scontare 20 giorni, appunto, per essere stata troppo severa. La condanna è stata mitigata perché è stata tolta l’aggravante delle lesioni.

Ora, ognuno la pensi come vuole, ci mancherebbe altro. Ma il dato certo è che, purtroppo, c’è qualcosa che non va nel nostro Bel Paese. Ve ne rendete conto? Penso sia abbastanza palese da stare qui a spiegarne le motivazioni. La Cassazione che si deve occupare di schermaglie tra ragazzini. Non aggiungo altro.

Non so chi ha ragione e chi ha torto: probabilmente la ragione sta nel mezzo. Il ragazzino ha sbagliato a offendere il compagno di classe. La docente ha sbagliato a umiliare l’autore dell’offesa davanti a tutta la classe. Purtroppo, in fondo, hanno tutti più torto che ragione.

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