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9 giugno 2012

Figli contesi: sottrazione del minore da parte dell’ex coniuge

Gli effetti disastrosi di separazioni e divorzi possono giungere a tali livelli di astio da coinvolgere i figli minori, trattati alla stregua di “mezzo di ricatto” e di rivalse personali.

Di certo la sottrazione all’ex coniuge del proprio figlio è il fenomeno in cui l’esacerbazione delle relazioni raggiunge l’apice; l’intento è chiaro: oltre a soddisfare un sentimento genitoriale puramente egoistico, si vuole colpire il proprio “nemico” nell’affetto più caro e profondo.

Il Codice Penale, punisce all’art. 574 questa particolare condotta. Ai sensi del citato articolo il legislatore punisce con la pena della reclusione da uno a tre anni “chiunque sottrae un minore degli anni quattordici al genitore esercente la potestà dei genitori ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi”.

Alla stessa pena soggiace  “chi sottrae il minore senza il consenso dell’altro genitore”; il reato in questione è perseguibile a querela del genitore esercente la potestà dei genitori.

Si è in presenza di un reato contro la famiglia, plurioffensivo posto che viola non solo il diritto di chi esercita la potestà genitoriale, ma anche quello del figlio a vivere secondo le indicazioni e determinazioni del genitore stesso. Ed infatti il reato si compie anche qualora si disponga del minore violando l’autorità di chi esercita la potestà di genitore su di lui (la quale, com’è noto si sostanzia altresì dei poteri di custodia e di vigilanza) conducendolo o trattenendolo in luogo non autorizzato, senza il consenso, espresso o tacito, dell’altro.

Sotto il profilo psicologico, la Suprema Corte richiede per la configurazione del predetto delitto la “coscienza e volontà di sottrarre il minore”, vale a dire è indispensabile che l’agente abbia “la consapevolezza che il suo comportamento realizza una situazione antigiuridica mediante la ritenzione dell’incapace, attuata con un comportamento sempre attivo diretto a mantenere l’esclusivo suo controllo sullo stesso”. (Cass. Sent. n. 7836/1999).

Va precisato che la sottrazione in questione dev’essere “globale” in modo tale che l’altro genitore sia oggettivamente impedito nell’esercizio della funzione educativa e dei poteri inerenti all’affidamento, rendendogli, di conseguenza impossibile l’ufficio che conferitogli dalla legge nell’interesse del minore stesso e della società; ufficio che, secondo la Corte di Cassazione si estrinseca in attività di assistenza e di cura, nella vicinanza affettiva e nella più generale funzione educativa.(Cass. sent. n. 11415/2002)

Può concorrere con la sottrazione di persone incapaci, il delitto di sequestro di persona; a tal fine, non è sufficiente la ritenzione del minore degli anni quattordici contro la volontà del genitore esercente la patria potestà, ma è necessaria la limitazione della libertà personale del minore.  Infatti, il concetto di libertà personale va inteso secondo la Suprema Corte quale “ libertà di locomozione, libertà fisica, di movimento in uno spazio fisico, non come diritto di vivere in un certo ambiente, di realizzare la propria personalità nell’habitat naturale”. (Cass. sent. n. 9538/1992 )

In conclusione, sebbene la legge preveda delle conseguenze sanzionatorie a tali condotte illecite deve tenersi presente che sono i minori a subire gli effetti più traumatizzanti e lesivi della propria serenità.

Comportamenti ispirati a sentimenti ossessivi di egoismo, finalizzati alla ripicca e vendetta nei confronti dell’ex coniuge poco hanno a che fare con l’amore genitoriale il quale com’è noto dovrebbe ispirarsi unicamente all’interesse esclusivo dei figli, facendo tutto il possibile, anche a fronte di sacrifici personali, per assicurare loro il benessere psico-fisico e a ridurre al massimo i danni derivanti della disgregazione della famiglia.

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