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20 giugno 2012

Il mondo della ricerca parla sempre più italiano

Mentre continuano ad accumularsi notizie su notizie riguardanti i sovraffollamenti delle classi, i tagli del personale docente o dei finanziamenti per le scuole statali, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo cerca di rassicurare i sempre più preoccupati studenti universitari e non, tranquillizzandoli sulla qualità della preparazione nelle scuole italiane.

“Chi studia in Italia, all’estero va forte”: ecco l’affermazione di Profumo, rilasciata ad un’intervista al settimanale “A” di Maria Latella. Che la presenza di scienziati e ricercatori italiani fosse molto elevata all’estero si sapeva: capita molto spesso che, alla notizia di una nuova scoperta in campo scientifico, si sottolinei la presenza di connazionali a capo del team di ricerca in questione. Il Ministro mette in risalto questa realtà affermando che “i nostri studenti e ricercatori sono considerati tra i migliori all’estero: il 40% dei vincitori di un recente concorso in Francia, all’istituto superiore di ricerca, erano italiani”. Aggiunge anche che “le nostre non sono scuole o università di élite, ma sono un giusto mix che prepara molto bene”, affermazione che va a consolare coloro che erano rimasti delusi dalla notizia che, nella classifica di QS World University Rankings sul posizionamento delle migliori università mondiali, il primo ateneo italiano, l’Università di Bologna, si collocasse solamente al 183° posto.

Dopo aver di nuovo rimarcato l’importanza dell’istruzione per uno Stato, per cui “un Paese che lascia morire la sua scuola è condannato a morire, perché il futuro è nell’educazione”, Profumo condivide anche il suo pensiero personale nei confronti degli insegnanti italiani, che egli ripartisce in due categorie: “Li divido in due gruppi: quelli che hanno un atteggiamento positivo, per cui il loro è il più bel mestiere del mondo, e gli altri, che si lamentano per i pochi investimenti e perché si sentono sottovalutati e poco stimolati”. Un’affermazione rischiosa che, probabilmente, provocherà qualche risentimento da parte delle scuole e dagli atenei più duramente colpiti dalle recenti riforme.

Concludendo, il Ministro accenna anche alla “Riforma del Merito”: “I criteri su cui si basa sono tre: la valutazione rigorosa, la selezione trasparente e meritocrazia. Ci stiamo lavorando e nelle prossime settimane chiuderemo la pratica”.

Con queste affermazioni, Profumo ha sicuramente difeso la qualità delle università e degli istituti nazionali, aprendo uno spiraglio di luce per coloro che non vedono possibilità di trovare un lavoro a causa della presente crisi, ma una domanda sorge spontanea: che l’estero accolga con entusiasmo gli italiani è sicuramente un fatto positivo, ma non si dovrebbe tentare di mantenere queste menti in Italia, cercando di evitare la famosa “fuga di cervelli”?

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