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30 giugno 2012

Immaginazione artificiale: sedicimila microprocessori per riconoscere un gatto

Per un cucciolo di umano imparare a riconoscere un felino è un compito tutto sommato facile a differenza delle “menti artificiali”. Nei laboratori conosciuti con il nome di “Google X” continuano gli esperimenti sulle reti neurali con risultati a dir poco eccezionali.

Si tratta di un mega-computer, composto da 16000 processori che hanno dato vita a una rete neurale, dotata di un miliardo di connessioni in grado di apprendere. Dopo aver sperimentato una serie di algoritmi molto complessi, i ricercatori impegnati nel laboratorio X di Google, sono riusciti ad ottenere dei risultati di tutto rispetto.

La notizia, apparsa su un articolo del New York Times, parla di un elaboratore che ha iniziato a identificare i gatti, dopo aver esaminato dieci milioni di video di Youtube, scelti a caso, e senza alcun input umano.

L’algoritmo regola la rete neurale facendola funzionare come una mente analitica in grado di selezionare le informazioni, disponendole poi sotto diverse categorie. Tra le ventimila forme sottoposte al processo di riconoscimento, una in particolare, quella del gatto, è stata la più gradita. Un animale molto presente nei filmati caricati sul più grande sito di video al mondo.

Il super-computer ha così definito il suo personale concetto di gatto, “imparando” di fatto a definire un concetto (in questo caso corrispondente a un essere vivente), senza alcun intervento esterno. Dopo le auto che si guidano da sole e dopo gli occhiali Android, ecco un’altra prova del colosso Google; un ulteriore preavviso di un futuro da film di fantascienza, ormai alle porte.

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