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19 giugno 2012

La ‘legge del più forte’ e la lezione di Carlo Galli

«Giustizia è il vantaggio del più forte»: è Platone, attraverso le parole di di Trasimaco, che pronuncia una definizione di giustizia che sembra calarsi perfettamente nella situazione contemporanea, a più di 2300 anni di distanza dalla stesura de La Repubblica. È proprio da qui che inizia l’intervento del professor Carlo Galli, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna, nell’ambito delle giornate organizzate dal quotidiano Repubblica a Bologna.

Scrivere il futuro, è questo il tema del festival che nelle calde giornate di giugno ha invaso la città emiliana con una miriade di eventi che spaziano dalla politica alle scienze. Proprio al futuro, secondo Galli, non si può guardare senza effettuare prima una ricognizione storica: per scrivere il futuro siamo costretti a chiederci come siamo arrivati a questo presente «in cui tutti abbiamo la percezione di vivere in un contesto in cui vige la legge del più forte».

Il nodo centrale di questo dibattito, viene fatto passare, attraverso un salto lungo quasi duemila anni, dalle pagine de La Repubblica platonica alle teorie politiche di Thomas Hobbes, il quale non nega che esista la legge del più forte, ma sostiene che essa è sbagliata, si trova solo nello stato di natura da cui è indispensabile uscire per sopravvivere.

Da teorico delle dottrine politiche, Galli illustra come il fondamento dello stato moderno, da Hobbes in poi, è che «non si può governare il pubblico con una logica privata». Il crudo individualismo, alla lunga, porta a una lotta intestina tra individui che mina l’esistenza stessa della specie umana: in uno stato selvaggio di ‘lotta di tutti contro tutti’, nessun individuo è tanto forte da non poter temere l’altro, ma nello stato civile l’organismo unico che si forma è capace di garantire la sopravvivenza di tutti, a patto che sostituisca alla logica privata quella pubblica.

Alle 12.00, molte persone affollano i portici interni di Palazzo dell’Archiginnasio, ma il cortile è vuoto a causa del sole cocente. Nonostante ciò, gli ascoltatori della “amichevole lezione” del professor Galli non demordono e, tra un ventaglio improvvisato e l’altro, sono intenzionati a seguire fino in fondo le fila del suo discorso, che dalle parole di Trasimaco si riallaccia alle logiche di governo che oggi dominano le società contemporanee.

Alla fine degli anni ’70 succede la rivoluzione dentro la quale ancora viviamo e il suo assunto teorico è tutto fondato sulla legge del più forte, ma paradossalmente «il trionfo della legge del più forte ci insegna che siamo tutti deboli […] oggi abbiamo raso al suolo la Grecia, domani la Spagna, e stai a vedere che domani tocca a noi?»

Lo sguardo al futuro, punto di partenza del festival La Repubblica delle Idee, si cristallizza nelle parole finali del suo discorso, monito teorico per progettare un domani alternativo al presente: «è assolutamente indispensabile uscire dall’idea che è bello o inevitabile che ci sia la legge la legge del più forte».

Una lezione di storia e politica, quella di Carlo Galli, che lascia spazio a molte riflessioni, soprattutto perché si presenta in un periodo in cui in Italia, ma in generale nel mondo occidentale, si vede in ogni contesto l’emergere della crudele legge del più forte che lascia sprofondare sempre più i deboli a solo vantaggio di minoranze élitarie.

 

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