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23 giugno 2012

La ricerca scientifica per salvare le opere del design italiano anni ’60

I beni artistici sono soggetti al degrado e all’ usura ma pensando ai monumenti o ai dipinti crediamo che il processo di deterioramento sia lento e comunque riguardi oggetti più o meno antichi. Forse pochi crederebbero alla necessità di dover intervenire in fretta, pena la loro perdita, su opere recenti e costruite con materiali che sembravano essere di qualità e duraturi e soprattutto di dover ripensare con maggiore accortezza la maniera di utilizzare materiali nuovi e poco conosciuti.

É il caso di alcune celebri lampade create dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni importanti designer ed architetti italiani degli anni sessanta. Alcune delle opere dei due artisti nelle quali si fonde la sperimentazione artistica con la sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie sono esposte al MOMA di New York ed al Victoria and Albert Museum di Londra.

La lampada Taraxacum (vedi foto), ad esempio, appartenente alla collezione Flos è costruita utilizzando il polimero Cocoon a base di polivinilacetato che mischiato con additivi garantiva importanti qualità come plasticità, lavorabilità, colore e resistenza alla temperatura. Ma i designer non avevano previsto che la composizione chimica degli oggetti avrebbe negato l’ eternità dell’ arte alle loro opere.

Questa scoperta recentissima è dovuta alla ricerca condotta all’ European Synchrotron Radiation Facility(Esrf) di Grenoble in Francia dove alcune di queste lampade sono state colpite con fasci intensi di luce all’ infrarosso in grado di identificare le trasformazioni chimiche. Gli scienziati hanno constatato una rottura dei legami chimici tra i vari componenti e di conseguenza una perdita delle proprietà iniziali dei materiali usati. Molte materie plastiche infatti, a causa della luce solare, del calore e delle azioni meccaniche sono soggette ad un progressivo deterioramento.

Allo studio condotto dal team di Austin Nevin dell’ Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifn-Cnr) ha partecipato il Laboratorio materiali e metodi per il patrimonio culturale del Dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano.

 

Maggiori informazioni sul sito web: http://www.esrf.eu/

 

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