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21 giugno 2012

L’Italia degli insegnanti di sostegno precari contro il nuovo decreto del Miur

A Cagliari come a Roma, a Bari come a Livorno e come in molte altre città d’Italia, un sit-in di protesta nazionale ha mobilitato migliaia di insegnanti di sostegno precari in una battaglia contro il Miur e il decreto n.7 del 16/04/2012.

Il 19 Giugno scorso, le maggiori piazze d’Italia, hanno ospitato la protesta di chi, dopo anni di servizio, teme di dover abbandonare, anche se precario, il proprio ruolo nelle scuole italiane.

Il decreto appena citato prevede infatti che avvenga una riconversione del personale docente in esubero sull’elenco degli insegnanti di sostegno. Questa manovra porterà come conseguenza un possibile scavalcamento da parte dei nuovi candidati di quegli insegnanti di sostegno precari, che da anni formano la loro esperienza, e che attendono di passare di ruolo.

Niente di tutto ciò guadagnato con fatica, esperienza sul campo, conseguimento di specializzazioni e investimenti di denaro in corsi di aggiornamento, servirà come riconoscimento di qualità e garanzia di un posto fisso.

I corsi di specializzazione per le nuove leve saranno attivati molto presto e si svolgeranno per via telematica e in tempi molto brevi, motivo questo, di ulteriore polemica da parte dei manifestanti che ritengono il provvedimento penalizzante non solo per loro stessi, ma anche per chi dovrà usufruire del servizio. Una limitazione dei diritti degli studenti e delle loro famiglie.

Il destinatario dell’insegnamento di sostegno deve ricevere questo da personale competente e motivato, che riesca a garantire un obbiettivo fondamentale che è quello dell’integrazione, cosa impensabile da raggiungere seguendo un corso di poche ore on-line, rischiando tra l’altro di penalizzare gli alunni disabili.

Tutti in piazza dunque per chiedere il repentino ritiro del decreto ministeriale suggerendo di agire sui tagli che hanno determinato la perdita dei posti e non sui disoccupati che vengono mossi come pedine di una scacchiera diventata sempre più pericolosa.

 

 


 

 

 

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