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16 giugno 2012

Posso andare a scuola anche se non sono italiano? In un paese del Nord se lo sono chiesto!

Discriminazione? Ingiustizia? Rimedio estremo? Pazzia? Chiamatela come volete, fatto sta che ha fatto molto discutere una delibera con cui il Consiglio di circolo della direzione didattica di Borgomanero, un piccolo paese nel Nord Italia, assegnava la precedenza ai bambini italiani nelle scuole materne.

La delibera ha fatto discutere, e ha fatto discutere a tal punto da divenire un caso europeo: infatti, tale delibera si scontra nettamente con una normativa europea che vieta siffatte tipologie di “limitazioni” scolastiche.

Di conseguenza, proprio in questi giorni, la delibera è stata considerata dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Bordonaro: “Una decisione illegittima, perché va a violare la normativa europea”.

In seguito a tale giudizio, è facile capire quale è stato il destino della delibera: è stata sospesa dalla stessa dirigente scolastica, Teresa Valsesia, che l’aveva emessa.

Ognuno la pensi come vuole, ci mancherebbe altro, ma non si può non essere d’accordo sul fatto che ogni tipo di discriminazione, anche la più piccola, anche la più superficiale, anche la più inconsueta, andrebbe vietata. L’Italia è diventata negli anni un Paese multietnico, un Paese nel quale convivono, o perlomeno cercano di convivere pacificamente, decine e decine di culture diverse.

C’è solo un modo per rendere questa convivenza di culture diverse assolutamente pacifica e duratura per le generazioni future: insegnarla, viverla, capirla, fin da quando si è piccoli, sin da quando si hanno 4 o 8 anni. Solo così i bambini di oggi, uomini e donne di domani, potranno aver chiaro il concetto che “diversità” e “arricchimento reciproco” sono espressioni sinonime, non termini che si scontrano tra di loro. Un concetto che, purtroppo, ancora molte persone non hanno ben chiaro.

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