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10 giugno 2012

Se l’Alma Mater corteggia i migliori

Consegnate le borse di studio ai meritevoli, il rettore: devono rimanere in Italia.

Solo poche settimane fa, Bologna ha indossato la corona di università più giovane e internazionale d’Italia, con percentuali da ottimistico capogiro, con le quali gli studenti premiano l’Alma Mater «nel bilancio complessivo della propria carriera universitaria: l’86% è soddisfatto, il 68% si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso, il 17% cambierebbe corso ma rimarrebbe all’interno dell’università bolognese, il 78% ripeterebbe senza indugio la laurea a ciclo unico». Ora, invece, è il turno dell’Università di incoronare i propri studenti: 130 giovani meritevoli, di cui 16 non comunitari, scelti, con graduatorie separate, tra le facoltà di Economia Bologna, Economia Forlì, Economia Rimini, Scienze Politiche Bologna e last but not least Lettere e Filosofia.

I requisiti sono stati, come ogni anno, piuttosto selettivi: hanno scalato la graduatoria solo gli studenti che al 30 settembre 2011 presentavano ottimi risultati accademici sia come numero di crediti acquisiti sia come voto medio degli esami conseguiti, ed è stato richiesto «un numero di crediti pari al 90% del numero massimo di crediti ottenibili in relazione all’anno di iscrizione e una media voti superiore a quella della rispettiva facoltà». Eppure, moltissimi ragazzi ce l’hanno fatta, e alcuni anche per il secondo anno di fila, ottenendo così la borsa di studio, pari a 2.500 euro.

Un successo che il rettore Ivano Dionigi non può lasciar passare sotto silenzio, anzi lo incoraggia con parole promettenti: «Vogliamo e dobbiamo continuare ad investire sempre più risorse per la valorizzazione del merito», a cui fa eco il prorettore agli studenti Roberto Nicoletti, prospettando per l’anno prossimo un aumento di 40 borse di studio per altrettanti studenti, con il sostegno del Senato Accademico. Il rettore Dionigi mette sul piatto della bilancia anche un’altra proposta, che questa volta si rivolge ai neolaureati della triennale: un esonero per coloro che «si iscriveranno ad una laurea magistrale dopo aver conseguito il titolo di laurea triennale entro la prima sessione estiva e con un voto di almeno 110». Bisognerà attendere la risposta del CdA, ma questo entusiasmo dei vertici dell’Alma Mater nei confronti dei propri studenti non è da sottovalutare, soprattutto con i tagli del 2013 che si profilano minacciosi all’orizzonte.

A proposito di minacce, c’è qualcosa che oscura il successo apparentemente completo dell’Università e che fa allarmare il Rettore: la fuga dei cervelli. Perché sono sempre di più gli studenti bolognesi che decidono di abbandonare le braccia materne della loro città e le antiche mura universitarie per realizzarsi all’estero, spesso senza più tornare. Ivano Dionigi rivela al Corriere di Bologna che, solo il 25 maggio, 13 studenti su 27 non si sono presentati a ritirare la licenza agli studio del Collegio Superiore perché avevano già vinto un dottorato oltralpe, e che «all’ultimo concorso del Cnr francese il 40% erano ricercatori italiani».

Non risale d’altronde che a un mese fa il “caso Forlì”, esploso quando, durante un concorso per l’assegnazione di un posto di ricercatore nella facoltà di Ingegneria Aerospaziale della città, la diffusione dell’esito avrebbe preceduto di almeno un mese la conclusione del concorso stesso. Come immediata conseguenza, il professor Enrico Troiani «avrebbe annunciato le sue eloquenti dimissioni: ho deciso di dimettermi da qualsiasi incarico didattico per il prossimo anno e lo stesso hanno fatto altri tre colleghi: di questi, uno ha ritirato la disponibilità già data all’università, gli altri due hanno deciso di non rinnovarla». Non solo: «alcuni candidati non selezionati, preso atto delle condizioni e della rappresentazione poco dignitosa del loro lavoro e delle loro aspirazioni e delle effettive possibilità per il futuro in Italia hanno deciso di trasferirsi in Germania. Da notare che il trentatreenne Ivan Meneghin è stato immediatamente assunto da un’industria tedesca nella città di Augusta, A prescindere dall’esito del concorso, qui per me non ci sono più le condizioni per lavorare». (virgolettati da questo articolo della collega Laura Testoni, che approfondisce il “caso di Forlì” e raccoglie le testimonianze di alcuni cervelli scappati)

Ogni anno l’Italia, e Bologna, ovviamente, sfornano un capitale umano specializzato ma non sono in grado di motivarlo a continuare, a restare. «Vorremmo evitare di regalare questi giovani all’estero» confida Ivano Dionigi, tra una proposta di merito e un bando di concorso, rivolgendosi tanto alle matricole quanto ai dottorandi, nel tentativo di un abbraccio che non sia soffocante ma di crescita collettiva. Ma a quanto pare gli universitari, prima di mettere radici a Bologna, vogliono attendere l’inizio di questi lavori. Si sa, anni di promesse all’italiana (altro che marinai) ci hanno allenati e ora siamo come san Tommaso, se non vediamo non crediamo.

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