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5 giugno 2012

Trento, contestata la Fornero

Quella di ieri è stata una giornata ad altissima tensione per Trento. Non più di un centinaio di persone tra militanti del centro sociale Bruno, della Federazione della Sinistra e degli anarchici hanno cercato di impedire l’accesso del ministro Elsa Fornero all’auditorium del centro culturale S. Chiara. Il tentativo è stato vano. Ma intanto non sono mancate le cariche di polizia e carabinieri, i contusi, i tentativi di valicare la «zona rossa» da parte degli antagonisti, le incursioni degli anarchici e le bombe carta dei Cobas che avevano organizzato un corteo autonomo. Ma andiamo con ordine.
Ore 15. La città è immersa nell’afa. La porta del centro sociale Bruno è spalancata. L’orso che campeggia sulla facciata sembra ruggire. Ma i militanti sono ancora un nugolo sparuto. Solo la presenza massiccia di carabinieri, poliziotti in tenuta antisommossa e uomini della Digos nel quadrilatero tra via Piave, via santa Croce, il parco e il giardino interno del centro S. Chiara fanno presagire la tensione delle ore successive.
Ore 15.30. I vigili urbani rimuovono alcune automobili in via Piave. Il Commissariato del Governo è presidiato dai carabinieri. L’uscita sul retro dell’auditorium è off limits, si può accedere solo da via santa Croce e dal parco S. Chiara. Ci sono già una decina di persone che attendono all’ingresso.
Ore 15.45. Mentre in piazza delle Erbe i militanti della Federazione della Sinistra, già Rifondazione Comunista, declinano la propria ricetta economica e sociale nel contro festival, in piazza Duomo arriva il piccolo corteo – sì e no 50 giovani – del Bruno. Sul megaschermo in quel momento c’è George Soros che conclude il suo intervento. Il discusso finanziere se la cava senza un vaffa: quelli del Bruno lo ignorano. Forse non lo riconoscono.
Ore 16.05. Con qualche minuto di ritardo sul programma i ragazzi del centro sociale si piazzano in strada nei pressi della chiesetta di santa Chiara. Inneggiano alla bancarotta («Default, entro in banca e sono felice se non pago il debito»). Insultano il primo ministro («Monti merda»). Contestano il festival («La vostra economia: zone rosse e polizia»). E dichiarano subito i propri intenti («Noi la Fornero la blocchiamo»).
Ore 16.30. In via santa Croce arrivano anche quelli di Rifondazione, capitanati da Francesco Porta ed Ezio Casagranda. L’ex sindacalista arringa la piccola folla: «Il presidente Dellai pensava di applaudire Monti e Fornero e le loro ricette liberiste. Noi siamo qui per rovinargli la festa».
Ore 16.50. Sul ponte dei Cavalleggeri si sono riuniti i Cobas. Sono una ventina. Diventeranno forse 50.
Ore 17.05. Intanto, il fronte dello scontro tra no global e polizia si è spostato di pochi metri. Ora i due cordoni si fronteggiano a pochi passi dall’ingresso della Fondazione Kessler. Quelli del Bruno lanciano acqua e qualche bottiglia e poi tentano di superare il blocco. I carabinieri caricano. Le manganellate colpiscono i no global. Volano insulti alla forze dell’ordine che tornano a caricare, travolgendo anche il capo della squadra mobile locale, Roberto Giacomelli. Rimane ferito un clochard. Perde sangue da uno zigomo e viene medicato. Il video su ladige.it è chiarissimo.
Ore 17.30. La tensione è alle stelle. I no global pensano ancora di poter bloccare la Fornero. La polizia retrocede fino all’ingresso del centro S. Chiara. Da qui accedere all’auditorium, aperto dalle 17, è impossibile. La fila di chi attende di assistere al dibattito con il ministro è un serpentone. In pochi minuti i posti sono tutti occupati. Alle 18 è esaurito anche il Cuminetti.
Ore 17.50. Si apre un altro fronte. Il corteo dei Cobas raggiunge l’incrocio tra corso Tre Novembre e via Piave. Gli uomini della polizia accorrono e bloccano i sindacati di base che lanciano fumogeni e mortaretti.
Ore 18.15. Mentre il presidente Dellai attende all’ingresso dell’auditorium, il questore Iacobone annuncia che il ministro Fornero è in sala. Il viso è ancora teso, ma ora pare più sollevato.
Ore 18.30. Giacomelli e Casagranda confabulano. Poi l’ex sindacalista prende il megafono è annuncia che i no global si spostano in piazza Duomo per contestare la Fornero in mezzo ai cittadini che l’ascoltano via etere.
Ore 18.45. Il nuovo corteo sta per raggiungere piazza Duomo, seguito a qualche decina di metri da quello dei Cobas (non si incroceranno mai). Un giovane incappucciato come un black bloc lascia il corteo e con uno spray rosso imbratta la vetrina dell’Unicredit di via Garibaldi. «Brucia le banche» lascia scritto.
Ore 19. In piazza Duomo i manifestanti incrociano la folla – almeno trecento persone – che ascolta Diamanti e Fornero. Stranamente non c’è nemmeno un poliziotto in giro. Un gruppetto di anarchici stende sotto il megaschermo uno striscione con scritto «La rabbia sociale ve la farà pagare». Una donna si avvicina e tenta di strappare dalle mani degli anarchici lo striscione. Succede un parapiglia: i giovani contestatori attaccano la gente che era intervenuta a difendere la donna. Poi parte il coro spontaneo della gente: «Fuori, fuori, fuori». Gli anarchici dismettono le tute nere e si allontanano di pochi metri. Solo adesso arriva la polizia.
Ore 19.15. Un black out colpisce piazza Duomo. Il collegamento video con l’auditorium si interrompe. Gli organizzatori spiegano che la mancanza di corrente non è stata casuale. Ma dopo dieci minuti sullo schermo ricompare Elsa Fornero.
Ore 19.30. Mentre i no global del Bruno si sono ormai dileguati, in piazza Duomo arrivano i Cobas. Fischiano il ministro. Qualcuno lancia uova contro lo schermo.
Ore 20. I sindacati di base riprendono la marcia verso corso Tre Novembre al suono di trombe e mortaretti assordanti.
Ore 20.30. Il corteo dei Cobas raggiunge via Perini. Il traffico torna a scorrere e con esso la città riacquista una parvenza di normalità. Ma oggi a Trento sono attesi i No Tav che contesteranno il ministro delle attività produttive e dei trasporti, Corrado Passera. E sarà di nuovo massima allerta.

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