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13 luglio 2012

Bilancio di fine anno: pochi respinti, quasi tutti promossi!

Ogni anno gli studenti di tutta Italia si ritrovano davanti alla loro scuola, media o superiore: alcuni ansiosi, altri rassegnati aspettando la pubblicazione dei fantomatici “quadri“. A metà giugno  le diverse scuole italiane pubblicano i promossi e i bocciati dell’anno.

Molte sono state le modifiche apportate dal Governo nell’ambito della Pubblica Istruzione, tra cui: il potere schiacciante del 5 in condotta, i nuovi e molteplici indirizzi curricolari; la sperimentazione di piani di studio completamente riorganizzati.. Ma saranno state manovre sensate ed efficaci?

Da quello che emerge dalle statistiche si è registrato un evidente aumento dei promossi: se nel 2008 i bocciati delle scuole superiori erano il 13,8%, oggi la percentuale è scesa al’11,9. Una buona notizia che lascia il segno e che gratifica docenti e studenti e mette fine all’equazione: maggior numero di bocciati uguale a maggiore severità della scuola uguale a maggior prestigio di essa.

Di più: meno bocciati sia alle scuole medie inferiori che alle scuole superiori. In una nota, il Miur ha spiegato che l’aumento più consistente è avvenuto alle superiori dove l’incremento del numero dei promossi è addirittura dell’1,2% (mentre l’aumento dei promossi delle medie  contenuto, circa dello 0,4%).

Di solito, il terzo anno di scuola superiore viene considerato tra i momenti più ostici della carriera scolastica, perché è caratterizzato  dal superamento del biennio, al termine del quale, effettivamente, i giochi iniziano a farsi duri, di conseguenza possono registrarsi cali di rendimento e di tenuta, quindi un numero elevato di non ammessi, invece pare che negli ultimi anni anche questo mito sia stato sfatato: risulta, infatti, che, attualmente, il numero dei promossi aumenti soprattutto frequentando il terzo ed il quarto anno.

Va sottolineato che nella giornata del 12 luglio di quest’anno, il Senato ha approvato la risoluzione sul dimensionamento scolastico. La risoluzione era stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte Costituzionale che con sentenza 147 del 2012 aveva censurato la parte del procedimento che disponeva la generalizzazione degli istituti primari inferiori.

Su Scuola e Web on line si legge “La norma censurata disponeva l’obbligatoria e immediata costituzione di istituti comprensivi, mediante l’aggregazione della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e di quella secondaria di primo grado, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche costituite separatamente, e la definizione della soglia numerica di 1.000 alunni che gli istituti comprensivi dovevano raggiungere per acquisire l’autonomia; soglia ridotta a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche“.

Tale disposizione, divenuta effettiva, avrebbe comportato, oltre ad infrangere il principio di sussidiarietà e la ripartizione della competenze stabilite dalla Costituzione, risparmi in Bilancio a detrimento della qualità del sistema scolastico.

Su Diario del Web on line si possono leggere le dichiarazioni del capogruppo del Pd (Commissione Istruzione al Senato), Antonio Rusconi:«Abbiamo ottenuto un buon risultato rispettando le specificità regionali: lo Stato stabilirà un numero di dirigenti scolastici sulla base del numero degli alunni per ogni regione, ma toccherà poi alle regioni stabilire autonomamente i criteri per i diversi territori, a seconda delle caratteristiche e delle problematiche esistenti. Il parametro medio regionale sarà comunque di un dirigente ogni 900 alunni, lasciando inalterata la situazione già decisa per il prossimo anno scolastico. Ci sembra un gesto di buon senso, in accordo con le autonomie regionali».

Tante parole da vari fronti, tante riforme e molte perplessità in un’Italia che non conta nemmeno due generazione che abbiano vissuto lo stesso percorso formativo.. manca la cosa più importante, come ha scritto Nives Blanco (docente titolare della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università di Malaga): il discorso sulle difficoltà e le possibilità dell’accompagnare la realtà che cambia.

 

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