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6 luglio 2012

Cagliari: in piazza contro i tagli alla scuola pubblica

La Sardegna si fa sentire, si fa sentire eccome. Tutti in piazza contro l’affossamento dell’istruzione pubblica e per far capire che il Governo Regionale dovrebbe fare di più. Sono centinaia, infatti, i lavoratori della scuola sarda che il 6 luglio hanno dato vita a una protesta, a Cagliari, sotto le bandiere di Flc-Cgil. I manifestanti sono contro la politica dei tagli e contro qualsiasi manovra economica-sociale che porti a un tracollo della scuola pubblica e conseguentemente a un tracollo dell’istruzione dei giovani italiani.

Peppino Loddo, segretario regionale Flc-Cgil, afferma che: “In questo modo ci sono ben mille unità in meno negli organici, spariscono le autonomie scolastiche che da 424 sono ridotte a 331, ossia il 25 per cento in meno, e le risorse regionali alla scuola sono la metà, da 33 milioni di euro si è arrivati a meno 15 milioni. Questa è una situazione insostenibile.” Come dar torto a questa voce? Come dar torto a tutti i lavoratori che temono di perdere il proprio posto di lavoro? Ma come anche dar torto al Governo che in qualche modo deve prendere i soldi? Il problema è uno: che tutti hanno sempre ragione e nessuno ha mai torto.

Nessun giudizio, ci mancherebbe altro, ma nessuno può non riconoscere che se c’è un settore in Italia nel quale non si dovrebbe mai parlare di “tagli”, è proprio quello dell’istruzione. L’Italia è la patria dell’istruzione, l’Italia è la patria della cultura occidentale, europea, mondiale. L’Italia deve tenere la testa alta, anzi altissima: perché è il Paese che rappresenta la “culla del sapere mondiale”. Non è un elogio dell’Italia, è semplicemente la verità. E se la verità spesso può far male, questa verità fa bene.

I soldi all’Italia servono, e ne servono anche tanti, ma non si possono prendere dall’istruzione. Prendeteli da qualsiasi parte, ma non dall’istruzione. Non lo dico io, lo dice l’Italia, sinonimo di progresso e cultura.

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