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1 luglio 2012

Dal 2017 anche i docenti di religione dovranno essere laureati


Il Presidente del Cei e il Ministro dell’Istruzione hanno stipulato un accordo che modificherà le regole per l’accesso all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. 

Il 14 Dicembre del 1985 fu firmato un accordo tra il Governo Italiano e la Santa Sede – in attuazione del Concordato di Bologna del 1984 che aggiornava i rapporti tra Stato e Chiesa – volto alla regolamentazione dell’insegnamento della religione nei cicli scolastici non universitari.

Di quell’accordo è stato revisionato il punto preponderante, il quarto – inerente i profili della qualificazione professionale degli insegnanti di religione – dal Ministro Profumo in collaborazione con il Cardinal Bagnasco, che hanno firmato e sottoscritto una nuova intesa che aggiorni la precedente.

L’insegnamento della religione non sarà più impartito – a partire dal 2017 – da insegnanti in possesso di idoneità riconosciuta dall’Ordinario diocesano, ma verrà concesso solo a coloro che possiedano i requisiti e la qualifica considerati necessari, ovvero titoli accademici riconosciuti sull’intero territorio.

Nelle scuole materne ed elementari l’insegnamento della religione cattolica, che prima poteva essere svolto dagli insegnanti ordinari del circolo didattico che avessero frequentato nel corso degli studi secondari superiori l’insegnamento della religione cattolica, o comunque fossero riconosciuti idonei dall’Ordinario diocesano, spetterà unicamente a chi abbia conseguito un apposito master universitario di secondo livello in scienze religiose.

Ai futuri insegnanti di religione dei cicli scolastici successivi al primo verrà invece richiesto  il possesso di un baccalaureato, di una licenza o di un dottorato in teologia o nelle altre discipline ecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede, o un diploma di laurea valido nell’ordinamento italiano e a cui venga integrato un diploma rilasciato da un Istituto di scienze religiose riconosciuto dal Cei (Conferenza Episcopale Italiana).

I sacerdoti potranno continuare ad attenersi alle norme stabilite dall’intesa dell”84, che riconosce loro la possibilità di insegnare religione nelle scuole se in possesso di un attestato di compimento di regolare corso di studi teologici in un Seminario maggiore o, in alternativa, di un diploma accademico di magistero in scienze religiose, rilasciato da un Istituto di scienze religiose valido.

Il Ministro dell’Istruzione ha dichiarato di reputare necessario un cambiamento delle norme vigenti, che in tal modo si adeguerebbero a quelle dell’Unione Europea e realizzerebbero l’intento di fornire agli studenti che verranno una preparazione di maggiore qualità, che risulti al passo con i tempi.

Il Cardinal Bagnasco ha aggiunto che l’omologazione dei titoli accademici sarà un vantaggio per tutti: studenti, professori e istituzioni accademiche cattoliche, che in quanto tali hanno il forte interesse di migliorare gli strumenti educativi religiosi a partire dai banchi di scuola.

Gli insegnanti di religione dovranno dunque adeguarsi a tutti gli altri e dimostrare – come tutti gli altri – di avere una qualifica e una preparazione specifiche per poter affrontare la docenza.

In questo modo il criterio di selezione diverrà democratico, uguale per tutti coloro che vogliano accedere all’insegnamento, e l’ingiustizia percepita dagli insegnanti di altre materie, da sempre obbligati al possesso di requisiti ben precisi, decadrà insieme alla tendenza comune di svalutare la preparazione e l’idoneità all’insegnamento  dei docenti di religione di oggi.

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