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10 luglio 2012

Dalla laurea alla disoccupazione: la storia di Luca

Dalla felicità per la laurea conseguita alla disperazione per la disoccupazione il passo è breve, anzi brevissimo

Dalla laurea alla disoccupazione

Dalla laurea alla disoccupazione

Lo sanno tutti quei neolaureati che a distanza di un anno dalla laurea non sono riusciti a trovare nessun lavoro che si rifaccia a quello che si è studiato all’Università. Quei pochi fortunati, invece, si ritrovano a lavorare come precari sottopagati e, nella maggior parte dei casi, sfruttati. Quella che proponiamo è la storia di un ragazzo bolognese di 25 anni, neo laureato e disoccupato da più di un anno. La sua è la storia di milioni di giovani che non hanno avuto la fortuna di avere qualche santo in paradiso e che ancora sono alla ricerca di un posto di lavoro.

Luca, da quanto tempo sei laureato e in cosa ti sei laureato?

“Mi sono laureato quasi un anno e mezzo fa in Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, laurea magistrale, con un buon voto e in corso. Diciamo che ho rispettato il progetto che mi ero prefissato: di finire il prima possibile senza trascurare l’aspetto “qualitativo” della votazione finale. Votazione finale che, tra l’altro, per noi di Scienze della Comunicazione è sempre più bassa degli altri, visto l’esiguo numero di punti che concedono (massimo 5 ndr) mentre così non è in altre Università e/o corsi di studi. In ogni caso ho finito in corso i miei due anni di magistrale perché così credevo avessi avuto più opportunità di trovare lavoro, che illuso è?”

Un’accusa, questa della differenza di votazione alla tesi, al sistema universitario?

“Più che un’accusa, una riflessione. Soprattutto alla luce di quanto si sta discutendo in parlamento per quanto riguarda il valore legale della laurea. Se proprio non si vuole cancellare il valore legale della laurea sarebbe il caso, quanto meno, livellare il metro di giudizio delle Università”.

Tornando al nostro argomento principale: hai mai pensato che il tuo corso di studi non fosse adeguatamente “valido” per trovare lavoro appena finita l’università?

“Se per “valido” intendi la didattica e gli esami sostenuti, no non l’ho mai pensato. Alla fine chi studia comunicazione ha bisogno di un bagaglio di conoscenze ampio, che spazi dalla grammatica, al marketing, alla statistica e tutte queste cose le ho studiate, sia in triennale che magistrale. Se per valido, invece, intendi l’impreparazione “pratica”, a cui andiamo incontro, allora sì, l’ho pensato più di una volta. Come detto prima, più che una critica è una riflessione che va fatta sull’Università. Bisognerebbe cambiare l’idea che tutti hanno dell’Università. Non si può pensare che per 5 anni stai li a studiare sui libri e poi non hai nessuna esperienza pratica da poter “vendere”. O peggio, finire i 5 anni di Università e poi sentirti dire che il tuo corso di studi non vale nulla, beh allora cancellatelo. Che senso ha avere attivo un corso di studio se poi già si sa che non c’è lavoro? Somiglia molto ad una frode, parlando molto cinicamente.”

Nonostante tutto ti sei laureato e ti sei messo alla ricerca di un lavoro. Che difficoltà hai trovato e quali esperienze hai avuto?

“Le difficoltà sono sicuramente tante perché, come ho detto prima, esci dall’Università impreparato non sapendo come affrontare il mondo del lavoro: cosa cercare e dove cercare, soprattutto. In questo l’Università è sicuramente molto carente. Le mie esperienze, quindi, sono state tutte totalmente negative: avrò inviato centinai di curriculum, anche per i lavori più assurdi, con pochissime risposte. Qualunque offerta di lavoro ricerca persone già formate e con esperienza, quindi ti senti subito tagliato fuori. Quei pochi che rispondono ai curriculum sono per lo più aziende che ricercano venditori porta a porta, spacciando questi lavori sotto la dicitura di Account, operatori di mercato e vari… inutile dire quanto ci sia rimasto male quando mi presentavo al colloquio e lo scoprivo”.

Puoi farci un esempio? e qualche nome di queste aziende?

“Certo. La cosa è molto semplice: ricerchi tramite uno dei tanti siti che pubblicano annunci, lavori come Account, Addetto al marketing e simili. Gli annunci promettono sempre tantissimo: stipendi faraonici, ore di lavoro flessibili, benefit, portafoglio clienti da gestire ecc…, il che già è strano ma visto che non si ha nulla da perdere tutti decidono di inviare il proprio curriculum. Una volta ricontattati si procede al colloquio che avviene nella “sede” dell’azienda: la responsabile si presenta e sembra essere più interessata a vendere “l’immagine” dell’azienda stessa più che ascoltare quello che tu hai da dire, danno l’impressione che delle tue esperienze passate non freghi assolutamente nulla. Poi ti invitano ad una giornata di prova per apprendere il mestiere, conoscere i colleghi, in realtà si tratta di andare per strada a cercare di vendere contratti di telefonia, elettricità e vari… insomma una delusione, soprattutto quando scopri che un portafoglio clienti non esiste. A me è capitato di aver a che fare con la PRIME e FACEtoFACE, due aziende che hanno filiali anche a Bologna. Logicamente questa è la mia personalissima esperienza ed idea che mi sono fatto, magari qualcuno poi si è trovato bene”.

Sembrano esperienze simili a quelle che abbiamo già raccontato in un altro nostro articolo/intervista… In base a queste tue esperienze negative come hai modificato il tuo approccio alla ricerca del lavoro? Hai cambiato obiettivi?

“Mah semplicemente evito annunci di quel tipo e cerco qualsiasi altra cosa che mi permetta di mantenermi, in attesa del lavoro della vita: call center, addetto alle risorse umane, per qualche agenzia per il lavoro. Qualsiasi cosa, anche se poi quando vedi che anche per fare il lavapiatti è richiesto  curriculum ed un anno di esperienza ti cadono le braccia”.

Hai mai pensato di riprendere gli studi per ambire ad una seconda laurea o seguire qualche master?

“Una seconda laurea assolutamente no. Alla fine sarebbe di nuovo in ambito umanistico e al momento non credo servi a nulla. Un master, certo ma alcuni costano troppo o sono del tutto inutili. Insomma, si rischia di ritrovarsi a spendere 5-6 mila euro per continuare a stare in giro senza lavoro. Non so fino a che punto ne valga la pena, sicuramente qualcuno che trae beneficio dal frequentare un master c’è ma non credo che la percentuale sia poi così alta”.

Trasferirsi all’estero è una possibilità?

“A dir la verità già durante gli studi ho vissuto un periodo all’estero per cercare lavoro e dire che lo avevo anche trovato ma sinceramente all’epoca, ma anche adesso, non credo sia ancora il momento di abbandonare tutto e dedicarmi ad un lavoro per cui non sono tagliato o che non mi interessa. Cerco di essere ottimista e darmi un altro anno di tempo. Poi magari me ne pentirò, vedremo.”

Una domanda da colloquio di lavoro: come ti vedi da qui a 5 anni?

“Nel peggiore dei casi, ancora alla ricerca di lavoro; nel migliore, invece, passami la battuta, qui a Bologna per strada con qualche barbone a bere vino. No scherzo, al limite mi rimetterò a fare il barista, che in fin dei conti non è neanche poi tanto male.”

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