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28 aprile 2012

Lavoro nero all’ombra delle Due Torri: la confessione di uno studente bolognese

In un periodo di crisi e di controlli a tappeto della Guardia di Finanza, per scovare evasori fiscali e lavoratori a nero, a Bologna c’è ancora chi crede e riesce a fare il furbo, avvalendosi dell’aiuto di ignari studenti in cerca di un lavoretto part-time con cui far fronte alle spese universitarie.

Dalla segnalazione fattaci da uno studente, infatti, emergerebbe che una nota libreria del centro bolognese procacci giovani universitari con la promessa di un lavoro part-time e ben pagato. I metodi per attirare gli studenti sono sempre gli stessi: un annuncio ben scritto che promette un lavoro a condizioni vantaggiose, che per gli universitari equivalgono a poter lavorare 3-4 ore al giorno, avendo poi la giornata libera per studiare e svagarsi, non bisogna poi dimenticare l’opportunità di fare esperienza e lavorare per una libreria molto nota, soprattutto nell’ambiente universitario. Peccato che queste, in realtà, si rivelino solo promesse e che, a conti fatti, ci si ritrovi a dover svolgere una giornata di lavoro full-time, senza contratto e busta paga e con salario decisamente inferiore alla mansione svolta.

Un vero e proprio sfruttamento del lavoro studentesco, sempre più diffuso nelle città italiane, e che a Bologna, in questo caso, avviene a due passi dalle due torri, simbolo per antonomasia della città felsinea nel mondo.

Lo studente che ha deciso di farci questa confidenza, di cui non facciamo il nome per motivi di privacy, ci ha concesso un’intervista raccontandoci la sua esperienza, sicuramente utile per mettere in guarda gli studenti da annunci di lavoro estremamente promettenti.

 

1. Ci puoi raccontare, prima di tutto, come hai trovato quest’offerta di lavoro, com’era presentata e cosa prometteva nell’annuncio?

L’ho trovato tramite uno dei siti più famosi di offerte lavorative e non. Un annuncio anche piuttosto semplice, di poche righe, in cui veniva offerto un part-time come commesso di libreria bolognese (non veniva specificata quale, e non compariva nemmeno il logo tra le immagini in allegato). Le uniche due clausole erano l’età e di chiamare il numero di telefono in coda all’annuncio per poter fare un colloquio. Solo al momento della chiamata ho scoperto il nome della libreria, in cui peraltro avevo già fatto acquisti in passato.

2. Durante il colloquio, che mi hai detto essere collettivo, hanno spiegato di cosa ti saresti dovuto occupare, se ci fosse un contratto da firmare (se fossi stato assunto regolarmente o in nero)?

Sì, ci è stato spiegato a grandi linee il nostro compito: come candidati per un part-time saremmo stati affiancati da una ragazza che lavorava invece a tempo pieno. Ci sarebbero stati due giorni di prova retribuiti, al termine dei quali ci avrebbero fatto sapere se la loro impressione su di noi era stata positiva o negativa. Il part-time sarebbe stato retribuito con poche centinaia di euro al mese ma hanno tenuto a precisare che sarebbe stata una cifra così bassa all’inizio e che, man mano che avessimo accumulato esperienza, anche lo stipendio sarebbe aumentato. Gli unici mesi caldi in cui ci sarebbe stato da lavorare a giornata piena sarebbero stati febbraio e settembre/ottobre. Per un qualsiasi universitario che ha la mattina impegnata, tra corsi e studio e vuole mettere da parte qualcosina senza impegnarsi in un lavoro troppo pesante dal punto di vista fisico e dell’orario, questa proposta sembrerebbe vantaggiosa.

3. Appena sei stato assunto hai iniziato a lavorare in prova con la promessa di un contratto part-time e invece com’è andata?

Purtroppo, appena terminati i miei giorni di prova, la ragazza che lavorava già in libreria come full-time è scomparsa nel nulla, non presentandosi più al lavoro e non rispondendo alle telefonate. Sono quindi passato io al full-time, mentre venivano cercati altri ragazzi tramite nuovi colloqui, ma stavolta il fattore età non era sempre un problema. Sono stato quindi affiancato da altri due ragazzi ma nemmeno allora sono passato al part-time, come promesso.

4. Ti sei mai lamentato del fatto che in realtà lavoravi full-time anche se la tua richiesta era di un part-time?

Continuamente, anche perché nel frattempo erano ricominciate le lezioni e gli appelli d’esame, e in libreria non eravamo più pochi come all’inizio. Si sarebbero potuti gestire i turni senza problemi, soprattutto perché finalmente c’erano altre due persone, non studenti, che avrebbero lavorato full-time.

5. E il contratto: lo hai mai visto? Ne hai mai ricevuta una copia? Come si giustificavano di fronte alle tue legittime lamentele (sia perché lavoravi full-time sia per la storia del contratto “fantasma”)?

Il contratto mi è stato presentato dopo un paio di mesi che lavoravo, insieme a quello per uno dei due ragazzi che avevano cominciato a lavorare in libreria dopo i nuovi colloqui. Un semplice foglio A4, su cui comparivano il mio nome, la mia data di nascita, la retribuzione (il doppio rispetto a quanto effettivamente percepissi)  e il fatto che si trattava di un contratto a chiamata. Mi è stato detto che quelli erano documenti da inviare alla commercialista (io stesso sono stato mandato in posta con una busta chiusa indirizzata alla commercialista), ma nessuno di noi ne ha mai ricevuto copia. Venivamo continuamente tranquillizzati, di fronte alle nostre richieste sia riguardo il contratto sia per gli orari, perché era un periodo pieno di clienti e che ne avremmo riparlato più avanti.

6. E poi un giorno ricevete la visita degli ispettori del lavoro. Che sensazione si prova a vedersi interrogati su cose che esulano dalla propria responsabilità?

Ho cercato di mantenere il controllo il più possibile, ma ero davvero spaventato. Se menti, commetti reato contro pubblico ufficiale, se dici la verità, hai la responsabilità di un’intera attività e di tutte le persone che ci lavorano sulle tue spalle.

7. In merito al controllo degli ispettori del lavoro: i tuoi superiori ti hanno mai fatto capire, in qualche modo, che bisognasse aspettarsi una cosa del genere chiedendoti di mentire o di aggiustare le risposte?

Con il senno di poi, ho ricordato che, quando era stato annunciato a me e all’altro ragazzo di portare le fotocopie dei nostri documenti per il contratto, uno dei nostri superiori aveva detto “Poi vi diremo come rispondere in caso di controlli, anche se non ce ne sono ancora stati”. Dopo che gli ispettori se ne furono andati, i superiori confrontarono le nostre risposte e ci chiesero di cambiare versione sul numero dei nostri giorni di prova e sulla retribuzione.

8. Arrivati a questo punto hai deciso di lasciare il lavoro. In quanto studente, cosa hai provato nel renderti conto che anche quando credi di essere stato fortunato, trovando un’occupazione, in realtà ti rendi conto di essere stato sfruttato e messo di fronte a situazioni poco piacevoli, di cui chiunque farebbe volentieri a meno?

È stato davvero orribile, anche perché hanno fatto passare me dalla parte del torto, definendomi inaffidabile e immaturo, perché avevo deciso di troncare la collaborazione al più presto. Mi è stato chiesto di aspettare, che dopo poco avrei ottenuto il part-time che mi spettava di diritto fin dall’inizio, ma avevo già perso un mese e mezzo di lezioni e saltato due esami, per poter lavorare. Mi è rimasto tanto amaro in bocca.

9. E ora, sei in cerca di un altro lavoro? Con che spirito affronterai il prossimo colloquio, visto quanto ti è accaduto?

Sto cercando qualcosa che mi impegni davvero poco, perché ora devo recuperare tutto il tempo perso e buttarmi a capofitto nello studio, ma che allo stesso tempo mi permetta di concedermi una cena e un’uscita ogni tanto, senza sentirmi in colpa nei confronti dei sacrifici che sta facendo la mia famiglia per permettermi di studiare qui. Probabilmente cercherò di mettere in chiaro tutto fin dal colloquio, a costo di sembrare impertinente e non ottenere il lavoro, e non lasciar passare sotto silenzio delle informazioni preziose sperando che prima o poi mi vengano “svelate”, soprattutto se rientrano tra i diritti di un lavoratore.

 

Ciò che lascia sgomenti di tutta questa faccenda è la consapevolezza che di casi del genere ne è piena l’Italia ma pochi sono coloro che trovano il coraggio di denunciare e, quando lo fanno, preferiscono restare anonimi per paura delle ritorsioni che potrebbero ricevere dagli ex datori di lavoro. È, quindi, con la consapevolezza di essere considerati materiale da spremere e poi buttar via che gli studenti, ogni giorno, si mettono alla ricerca di un lavoro part-time o full-time. Lavoro che, come abbiamo visto, nella maggior parte dei casi sarà a nero, mal retribuito e in ambienti poco amichevoli.

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