Dati Almalaurea: profilo del laureato di UNIMORE

Redazione Controcampus 10 Luglio 2012

Più giovani dei tanti colleghi italiani e, soprattutto, più diligenti e motivati di tanti loro coetanei, anche emiliano-romagnoli, nel concludere rapidamente gli studi.

Questa la fotografia che consegna il XIV Profilo dei laureati presentato da AlmaLaurea riguardo alla performance degli studenti dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia: l’età media di laurea è 26,2 anni, ma soprattutto arrivano al traguardo con un indice di ritardo rispetto al regolare corso di studi che li pone al vertice assoluto nazionale tra le università con più di tremila laureati. Elevata la soddisfazione espressa per l’università frequentata e per il percorso formativo scelto, tanto che 3 su 4 ripeterebbero gli stessi studi. Cresce tra i laureati la voglia e la disponibilità a lavorare all’estero ed aumenta il numero di laureati stranieri.

Nessuna università italiana medio-grande con più di tremila laureati/anno, ha performance di rendimento pari a quelle dimostrate dai laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Con 26,2 anni di età media sono nettamente più giovani dei colleghi italiani (26,9 anni età media in Italia), ma soprattutto sono in assoluto – tra le università di una certa dimensione – quelli che portano a termine prima degli altri i loro studi (indice di ritardo 0,29), gravando così per un minor periodo di tempo sulle famiglie d’origine e rendendo più veloce il ricambio all’interno dell’Ateneo della popolazione studentesca.

Il quadro che promuove decisamente la qualità didattica offerta dall’Ateneo emiliano emerge dal XIV Profilo dei laureati presentato da AlmaLaurea, che ha coinvolto 215mila laureati del 2011 dei 61 Atenei aderenti da almeno un anno al Consorzio Interuniversitario bolognese.

Il collettivo indagato: crescono i laureati stranieri

I laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia coinvolti in questa indagine sono 3.162 giovani su 3.625 complessivi che l’anno scorso hanno portato positivamente a termine la propria esperienza. “Si tratta – dice il prof. Tommaso Minerva, Delegato del Rettore per la Didattica – di un collettivo molto ampio di indagine (87,2% di risposte) che rende oltremodo attendibile e veritiera la situazione descritta dai risultati”. Più specificamente si tratta di 1.818 laureati di primo livello su 2.081, di 166 su 256 laureati di lauree magistrali a ciclo unico, di 1.015 laureati su 1.088 di lauree magistrali biennali, cui vanno aggiunti i 119 su 130 laureati del corso di laurea non riformato in Scienze della Formazione Primaria ed i 44 su 70 laureati pre-riforma.

Nella stragrande maggioranza (78,4%) si iscrivono con un ritardo rispetto alla maturità inferiore a un anno, quindi sostanzialmente appena conclusi gli studi superiori.

Nel 71,9% dei casi questi laureati sono i primi a conseguire il titolo di studio in famiglia, mentre i figli di almeno un genitore laureato sono il 26,4%. Rispetto alla classe sociale di appartenenza della famiglia vi è un sostanziale equilibrio tra chi è “figlio” della borghesia (23,8%), della classe media impiegatizia (28,1%), della piccola borghesia (24,2) o della classe operaia (21,4%).

Il 4,0% di essi sono cittadini di origine straniera (3,5% nel 2010): 4,5% tra i laureati di primo livello; 5,9% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; nessuno tra quelli dei corsi non riformati e 3,0% tra quelli delle magistrali biennali. Il dato è in assoluto uno dei più alti in Italia, perché se si escludono le due università per stranieri (Perugia e Siena) e alcuni piccoli atenei (Bra e Bolzano), Modena-Reggio ha un numero inferiore solo a Torino Politecnico (11,0%), Trieste (6,1%), Camerino (5,8%), Trento (5,8%), La Sapienza di Roma (4,7%) e Bologna (4,2%).

Per indice di ritardo alla laurea gli studenti UNIMORE brillano su tutti

Se confrontiamo l’indice di ritardo alla laurea, ovvero il rapporto fra ritardo nella conclusione degli studi e la durata legale del corso, che dà una misura più obiettiva del tempo effettivo medio trascorso all’università da ogni studente, si può comprendere molto bene come gli studenti modenesi-reggiani siano assolutamente al vertice della assiduità ed i più impegnati e diligenti, concludendo più rapidamente di tanti loro coetanei il proprio percorso di studi. Per l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia l’indice di ritardo è pari allo 0,29, un dato che praticamente non ha uguali in ambito nazionale, fatta eccezione per atenei pubblici con un numero di laureati che non superano i millecinquecento (come Insubria e Venezia IUAV), e che resta inavvicinato dagli studenti degli altri atenei emiliano-romagnoli: Bologna 0,37; Ferrara a 0,38 e Parma a 0,34. In ambito nazionale questo indice arriva addirittura allo 0,45, che significa che gli studenti italiani impiegano mediamente per laurearsi un tempo quasi del cinquanta per cento superiore alla durata prevista dal corso scelto.

“La fotografia che puntualmente ci consegna AlmaLaurea sui laureati – dice il Rettore prof. Aldo Tomasi – conferma in maniera autorevole la buona qualità del nostro Ateneo, specie con riguardo alla sua offerta formativa, che trova espressione nei giudizi più che lusinghieri (91,9%) della gran parte degli studenti. Le stesse performance raggiunte dai nostri iscritti, oltre la metà dei quali consegue la laurea entro la durata prevista del proprio corso di studi, sono la prova dell’attenzione che il nostro Ateneo presta alla didattica ed ai servizi di supporto indispensabili (aule, biblioteche, ausili, ecc) per rendere proficua la loro esperienza di studio. Possiamo, dunque, guardare a questa fotografia di AlmaLaurea come ad un apprezzato quadro, che disegna i contorni di un Ateneo in grado di competere alla pari sul piano qualitativo con le università italiane più blasonate. UNIMORE è pienamente promossa”.

Regolarità negli studi: gli studenti UNIMORE raggiungono l’eccellenza nazionale

Il riscontro di quanto affermato è attestato dalla eccezionale regolarità osservata dagli studenti modenesi-reggiani negli studi, in quanto ben il 54,9% si laurea regolarmente in corso (54,6% per i laureati di primo livello; 68,4% per i laureati delle lauree magistrali a ciclo unico a ciclo unico; 53,8% per quelle non riformate e 55,9% per le specialistiche biennali), mentre un altro 24,9% arriva al traguardo con un ritardo inferiore a un anno (24,1% per i laureati di primo livello; 19,1% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 19,2% per quelli delle lauree non riformate e 30,1% per le magistrali biennali). Questo significa che 4 studenti su 5 sostanzialmente finiscono la carriera universitaria rispettando più o meno la durata prevista del proprio corso.

Questa osservazione che si ricava dalla indagine AlmaLaurea è messa in risalto dal paragone con quanto avviene altrove: in Italia i laureati in corso sono il 38,9% e tra le università pubbliche generaliste solo i laureati di Piemonte Orientale (55,9% dei laureati regolarmente in corso), che comunque ha la metà dei laureati UNIMORE, riescono a fare meglio degli studenti di Modena e Reggio Emilia. Mentre se abbassiamo lo sguardo alla situazione regionale vediamo che a Bologna i laureati in corso sono il 47,7%, a Ferrara il 39,8% e a Parma il 44,4%. Questo dato viene in parte recuperato da quanti riescono comunque a concludere gli studi con un ritardo inferiore a un anno: 24,2% Bologna, 29,0% Ferrara e 28,2% Parma e 26,5% in Italia.

Ben 3 studenti UNIMORE su 4 sono assidui ad oltre il 73,3% delle lezioni ed un altro 14,5% assiste ad oltre il 50% di esse, come peraltro avviene anche per i coetanei degli altri Atenei emiliano romagnoli, tra i quali si distinguono soprattutto – da questo punto di vista – gli universitari di Ferrara (89,3% prende oltre il 50 per cento delle lezioni).

Più elevata l’offerta di tirocini/stage: quarto posto assoluto tra le università generaliste italiane

Con la riforma sono cresciute notevolmente anche le esperienze di tirocinio e stage che nel 2004 coinvolgevano appena il 17% dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Oggi la situazione è profondamente mutata e più di 2 studenti su 3, ovvero il 70,9% dei laureati UNIMORE 2011 (81% dei laureati di primo livello, il 70,3% di quelli delle specialistiche a ciclo unico ed il 54% dei laureati specialistici) ha avuto l’opportunità di venire in contatto col mondo del lavoro ancor prima della laurea. Anche questo è un elemento che distingue in positivo l’offerta formativa dell’Ateneo emiliano e che fa comprendere la ragioni della ottima performance occupazionale raggiunta dai suoi laureati. A livello nazionale (media 55,3%), sempre tra le università generaliste di una certa dimensione, stanno davanti a UNIMORE solo Piemonte Orientale (76,8%), Ferrara (71,6%), Camerino (71,3%).

 

“L’indagine AlmaLaurea – spiega il prof. Tommaso Minerva Delegato del Rettore per la Didattica – ci fornisce, ormai da anni, il quadro di un Ateneo in salute e attento alle esigenze degli studenti e del territorio. I dati quantitativi, pur importanti, sottolineano altrettanti aspetti qualitativi. In Unimore gli studenti possono contare su un solido e proficuo rapporto università-territorio che garantisce altissime partecipazioni a stage aziendali e esperienze lavorative pre-laurea; possono contare su una attenzione ai servizi messi a disposizione degli studenti che si traducono in una maggiore velocità e regolarità del corso di studi. Potersi laureare nei tempi <giusti>, oltre che accelerare l’accesso ai livelli di formazione superiore o all’inserimento nel mondo del lavoro, significa incidere meno sul bilancio delle famiglie. Poter godere di strutture didattiche adeguate contribuisce ad incentivare la regolare frequenza degli studenti alle attività formative e beneficiare della ricchezza che si ricava dal fatto di sentirsi pienamente parte della comunità accademica”.

Progressivamente crescente il numero di studenti con esperienze di studio all’estero

E’ in incremento la quota di studenti che durante gli studi decidono di sostenere esperienze di studio all’estero, passati dal 12,8% nel 2009 al 14,1% nel 2011 (12,3% per quelli di primo livello; 19,9% per quelli delle magistrali a ciclo unico; 7,3% per quelli delle lauree non riformate e 16,7% per le magistrali biennali). In Italia la media di studenti “viaggiatori” è del 12,3%. Decisamente più aperti a queste esperienze gli universitari di Bologna che colgono questa opportunità nel 17,3% dei casi. Quelli di Ferrara (10,0%) e Parma (10,2%) sono, invece, più “sedentari”.

Lusinghiero il giudizio sulla propria esperienza di studio: Ateneo promosso

Alla specifica domanda se sono “complessivamente soddisfatti del corso di laurea” il 91,9%, ovvero più di nove studenti su dieci, rivela un indice di gradimento più che sufficiente, rispondendo “decisamente sì” per il 38,5% e “più sì che no” per il 53,4%. Questo fa sì che il 76,0% dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso di laurea dell’Ateneo: 75,2% tra quelli di primo livello; 83,7% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 82,4% tra quelli delle lauree non riformate e 76,2% tra quelli delle magistrali biennali.

Giudizi altrettanto lusinghieri non si ritrovano tra i colleghi degli altri Atenei emiliano romagnoli e italiani. A Bologna quanti ripeterebbero lo stesso corso di studi sono il 70,4%, a Ferrara il 69,6%, a Parma il 69,3% e in Italia il 68,9%

Il giudizio positivo esteso alle condizioni di studio

Il motivo di tanta soddisfazione la si coglie dalle espressioni di giudizio raccolte nell’indagine AlmaLaurea riguardo sia al rapporto con i docenti (88,7% lo valuta più che sufficiente), che dalla adeguatezza delle aule considerata spesso o sempre ottimale dal 78,6% degli intervistati, che dalla qualità del servizio bibliotecario apprezzata dall’89,5% degli studenti. Anche in questo caso si raggiungono performance decisamente migliori rispetto tanto alla realtà italiana che regionale.

C’è meno fretta di avviarsi al lavoro ma cresce la disponibilità dei laureati UNIMORE a lavorare all’estero

Sono poco più della metà a Modena e Reggio Emilia i laureati decisi a continuare gli studi (53,4%),  un dato in aumento rispetto al 2010 quando la volontà di proseguire era stata dichiarata dal 51,2% degli intervistati, e pur tuttavia inferiore al numero di coetanei di Bologna (59,9%), Ferrara (59,8%), Parma (58,4%) e dell’Italia (63,7%).

Quasi la metà dei laureati (46,6%) che escono dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, invece, non intende proseguire gli studi (70,2% tra quelli di primo livello; 65,7% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 34,5% tra quelli di lauree non riformate e 24,5% tra quelli delle magistrali biennali).

Aumenta anche decisamente la quota di quanti sono disposti per lavoro a recarsi all’estero in un Paese UE o anche extraeuropeo: il 66,4% dei laureati dell’anno scorso all’UNIMORE, ossia due su tre, sono disposti a trasferirsi. Nell’ultimo quinquennio, dal 2007 al 2011, si è passati da una disponibilità a lavorare all’estero del 51,9% al 66,4% (+ 14,5%).

“La crisi del mercato del lavoro – commenta il prof. Tommaso Minerva – ha, ovviamente toccato anche l’Università. Nonostante questo Unimore si conferma come uno degli Atenei in cui il passaggio dalla formazione al lavoro è più efficace. Merito, certamente, del tessuto produttivo locale, ma anche delle azioni di sostegno e di raccordo che Unimore ha saputo mettere in atto. L’attenzione prestata dall’Ateneo ai processi di internazionalizzazione, per esempio, sta producendo degli effetti che considero assolutamente positivi per quanto riguarda la disponibilità alla mobilità internazionale dei nostri laureati. Si comincia a comprendere che lavorare all’estero costituisce anche per il laureato Unimore un arricchimento professionale e in ciò l’Ateneo dimostra di saper rispondere alla sollecitazione ed alla richiesta che ci viene da tante delle nostre imprese a prevalente vocazione esportatrice, che chiedono laureati culturalmente preparati, anche sul piano della conoscenza della lingua, ad affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione. Anche in questo caso si può dire che l’Ateneo è capace di formare professionisti più sicuri delle loro capacità perché dotati di solide basi per guardare ad un mercato del lavoro sempre più <aperto>. La dinamicità internazionale si traduce anche in mobilità in ingresso. Negli ultimi anni, e in misura maggiore rispetto agli altri Atenei, Uninore ha visto crescere sia la presenza di studenti stranieri sia il numero di laureati residenti all’estero”.

La qualità non produce attrattività e UNIMORE resta scomoda per i “fuori regione”

Nonostante la solida tradizione, la crescita dimensionale dell’ultimo decennio che l’ha portata a smarcarsi dal gruppo delle piccole Università e a posizionarsi nel lotto dei medi Atenei italiani, il favorevole ambiente di studio e l’apprezzata didattica offerta dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, nonché il permanente insediamento ai vertici qualitativi delle graduatorie nazionali, UNIMORE continua a caratterizzarsi come un Ateneo molto rinchiuso nel proprio ambito territoriale. Scorrendo i dati anagrafici dei laureati 2011, infatti, si scopre che il 49,7% risiede nella stessa provincia sede di studio (51,8% tra quelli di primo livello; 64,8% tra quelli delle magistrali a ciclo unico; 43,1% tra quelli dei corsi di laurea non riformati e 43,6% tra quelli delle magistrali biennali).

Sono dati sostanzialmente allineati a quelli nazionali, che rivelano una tendenza generale ad una minore mobilità studentesca, indicativa del fatto che molti neodiplomati oggi preferiscono frequentare – là dove trovano la giusta offerta formativa – Atenei “sotto casa”. Sono dati, però, del tutto sproporzionati rispetto all’attrattività esercitata dalle altre Università emiliano romagnole, che continuano ad essere gettonatissime dagli studenti “fuori regione”.

In Italia il peso dei laureati che hanno compiuto gli studi in una sede universitaria della stessa provincia sono il 51,9% (54,56% per il primo livello, 53,0 per le magistrali a ciclo unico, 46,5% per le magistrali biennali), ma a Bologna sono appena il 30,8% (34,4% nel primo livello, 32,0% nelle magistrali a ciclo unico, 24,9% nelle magistrali biennali), a Ferrara il 35,8% (anche se questo Ateneo sconta il fatto che esercita un monopolio sugli studenti della confinante provincia di Rovigo, con 39,1% riguardo al primo livello, 27,7% alle magistrali a ciclo unico e 33,3% nelle magistrali biennali) e a Parma il 31,6% (34,1% tra il primo livello, 29,0% tra le magistrali a ciclo unico e 28,4% tra le magistrali biennali).

Performance individuale

Infine la performance individuale. Il voto medio di laurea dei laureati modenesi-reggiani è di 100,3 ed il 18,9% dei laureati durante gli studi ha usufruito di borse di studio.

“Nel complesso – afferma il Rettore prof. Aldo Tomasi – credo possiamo avere più di un motivo di soddisfazione e orgoglio per questi risultati, ottenuti in condizioni non certamente favorevoli dal punto di vista delle politiche finanziarie perseguite a livello governativo in questi anni. Siamo riusciti a salvaguardare il livello della nostra didattica, grazie anche alla collaborazione ed agli sforzi di tanti colleghi e soprattutto delle famiglie degli studenti. Abbiamo puntato molto nel corso di questi anni ad avviare politiche in grado di affermare il merito tra i nostri studenti, prima ancora di pensare alla loro crescita numerica. Adesso dobbiamo, anche col concorso delle istituzioni e dei territori, operare per portare la nostra esperienza e le indubbie qualità del nostro Ateneo fuori dalle nostre province per accrescere la base di reclutamento e la sua attrattività, favorendo tutti insieme la determinazione di condizioni che inducano ancora più giovani e famiglie a scegliere l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e le nostre città”.

Qualche curiosità tra i dati che distinguono il rendimento delle varie facoltà UNIMORE

Adottando una definizione ormai classica, possiamo definire più “secchioni” i laureati della facoltà di Medicina e Chirurgia che vantano un indice di ritardo alla laurea appena dello 0,12% ed una percentuale di laureati regolarmente in corso del 70,8%. Precedono di poco i colleghi di Agraria che hanno, invece, un indice di ritardo alla laurea dello 0,16% ed una quota di laureati in corso del 56,3%. Anche se fanno meglio di loro i laureati di Bioscienze e Biotecnologie  e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che nel 63,0% e 60,9% dei casi arrivano al traguardo regolarmente in corso. Fanalino di coda i laureati di Giurisprudenza che vantano – si fa per dire – un indice di ritardo alla laurea dello 0,68% ed hanno una percentuale di laureati in corso del 42,2%, che tuttavia è migliore dei colleghi di Farmacia, di cui appena il 37,3% si laurea regolarmente. A livello di soddisfazione il maggiore apprezzamento per il corso di studio seguito è espresso dai laureati di Scienze della Formazione, che al 96,1% si dichiarano sufficientemente soddisfatti, precedendo i coetanei di Scienze della Comunicazione e dell’Economia (94,1%), di Ingegneria Reggio Emilia (93,8) e di Economia Marco Biagi (92,8%). Anche se a livello di gradimento la “palma d’oro” va a Farmacia, in quanto l’88,4% dei suoi laureati rifarebbe lo steso corso. Bene anche Scienze della Formazione, in quanto la ripeterebbe l’83,1% e Ingegneria “Enzo Ferrari” con 82,3%. La facoltà col minor numero di laureati residenti nella stessa provincia di studio è Scienze della Comunicazione e dell’Economia col 23,0%, seguita da Lettere e Filosofia (32,9%) e Agraria (34,4%). Quelle, invece, più frequentate da stranieri sono Farmacia col 6,9% di laureati e Economia Marco Biagi col 6,4%.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto