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20 luglio 2012

La Drunkorexia: disturbo alimentare e alcol in un cocktail mortale

I problemi sono come le calamite: ci attirano e ci attraggono. E se non vengono loro da noi, invece di esserne riconoscenti, spesso scegliamo di andargli incontro

Non sappiamo starne alla larga. Un po’ per ignoranza, un po’ per un ego smisurato che ci convince di essere i più forti del mondo e, soprattutto, un per moda, per stare al passo con i tempi, per sentirsi parte di qualcosa.

Quando tutto questo significa giocare con la propria salute e addirittura con la propria vita, non c’è scusa che tenga. Abbiamo bisogno di aiuto, di una guida, di qualcuno che abbia idee più convincenti delle nostre, che ci prenda per mano e ci faccia cambiare strada. Se non è troppo tardi.

La Drunkorexia

È così che dall’austera Inghilterra si è pericolosamente diffusa una nuova moda, un male che consuma dall’interno. Si chiama Drunkorexia il nuovo disturbo dell’alimentazione che sta colpendo sempre più adolescenti senza risparmia le giovani donne.

Dieta e alcol, è risaputo, non vanno d’accordo. Ma perché rinunciare a una linea perfetta e sinuosa e, allo stesso tempo, alle gioie di un cocktail-affoga-dispiaceri o di una serata all’insegna dello sballo e della disinibizione? Dice un vecchio detto: “Chi troppo vuole nulla stringe”. È così che giovani inconsapevoli stanno buttando via la propria salute per non dover fare a meno dell’alcol.

Ecco quindi svelato il trucco: restare a digiuno per raggiungere l’apporto calorico giornaliero solo grazie ai cocktail e agli alcolici. Ubriacarsi senza ingrassare. Senza fare a meno di pensare al lato economico. A stomaco vuoto l’alcol entra in circolo più velocemente, raggiungendo prima lo stato di ebbrezza.

Non solo un disturbo dell’alimentazione che mette a dura prova le normali funzioni del corpo, ma anche un colpo di grazia sferrato dall’alcol che intacca il fegato, lo stomaco e influisce negativamente sul comportamento.

Secondo gli esperti, la drunkorexia può portare alla morte nel giro di soli due anni. Intanto aumentano i casi in tutto il mondo. Perché si sa, è sempre più facile imitare il peggio e dare la colpa alla moda.

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