• Google+
  • Commenta
7 luglio 2012

L’ordine

Ogni individuo viene al mondo per esercitare il diritto di evolversi, altrimenti non avrebbe sensola vita stessa. E in questa semplice e sconcertante affermazione risiede il motivo ultimo, secondo la nostra opinione, per cuila vita debba essere vissuta, con tutte le difficoltà che questo comporta.

La nostra esistenza, in quest’ottica, diventa dunque un vero e proprio metodo, ossia una strategia di ricerca, affinché l’evoluzione prosegua sempre in senso positivo verso il meglio, dato che nessun individuo, relativamente sano di mente, farebbe qualche cosa coscientemente per peggiorare nel futuro se stesso e gli altri. In altre parole, l’esistere in quanto tale si manifesta sotto forma di cambiamento verso il meglio, e questo avviene in tutte le persone, senza nessuna esclusione.

Eppure, nonostante questo sia appunto vero, vi sono situazioni della vita in cui ce la mettiamo tutta per sbagliare; facciamo quasi l’impossibile per non raggiungere l’obiettivo desiderato, dicendoci successivamente che siamo stati esagerati nel credere di farcela. In sostanza, organizziamo mentalmente un percorso particolarmente adatto per non raggiungere la meta, affinché ci si auto-inganni dicendo che non eravamo all’altezza della situazione, oppure che l’obiettivo era oggettivamente impossibile da raggiungere.

Nello stesso tempo, se la natura nella quale siamo inseriti ammette l’esistenza di ostacoli e difficoltà di percorso, dovremmo in qualche modo rispondere al perché questo avvenga da quando siamo sulla terra. Ci sarà pure una ragione per cui il nostro cervello agisce creativamente di fronte alle difficoltà, alla sofferenza ed ai percorsi difficili, o no?

Io penso di sì e credo anche che il motivo per cui questo avviene sia legato all’acquisizione di una consapevolezza che in genere fa parte del mondo adulto, che i giovani dovrebbero cercare di imparare e che noi, più cresciuti, abbiamo forse dimenticato.

Allora svegliamoci! Perché diventare consapevoli delle proprie strategie, capacità e ambizioni, significa allontanare da sé le difficoltà che un basso livello di autostima alimenta, oppure, nel caso di autostima medio-alta, verificare realmente il livello delle difficoltà, senza per questo sottovalutarle.

Per fare ciò, esiste un solo metodo conosciuto in tutte le parti del mondo: fare ordine, mettere ordine. Un ordine che non significa “sistemare le cose invernali nel cassetto superiore e spostare quelle estive in quello inferiore”, ma significa analizzare bene la situazione, i passi e i modi, i desideri ed i bisogni che fino ad allora ci hanno fatto commettere l’errore, per cambiare mettendo ordine. In poche prole, razionalizzare il proprio vissuto.

Quando utilizzo il termine ordine, mi riferisco a Bert Hellinger, che ho avuto modo di citare anche in un precedente articolo, che si riferisce alla capacità di assegnare alle cose e alle persone la giusta posizione all’interno di un sistema. Per esempio, fare parte di una famiglia significa appartenere, con un ruolo, ad un sistema, all’interno del quale ogni ruolo è correlato o legato ad azioni specifiche, utili all’andamento generale della famiglia stessa.

[adsense]

Un preside di istituto scolastico non è un qualsiasi collega che svolge il ruolo di guidare, indirizzare e controllare l’andamento della sua scuola, nello stesso modo in cui a loro volta, ma appunto in gradi diversi, fanno i suoi insegnanti. Un preside è il responsabile legale del comportamento, delle condotte di ruolo di tutti i suoi subalterni, ed esercita il proprio ruolo attraverso azioni specifiche del proprio status, grazie alle quali è parte della scuola, ma nella posizione apicale. Gli insegnanti sono parte della scuola, ma esercitano una condotta subalterna al preside, e questa differenziazione deve essere chiara ed esplicita se si mira al buon funzionamento del sistema.

Allo stesso modo, i genitori, nella loro relazione di coppia, vengono sempre prima dei figli e devono prestare particolare e primaria attenzione alla loro relazione, anche quando si è portati a credere che i figli devono avere la priorità. Quando avviene questo, ossia si capitola al proprio ruolo di membro di coppia, l’aiuto verso il figlio è sempre monco, proprio perché manca quella parte compensatoria della coppia rappresentata dall’altro partner. Se i genitori sono due, due devono essere i ruoli educativi in campo, secondo una combinazione specifica e tipica di ogni famiglia, ma pure sempre reciproca, altrimenti non si rispetta l’ordine educativo che prevede due membri genitoriali per famiglia.

Nei casi in cui sia uno solo il genitore impegnato ad educare, il figlio dovrà comprendere che l’autorevolezza del genitore viene prima delle esigenze filiali, e che se non si rispettano le priorità anche la sopravvivenza del gruppo familiare costituito verrebbe meno.

Ecco perché molte volte falliamo nei nostri intenti: perché andiamo ad occupare ruoli che non ci appartengono, oppure crediamo che si possano raggiungere gli obiettivi prefissati senza prestare massima attenzione ai passi necessari per raggiungerli.

Alessandro Bertirotti

Google+
© Riproduzione Riservata