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14 luglio 2012

L’UE sostiene la ricerca con 8,1 miliardi

È stato lanciato ufficialmente il settimo Framework Programme for Researc che finanzierà la ricerca europea, con particolare attenzione alle soluzioni ecosostenibili e all’innovazione tecnologica. Il Commissario europeo per la Ricerca, Innovazione e Scienze, Máire Geoghegan-Quinn, ha annunciato uno stanziamento di 8,1 miliardi di euro per il programma FP7.

«La conoscenza è la moneta più preziosa dell’economia globale – spiega Maire Geoghegan-Quinn, al Sole 24 Orequesto stanziamento di 8,1 miliardi rappresenta una formidabile arma in mano ai ricercatori e alle imprese per innovarsi e provare a uscire dall’attuale crisi economica».

Con questo progetto l’Europa dà gas alla macchina della ricerca e dell’innovazione e annuncia che i bandi saranno pubblicati dal 10 luglio al mese di ottobre. Alle aziende italiane spetta il privilegio di giocare da protagoniste: le Pmi – piccole e medie imprese – saranno infatti i destinatari privilegiati di una fetta fondi che l’Ue ha stanziato, equivalente circa a 1,2 miliardi di euro.

All’innovazione industriale saranno attribuiti 4,8 miliardi, distribuiti in dieci settori strategici che spaziano dall’ambito sanitario alle biotecnologie, dall’energia all’ambiente, dai trasporti alle scienze sociali, allo spazio e alla sicurezza. Questi progetti faranno parte del “programma cooperazione”, con bandi che avranno fino al 75% dei fondi disponibili riservati alle Pmi.

Particolare attenzione viene dedicata ai giovani ricercatori, i quali potrenno usufruire dei 2,7 miliardi destinati a finanziare ricerche e borse di studio attraverso i programmi del Consiglio europeo della ricerca e quelli della «Marie Curie». Altri 574 milioni di euro verranno investiti per potenziare gli istituti dedicati alla ricerca.

Alla presentazione de programma europeo è intervenuto, in videoconferenza, anche il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, il quale ha sottolineato che questa è un’occasione importantissima per l’Italia. Il nostro paese, infatti, si è classificato finora tra i meno efficienti nella conquista dei fondi europei per la ricerca e adesso è quindi indispensabile recuperare il terreno perso.

Non ha indubbiamente torto il Ministro Profumo a insistere tanto sull’importanza di conquistare più fondi possibile dato che negli ultimi anni l’Italia ha “regalato” agli altri stati circa 500 milioni di euro all’anno. Fino ad oggi gli italiani si sono conquistati l’8,43% dei fondi stanziati dal programma sulla ricerca, ma i 2 miliardi racimolati sono una magra consolazione se si pensa che ha contribuito al bilancio complessivo con una quota del 13,4%

C’è anche un altro motivo per aumentare le ambizioni italiane: dal 2014 al 2020, Bruxelles prevede bilanci che potrebbero sfiorare la soglia degli 80 miliardi di euro e, vista la scarsità dei finanziamenti nazionali, per l’Italia sarà di vitale importanza poter approfittare delle occasioni offerte dall’Ue.

 

 

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