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27 luglio 2012

Università colpita dalla Spending Review: anche i ricchi piangono, i fuoricorso continueranno a farlo

L’estate è da sempre il periodo della spensieratezza e delle sorprese, delle coppie che scoppiano e dell’Università che per non scoppiare,  si concede quasi due mesi di pausa, restando silenziosamente in attesa delle novità che la riguarderanno a settembre, tra docenti e soprattutto studenti  costantemente al passo su quella sottile linea rossa ad alta tensione di un futuro di incertezza.

Il rosso diventa allora il colore dell’estate della crisi, con anche i conti che dovranno fare i conti con la temuta spending review all’italiana che, come avevamo già preannunciato, ha lasciato poco spazio alle sorprese e al buon umore, andando a colpire tra le altre proprio la già tartassata e super tassata Università italiana che potrà decidere, Ateneo per Ateneo, chi e come andare a colpire con nuove tasse, rispettando però (finto sospiro di sollievo), i criteri definiti dal Ministero dell’Istruzione.

Ieri notte è infatti stato approvato un emendamento dalla commissione Bilancio del Senato che prevede un aumento fino al 100% di tasse universitarie per i redditi più alti e per  tutti gli studenti fuoricorso.

Per quanto concerne le nuove tasse per i “ricchi”, saranno previsti  tre scaglioni in base al reddito familiare: la prima fascia di fuoricorso dovrà pagare fino al 25% in più (reddito Isee inferiore a 90.000 euro), la seconda fascia vedrà fino al 50% di aumento ( reddito  Isee familiare compreso tra 90.000 e 150.000 euro) e infine la terza e ultima fascia di studenti fuoricorso, potrà pagare fino  al 100% in più (Isee familiare superiore a 150.000 euro).

Certo che i ricchi paghino, può essere un primo passo verso una sorta di giustizia economica e in questo caso culturale ma resta il timore tanto italiano, che spesso abbina  ai grandi redditi,  grandi evasori (si preannuncia un aumento di redditi zero nelle facoltà del nostro Paese), con grande preoccupazione che a pagare queste tasse siano i soliti noti e i fuoricorso lavoratori.

I veri studenti ricchi forse si troveranno già al largo, verso ridenti Università private e magari estere e si faranno grandi risate su queste novità (resterà allora da capire come verranno recuperati i soldi previsti da queste tassazioni).

L’emendamento preannuncia che gli aumenti verranno fatti “sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli anni di ritardo rispetto alla durata normale dei corsi di studio, del reddito familiare, del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all’università e della specifica condizione degli studenti lavoratori”.

Previsto anche uno stop al cumolo di indennità per i professori universitari che ritornano ad insegnare dopo aver assunto incarichi presso enti ed istituzioni ed un accorpamento dei consorzi interuniversitari Cineca, Cilea, Caspur al fine di razionalizzare la spesa.

Gli introiti degli Atenei dovranno inoltre essere destinati, per il 50%, alle borse di studio, a interventi di sostegno a servizi abitativi, di orientamento, di ristorazione e di assistenza.

Insomma, speriamo che tra tutta questa spending review , tagli e tassazioni ai ricchi per dare ai poveri, l’Università italiana possa tornare a respirare, ad aiutare le fasce di studenti più deboli e a premiare il merito, anche di quelli studenti, costretti ad essere fuoricorso perché non hanno un papà dal largo portafoglio ma dalla dichiarazione dei redditi farlocca, che sono quindi costretti a lavorare per permettersi una laurea e forse una prospettiva di futuro più rosea e non rossa.

foto tratta da:  www.corriere.it

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