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1 agosto 2012

A Taranto è lotta senza quartiere tra i diritti costituzionali

Nel capoluogo jonico l’atmosfera continua ad essere tesa. L’arrivo presso lo stabilimento siderurgico dei tecnici designati dal G.I.P. Patrizia TODISCO per l’accertamento delle procedure indispensabili al sequestro degli impianti dell’area a caldo è recepita dagli operai come il primo dei passi che potrebbe mettere a rischio il loro posto di lavoro.

Ed ecco che ritorna acceso, se non addirittura polemico, il dibattito sugli innumerevoli interessi e diritti in gioco: da una parte il lavoro, dall’altra l’ambiente e la salute della collettività. L’interrogativo che si pone la città è sempre lo stesso: quale diritto merita tutela? E quale deve essere sacrificato?

Ormai è diventato un refrain, una sorta di litania che si recita in tono ironico se non sarcastico per denunciare la gravissima crisi occupazionale degli ultimi tempi: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, così recita l’art.1 della nostra Carta Costituzionale. Eppure è così, questa è la base della nostra società; i costituenti riscontrarono in un diritto concreto il fondamento della Repubblica Italiana : il lavoro. Non la felicità, frutto della scelta idealista della costituzione americana.

E la ragione è ben evidente: senza lavoro non c’è possibilità non solo di una vita dignitosa, figurarsi felice. Più precisamente si tratta del primo diritto sociale, costituendo la fonte privilegiata di sostentamento dell’individuo e strumento indispensabile affichè costui possa essere libero ed indipendente
L’art. 4, inoltre, attribuisce alla Repubblica il compito di promuovere le condizioni attraverso le quali possa concretizzarsi questo diritto; in tal modo opera lo Stato sociale, intervenendo nell’economia per assicurare soprattutto ai cittadini meno abbienti una vera giustizia sociale. Ma non solo. Il predetto articolo, al secondo comma, configura il diritto al lavoro anche quale dovere di solidarietà in capo ad ogni individuo per contribuire al progresso dell’intera Nazione.

Sul piano dei diritti, massima attenzione deve prestarsi alla salute, definito dall’art. 32 Cost. nella doppia accezione di diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività: in buona sostanza, garantire al cittadino uno stato di benessere psico-fisico non può non comportare benefici anche sull’intera società.

Anche l’ambiente va considerato quale diritto fondamentale dell’individuo posto che ha per oggetto la tutela delle condizioni indispensabili per la sua sopravvivenza; a tale proposito la Corte Costituzionale sostiene che l’ambiente è protetto come “elemento determinativo della qualità della vita” e la sua tutela non persegue di certo scopi estetizzanti o naturalistici, ma esprime l’esigenza di garantire un habitat entro il quale l’uomo vive ed agisce, un habitat che è necessario alla collettività. Trattasi, quindi, di un “valore primario assoluto” (Corte Cost. sent.n.641/1987).

Da questa breve disamina appare evidente come la decisione del G.I.P. Patrizia TODISCO sebbene abbia suscitato clamori e polemiche è in definitiva ben motivata e argomentata; il magistrato si è mosso nell’alveo della Carta Costituzionale.

Da giorni ormai si accusa la magistratura tarantina di non aver preso in debita considerazione le ricadute occupazionali derivanti dai suoi provvedimenti. Non è compito della magistratura occuparsi della politica industriale di una città o del Paese; il suo compito è soltanto di applicare la legge nell’accertamento dei reati.

Si è più volte sostenuto che il diritto al lavoro è intangibile, assoluto, da far vale in ogni caso. E’ un’asserzione vera solo in parte: è pacifico che la nostra Costituzione riconosce e tutela con forza il diritto al lavoro, ma la sua salvaguardia in alcun modo può mettere in pericolo altri diritti costituzionali che in talune circostanze meritano una considerazione maggiore.

La salute, l’ambiente sono il presupposto imprescindibile per il godimento di qualsiasi altro diritto, compreso quello al lavoro. Senza salute, senza l’assicurazione di un ambiente sano le aspettative di vita subiscono una gravosa lesione: quale diritto merita più tutela di quello alla vita?

Il risultato di una politica ceca ed indifferente è stato proprio quello di aver costretto la cittadinanza tarantina ad una lotta intestina; nonostante le affermazioni di principio innanzi a telecamere e giornalisti la realtà è che a Taranto ci si contrasta su fronti opposti: da una parte il lavoro, dall’altra la salute e l’ambiente. Si è entrati in un vicolo ceco, in una sorda e testarda convinzione che la tutela di un diritto comporti inevitabilmente il sacrificio dell’altro.

Ma questa convinzione non è il frutto di un approcciarsi superficiale e affrettato dei tarantini alle gravi questioni in campo, ma il risultato della dolorosa ed angosciosa situazione in cui essi sono costretti da decenni. Una città che ha ben poco sfruttato le sue incredibili potenzialità date dal mare e dalla sua storia millenaria, che ha investito il futuro delle generazioni passate e future esclusivamente nella grande industria, ha creato una popolazione rassegnata ad un destino lavorativo ed economico legato a doppio filo con essa. Senza l’Ilva, Taranto si sente priva dell’unica occasione occupazionale e forse da qualche parte si è disposti a rinunciare alla salute se non proprio alla vita pur di non perderla.

Un tale stato di rassegnazione altri non è che il risultato di un’amministrazione che sin dalla fondazione della vecchia Italsider ha tirato i remi in barca rinunciando subito a creare altre occasioni di sviluppo economico per la città. Sono seguiti anni di indolenza durante i quali ci si è illusi che i nodi non sarebbero mai venuti al pettine; invece è accaduto, l’inquinamento ha raggiunto livelli talmente gravi ed intollerabili da aver spinto la magistratura tarantina ad intervenire dove la politica ha fallito.

E l’effetto di tali incolpevoli ritardi è questa drammatica disputa tra diritti costituzionali che potrebbe trovare una soluzione solo se Taranto si sentisse pronta ad una nuova scommessa occupazionale. Una scommessa da vincere qualora la politica in uno scatto di dignità decida di riprendere il suo altissimo compito: la gestione pulita e disinteressata della “cosa pubblica”.
Fonte della foto: sail626.it

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