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Facebook e privacy: interviene la commissione federale per il commercio in USA

Redazione Controcampus 15 Agosto 2012
R. C.
09/05/2021

Dopo diversi cambi di rotta sulla questione di Facebook e privacy e sulle le politiche di protezione dei dati personali adottate dal più diffuso dei social network finiscono sotto l’attenta lente della commissione Federale per il Commercio degli Stati Uniti.

Su Controcampus vi abbiamo di recente parlato di come il numero dei falsi profili presenti su Facebook sia da capogiro e di che cosa, spesso, si nasconde dietro i suddetti utenti fasulli.

La situazione, evidentemente prevedibile in un social network che conta una base di iscritti prossima al miliardo di persone e in costante crescita, non è migliorata nemmeno dopo le ripetute modifiche alle regole sulla privacy attuate da Menlo Park negli ultimi due anni, modifiche che lo stesso Mark Zuckerberg non esitò a liquidare come “a bunch of mistakes” (un mucchio di errori, ndr).

Un paio di mesi fa, come alcuni ricorderanno, “Fb” propose addirittura un referendum popolare, con l’intenzione di sottoporre a tutti noi il prospetto di modifica di alcuni punti della privacy policy, senza, tuttavia, ottenere molto successo, sia per la poca (quasi nulla) pubblicità che alla consultazione venne riservata, sia per la scarsa sensibilità della maggior parte degli utenti nei confronti del tema della riservatezza online.

Il referendum, peraltro, era stato introdotto dal social network in seguito alla modifica unilaterale delle condizioni di utilizzo dei dati attuata ad aprile di quest’anno, modifica sulla quale i più informati tra gli iscritti avevano puntato i riflettori proprio per segnalarne la poca chiarezza.

A suscitare le polemiche più aspre erano state, in particolare, le nuove regole sull’acquisizione delle informazioni personali da parte di applicazioni di terze parti e quelle sulla possibilità per i propri “amici” di salvare le informazioni su ognuno di noi e condividerle con altri (per tutti i dettagli vedi la pagina dedicata).

Le cose così come stanno non sono passate inosservate agli occhi del maggiore ente statunitense a difesa dei consumatori, la Federal Trade Commission (FTC), che infatti, come vi avevamo già anticipato, proprio poche settimane fa aveva notificato a Google una multa milionaria per violazione della privacy nei confronti di utenti Apple.

La FTC, dopo aver aperto un fascicolo di istruttoria su Facebook già a settembre del 2011, imputandogli di “ingannare” gli utenti sulla gestione della loro riservatezza, ha “imposto” al colosso del social web un accordo in base al quale da ora in poi, qualunque modifica nelle condizioni di utilizzo e trattamento dei dati personali che implichi la condivisione di quegli stessi dati dovrà avere, per essere attuata, il consenso degli utenti direttamente interessati. In secondo luogo, Facebook sarà tenuta, con cadenza biennale, a far controllare la propria privacy policy da un organismo terzo, per i prossimi venti anni, con l’impegno a redigere un programma sulla privacy che sia comprensibile a tutti i fruitori del social network e che soddisfi gli standards prefissati dalla medesima FTC.

Insomma, tempi duri per eventuali “scherzetti” su tutte le nostre informazioni personali.

Come in tutte le cose dove a contrapporsi sono interessi estremamente delicati (privacy da un lato, prestigio economico/mediatico del social network dall’altro), esiste per noi utenti un rovescio della medaglia.

Proprio in questi giorni, infatti, numerose piattaforme social in tutto il pianeta, tra le quali in prima fila spicca Google+, stanno modificando i parametri di iscrizione, richiedendo ai nuovi utenti di utilizzare nome e cognome reali, senza ammettere l’utilizzo di pseudonimi. La misura, che deriva essenzialmente da richieste di più governi in varie parti del mondo a fini di sicurezza, sembra però stravolgere quello che è o dovrebbe essere un diritto sacrosanto di ogni internauta in buona fede, vale a dire l’anonimato.

Come spiega Pier Luigi Pisa su Repubblica, tutto ebbe inizio quando Scotland Yard, in seguito alle rivolte che infiammarono i sobborghi di Londra nell’agosto del 2011, inoltrò specifica richiesta a Twitter per “costringere” i propri iscritti ad utilizzare il nome reale in luogo dello pseudonimo.

La stessa regola sta prendendo anche in Cina dove il social Weibo richiede già i propri dati anagrafici. A quanto pare, non ci vorrà molto perché richieste simili si estendano anche alla massa di utenti dei maggiori social, magari entro pochi mesi. Non a caso, prosegue Pisa, c’è chi ha subito messo online dei siti contenenti generatori di profili falsi, per difendersi da quelle che su Twitter hanno già ribattezzato le nymwars (con tanto di hashtag dedicato).

Certamente non si deve sottovalutare come l’iscrizione di ognuno di noi con un profilo che assomigli ad un passaporto rechi con sé innegabili vantaggi di trasparenza dal punto di vista delle politiche di sicurezza, tuttavia, trattandosi del web e non di un concorso pubblico, rimangono molti dubbi su come uno scenario simile potrebbe essere accettabile in una rete che per definizione è e deve essere libera.

I meno ingenui, tuttavia, avranno già intuito come ad un profilo personale il più possibile limpido, dal nome alla data di nascita, dal sesso alla residenza, passando per abitudini, gusti musicali, artistici, alimentari, preferenze politiche, commerciali e quanto altro, corrisponda un notevole interesse di chi, dall’altra parte del monitor, monitorando tutte le suddette informazioni, possa utilizzarle a fini di mercato, con ritorni economici su scala mondiale potenzialmente infiniti.

Attenzione dunque, nei prossimi mesi, non solo a chi richiederete l’amicizia, a quali informazioni condividerete, in quali foto sarete taggati e a quanti potranno visualizzare il vostro profilo: meditate bene anche ad ogni “Mi piace” che inserirete, consapevoli del fatto che in quel momento starete partecipando ad una grande, invisibile e collettiva indagine di mercato per la quale non vi era stato chiesto il consenso.

A meno che non usiate uno pseudonimo: in quel caso, state tranquilli, potreste trovarvi direttamente di fronte alla richiesta di dismettere il vostro account entro un certo tempo, salvo che non decidiate di fornire immediatamente al comandante Facebook al maresciallo Google+ le vostre generalità.

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto