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11 agosto 2012

Conti in tasca ai parlamentari italiani: le indennità stabilita dalla legge

Conti in tasca ai parlamentari italiani
Conti in tasca ai parlamentari italiani

Conti in tasca ai parlamentari italiani

Conti in tasca ai parlamentari italiani.

ùL’art. 69 della Costituzione prescrive che “i membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”.

Attraverso questa disposizione i costituenti decisero di affidare alla legge, ossia all’atto per eccellenza con cui si manifesta la funzione legislativa delle Camere, il compito di qualificare e quantificare l’indennità spettante a deputati e sanatori.

Una scelta forse non proprio felice, posto che inevitabilmente si è attivato negli anni quasi un conflitto di interessi: come possono i parlamentari, attraverso l’adozione di una legge, determinare la propria indennittà senza approffittarne? Ed in effetti gli abusi non sono mancati. O come meglio vengono definiti i “privilegi della Casta”.

Ma entriamo nello specifico. L’indennità parlamentare comprende in primis il trattamento economico, in misura non inferiore a quello riservato annualmente (in misura lorda) ai magistrati con funzioni di Presidente di Sezione della Corte di Cassazione; nonostante le riduzione imposti dal Governo Monti, attualmene l’importo è pari ad euro 5.246, che scende a circa ad euro 4.750 per i deputati che svolgono un’altra attività lavorativa.

Conti in tasca ai parlamentari italiani: diaria, indennità e rimborsi per mandato

La diaria, invece, riconosciuta a titolo di rimborso delle spese per il soggiorno a Roma è quantificabile in euro 3.503,11; tale somma viene decurtata di euro 206,58 per ogni giorno di assrnza del deputato dalle sedutede dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni con il sistema elettronico. Se si pensa che ai fini della presenza si considera la partecipazione a solo il 30% delle votazioni effettuate nell’arco della giornata ci si rende conto come tale sanzione sia abbastanza ininflluente considerata anche la deprecabile usanza di taluni parlamentari di farsi “sostituire” nel voto.

Per l’esercizio del mandato è previsto, inoltre, un rimborso pari ad euro 3.690 per specifiche categorie di spese (da documentare): collaboratori (tra cui rientrano i c.d. “portaborse”), consulenze, ricerche, viaggi e trasporto; a tale ultimo proposito i parlamentari usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea su tutto il territorio nazionale.

Relativamente alle spese per raggiungere l’aeroporto da luogo di residenza fino a Roma e da Fiumicino alle sedi istituzionali è previsto un rimborso trimestrale pari ad euro 3.323,70 fino a 100 km e pari ad euro 3.995.10 se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

Nell’indennità inoltre rientrano le spese telefoniche (euro 3.098,74 annui), assistenza sanitaria (in base ad una quota annuale di euro 526,66 euro versata mensilmente dal parlamentare in un apposito fondo che eroga rimborsi secondo quanto previsto dal tariffario), l’assegno di fine mandato (il parlamentare versa una somma pari ad euro 784,14 a titolo di quota della propria indennità lorda, a fine mandato può ritirare una somma pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo) e, infine, la pensione.

Conti in tasca ai parlamentari italiani: le pensioni d’oro

La pensione merita una trattazione più approfondita. La riforma Monti ha previsto che dal 1 gennaio 2012 il trattamento pensionistico dovrà basarsi sul sistema di calcolo retributivo, molto simile a quello previsto per i pubblici dipendenti.

Per i parlamentari in carica (anche per quelli già cessati dalla carica e successivamente rieletti) si applica un sistema pro-rata determinato dalla somma della quota di assegno vitalizio (l’istituto operativo prima della riforma) maturato alla data del 31 dicembre 2011 e di una quota corrispondente all’incremeto retributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato.

I parlamentari non più in carica conseguono il diritto alla pensione al compimento di 65 anni e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. O soli 5 anni, se si tiene conto che normalmente per le altre categorie lavorative si acquisisce il diritto alla pensione dopo l’espletamento dell’attività per periodi di tempi decisamente più lunghi.

Conti in tasca ai parlamentari italiani per ogni anno di mandato ulteriore: l’età richiesta è dimunuita di un anno con il limite di età di 60 anni.

L’elenco di queste cifre, fuor dall’intento di essere pedante e annoiare il lettore, è finalizzato semplicemente a far comprendere appieno che ciò che appare come semplice abuso e privilegio è in realtà stato “sacralizzato” da una legge della Repubblica. Non si tratta di ruberie nascoste, di manovre sottobanco, ma di un riconoscimento legislativo.

E’ pur vero che il mandato parlamentare comporta gravose responsabilità che l’indennità deve tener conto: insomma, anche nelle più rosee aspettative, non ci si può aspettare concretamente che un deputato o un senatore guadagni quanto un operaio o un dipendente pubblico. Tuttavia ci si rende facilmente conto che questi trattamenti economici e tutta la sequela di rimborsi spese effettivamente assegnano ai nostri parlamentari una posizione di privilegio, peraltro inaccettabile in un momento di feroce crisi economica che il Paese sta attraversando.

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