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2 agosto 2012

Vale per tutti l’aumento delle tasse Universitarie o solo per pochi?

Vale per tutti l'aumento delle tasse
Vale per tutti l'aumento delle tasse

Vale per tutti l’aumento delle tasse

Ma vale per tutti l’aumento delle tasse Universitarie o solo per chi veste in una data categoria o per date ragioni?

Ultimamente si è molto parlato dell’aumento delle tasse per i fuoricorso, a proposito del quale è intervenuto anche il  ministro dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università Francesco Profumo.

Ogni studente ha un costo di circa 5mila euro in Italia, una quota deriva dalla loro tassazione, l’altra dall’investimento dello stato, mentre il contributo da parte di ciascuno di loro è di circa mille euro. In tutte le università i contributi si basano sul reddito familiare attraverso un particolare indicatore, e di conseguenza anche le tasse corrispondono a questi. Il ministro parla di un maggiore rispetto delle regole e dei tempi, affinché tutti gli studenti possano vivere l’università nel modo giusto.

Tutto ruota intorno al ridurre il contributo per gli studenti meritevoli, che riescono a laurearsi in tempo e che si impegnano nel proprio percorso di studi.

Ma ovviamente non c’è un solo tipo di studente, bisogna tener conto anche degli studenti-lavoratori, che hanno voglia di proseguire gli studi, pur dovendo lavorare. E l’attenzione maggiore è rivolta proprio a loro, per i quali le università devono garantire un’adeguata organizzazione del tempo tra studio e lavoro, affinché lo studente non debba rinunciare agli studi o rimanere indietro.

Per questo motivo sono state create le cosiddette forme part-time, delle quali si parla anche nella Spending Review: gli studenti lavoratori infatti potranno indicare come ripartire il tempo dedicato ad entrambi, pagando un aumento minimo.

Ed è sempre a loro che bisogna dare un segnale forte e tangibile, un impegno maggiore per quanto riguarda le risorse.

E considerando che il 95% degli studenti fuoricorso hanno un reddito estremamente basso, quell’incremento delle tasse che poteva essere del 25% alla fine si è ridotto al costo di un caffè. Inoltre, per il ministro Profumo è necessaria una distinzione fra i vari studenti, distinzione che riguarda se si è lavoratori, la meritocrazia e il reddito, perché tra uno studente con un reddito basso ed un altro con un reddito di oltre 150mila euro non è corretto che ci sia lo stesso contributo, e che sarebbe più giusto se quest’ultimo raddoppiasse il suo versamento.

Quindi a questo punto non si parla più di aumenti per i fuoricorso, bensì di un rincaro generale che vale per tutti, tenendo conto degli studenti lavoratori e del reddito familiare, fatta eccezione per gli studenti con un basso reddito: dal 2013 per altri tre anni accademici, per chi ha un reddito familiare Isee sotto i 40mila euro l’aumento delle tasse non potrà superare l’incremento dell’inflazione. Per quanto riguarda le altre fasce invece, non è stato stabilito alcun tetto limite di aumento, quindi potrebbero aumentare anche le tasse di coloro che sono in regola con il proprio piano studi.

Tutto questo ovviamente non giova l’economia degli studenti, né tantomeno quella delle loro famiglie, considerando che già l’Italia si classifica terza in Europa come paese con le tasse universitarie più alte. L’aumento del costo universitario porta anche ad una sorta di discriminazione sociale, dato che potrebbe verificarsi l’esclusione delle classi sociali meno abbienti. Altro dettaglio, che di certo non invoglia i giovani studenti a proseguire gli studi dopo il diploma.

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