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31 agosto 2012

Le scuole italiane sono sicure sismicamente?

Questa è l’Italia che può migliorare: un’Italia che ancora è indietro da tanti punti di vista, ma che ha la forza di cambiare, la forza di reagire, la forza di mettere in sicurezza le sue scuole e quindi la vita di milioni di persone tra studenti e lavoratori.

La notizia che stiamo per dare non è certamente piacevole, anzi è terribile. E lo è ancora di più perché siamo alle porte dell’inizio dell’anno scolastico 2012/2013 per migliaia di scuole italiane. Ebbene, circa il 45% delle scuole pubbliche, ossia 23.000 su 42.000, sono state ahimè identificate dal ministero delle Infrastrutture e dalla Protezione Civile come “vulnerabili da eventi sismici e quindi da verificare”.

Lo so: è pazzesco. Nei nostri cuori ci sono ancora le terribili immagini dell’Aquila e dell’Emilia: quei terremoti catastrofici. Ma la verità serve a far migliorare. E l’Italia deve migliorare: deve mettere in sicurezza le sue scuole, la vita degli studenti, dei docenti, dei lavoratori scolastici.

Il dato è ovviamente parziale, perché meno di una scuola su dieci è stata davvero ispezionata, però la parzialità del dato non esclude la gravità del dato, comunque preoccupante. I dati provengono dalla rivista Wired, secondo cui: “Conoscere gli indici di rischio può fare la differenza, perché mette i cittadini in condizione di esigere dai propri enti locali il rispetto di leggi e normative”.

Cosa serve per mettere in sicurezza le scuole? Servono i soldi. Nessuno può non riconoscere che se c’è un settore in Italia nel quale non si dovrebbe mai parlare di “tagli”, è proprio quello dell’istruzione. L’Italia è la patria dell’istruzione, l’Italia è la patria della cultura occidentale, europea, mondiale. L’Italia deve tenere la testa alta, anzi altissima: perché è il Paese che rappresenta la “culla del sapere mondiale”. Non è un elogio dell’Italia, è semplicemente la verità. E se la verità spesso può far male, questa verità fa bene.

I soldi all’Italia servono, e ne servono anche tanti, ma non si possono prendere dall’istruzione. Prendeteli da qualsiasi parte, ma non dall’istruzione. Non lo dico io, lo dice l’Italia, sinonimo di progresso e cultura.

 

Immagine tratta da: www.skuola.net

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