Lettera aperta del Rettore Di Orio al Governo

Redazione Controcampus 1 Agosto 2012

Una situazione anomala si è verificata all'Aquila, dove si è il governo ha dato vita ad una serie didpttoratoi dorirca, senza, assolutamente, tener conto delle effettive esigenze del territorio nè, tanto di meno prestando attenzione ai consigli della medesima Università dell'Aquila.

Di seguito sono riportate le parole del rettore Ferdinando Di Orio:

Publbichiamo la lettera aperta del rettore Ferdinando Di Orio rivolta al governo.

”Signori Ministri, prendo atto dell’esclusione del Rettore e di autorità accademiche dell’Università dell’Aquila dalla presentazione del piano strategico del Gran Sasso Science Institute (GSSI) in una giornata significativamente dedicata a “L’Aquila Città degli Studi universitari e della ricerca.”

Ne prendo atto, ma non sono sorpreso da questa grave disattenzione istituzionale. Fin dall’inizio, infatti, l’iniziativa dell’istituzione all’Aquila della scuola sperimentale di dottorato denominata “Gran Sasso Science Institute”, è stata assunta in assenza di qualunque contatto con l’Università dell’Aquila e con tutto il sistema universitario regionale.

La stessa scelta dei temi sui quali saranno incentrati i corsi di dottorato – fisica delle particelle elementari, matematica, informatica, business administration – non è stata concordata né verificata con il nostro Ateneo.

Se fossimo stati consultati, avremmo forse potuto consigliare la scelta di temi ben più importanti per la nostra regione, come ad esempio quelli legati allo studio e alla prevenzione delle conseguenze dei terremoti, dei disastri causati da fenomeni meteo-idrologici gravi e dell’impatto che questi hanno sul territorio regionale.

Al contrario, alcuni dei temi proposti non hanno e non avranno nessun impatto sull’economia e sulla ripresa economica della nostra regione e, più in generale, sul benessere degli abruzzesi.

Essi peraltro non sono originali e a livello nazionale e internazionale sono perseguiti già da istituzioni di grande prestigio.

Queste iniziative, basate sull’utilizzo di risorse pubbliche, andrebbero ponderate e concordate con le strutture territoriali il cui scopo principale è quello dell’alta formazione, anche in considerazione della critica situazione economica che stiamo vivendo.

E’ bene precisare, infatti, che non si tratta di risorse aggiuntive per la nostra regione, perché la copertura finanziaria di circa 13 milioni di euro, andrà a gravare per 6 milioni di euro sulle risorse post-sisma e su 6 milioni di euro sul Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Abruzzo.

A questi finanziamenti, si aggiungeranno, a partire dal 2013, 5 milioni annui che portano lo stanziamento totale a oltre 30 milioni di Euro. In tempi di spending review è sorprendente che si trovino tanti soldi per un’impresa la cui utilità è tutta da dimostrare.

Si pensi a come si sarebbero potuti utilizzare questi soldi per migliorare la ricettività studentesca di un territorio martoriato dal sisma del 2009 e le strutture per la ricerca applicata dell’Università dell’Aquila.

Mi chiedo, in tal senso, dove fossero i relatori previsti nella giornata di presentazione significativamente – vale la pena ripeterlo – dedicata a “L’Aquila Città degli Studi universitari e della ricerca”, il 7 aprile 2009, mentre docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo lottavano fra le macerie per far ripartire l’Università dell’Aquila.

Oggi che l’Università dell’Aquila è ripartita, prendiamo atto che l’unica iniziativa che assume il Governo dei tecnici è quella di una Scuola di Dottorato totalmente avulsa dal contesto universitario aquilano.

Con questo Governo non saremmo mai riusciti a firmare gli accordi di programma che grazie al precedente Governo – è giusto e doveroso riconoscerlo – ci hanno consentito di superare le difficoltà dell’immediato periodo post-sisma.

Accordi di programma che hanno avuto il grande merito di porre al centro delle strategie di intervento la parte più importante del sistema universitario: gli studenti.

L’esonero delle tasse ha rappresentato sicuramente una delle chiavi fondamentali per la nostra rinascita, che oggi ci consente di salutare con grande soddisfazione il raggiungimento del traguardo – allora insperato – dei 25.000 studenti iscritti.

Questo nostro risultato dovrebbe essere maggiormente considerato, quando si lamentano i bassi livelli di accesso agli studi universitari nel nostro Paese, inferiori alla media OCSE, mentre sono proprio i paesi con adeguati sistemi finanziari di sostegno allo studio, a presentare i valori più alti di accesso all’università.

A fronte di questa situazione, l’unica decisione al momento assunta dal Governo è quella, paradossale, di aumentare le tasse regionali e di consentire l’aumento delle tasse universitarie agli studenti “fuori-corso”, individuati come una sorta di “capro espiatorio”.
I cosiddetti “fuori-corso” sono solo gli studenti più penalizzati dalle condizioni economiche di partenza e, semmai, rappresentano l’effetto di una crisi complessa, la cui causa fondamentale e sostanziale, a mio avviso, è rappresentata dalla carenza di risorse finanziarie.

Basti considerare che l’Italia è uno dei paesi in ambito OCSE con il più basso rapporto tra PIL pro-capite e spesa per studente universitario, pari ad appena il 28.7%. La Cina, gli Stati Uniti, il Canada, la Svezia spendono molto oltre il 50% del loro PIL pro-capite per studente universitario. La Spagna, che pure ha un PIL pro-capite simile a quello dell’Italia, ne spende il 40.2% (cfr. OECD – Education at a Glance 2011).

In tal senso, l’obbligo dello Stato di ottemperare al diritto allo studio sancito dalla Costituzione non significa soltanto fornire servizi e strumenti per il pieno successo formativo, ma significa soprattutto far pagare meno le tasse di iscrizione all’Università. Solo in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi le Università sono più care che in Italia: in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria sono del tutto gratuite, in Germania, Francia e Spagna assai meno costose.

Da un Governo composto per gran parte da docenti universitari, ci saremmo aspettati di più.

Ma, evidentemente, anche rispetto a questa iniziativa dell’istituzione del Gran Sasso Science Institute, si confrontano, in modo del tutto trasparente, due visioni di Università: una tecnocratica che, nell’ossessiva ricerca dell’eccellenza, vede negli studenti solo una variabile accessoria del sistema, e una inclusiva, che crede invece nelle potenzialità di tutti gli studenti, e che lotta ogni giorno perché tutti possano raggiungere il traguardo corrispondente ai loro meriti, indipendentemente dalle condizioni di partenza.

La visione tecnocratica di Università è condizionata dall’interpretazione del «merito» non come un risultato ma come una sorta di precondizione, per cui i meritevoli sono dei predestinati, che il sistema formativo si limita a registrare e a premiare, invece di impegnarsi a creare e determinare.

Un dogma che assume come verità assoluta l’assunto fallace che per premiare i meritevoli – come d’altra parte è giusto – sia necessario e inevitabile puntare sulla categoria dell’eccellenza, enucleando i migliori dal contesto e puntando solo su loro.

E’ questo un approccio, a mio avviso, profondamente sbagliato. Perché “i migliori” sono in realtà i “più meritevoli” e rappresentano l’estremo di una distribuzione continua dei meriti. E’ solo investendo attenzioni, valorizzazioni, risorse su tutta la distribuzione dei meriti che si può determinare il miglioramento di tutta la popolazione degli studenti.

E’ questo processo, nella sua globalità, a determinare la crescita di un paese che vuole essere competitivo nel contesto internazionale, non la presenza di pochi centri di una presunta eccellenza con nessuna ricaduta sul territorio.

Ed è di iniziative che vadano in questa direzione che abbiamo bisogno, non di iniziative come quella del Gran Sasso Science Institute che nascono indipendentemente dal contesto territoriale di riferimento, rispetto al quale non hanno alcuna ricaduta (forse varrebbe la pena di valutare finalmente che tipo di ricaduta sullo sviluppo economico territoriale hanno avuto i Laboratori del INFN del Gran Sasso, soprattutto se confrontato a quello determinato dall’Università dell’Aquila) e che, al momento, non portano una risorsa finanziaria in più ma, anzi, hanno solo l’effetto di sottrarre finanziamenti alla ricostruzione post-sismica e al sistema regionale nel suo complesso.”

Ferdinando di Orio 

( fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/ll-governo-esclude-l-Universita-dell-Aquila-dal-progetto-Gran-Sasso-Science-Institute/92563.htm)

(Fonte foto: http://www.universitaitaliane.it/ateneo.asp?IDuni=177016620)

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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto