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31 agosto 2012

Rapporti con i prof per essere ammessi? Il 49% dei giovani dice Sì!

La prossima settimana, in tutta Italia, molti atenei italiani apriranno le porte a migliaia di aspiranti matricole che dovranno affrontare i temuti test di ingresso, necessari per accedere a facoltà a numero chiuso, come Medicina, Odontoiatria, Veterinaria ed Architettura.

Ormai i giochi sono fatti: restano ancora pochi giorni per prepararsi ai test. Qualcuno li userà per ripassare il programma studiato in estate, sacrificando giornate di sole e mare con gli amici. Altri, che invece hanno preferito non rinunciare ai divertimenti estivi, concentreranno lo studio in queste ultime giornate, col rischio di arrivare al fatidico giorno con una grande confusione in testa.

Metodi di preparazione differenti per lo stesso obiettivo: accedere ad uno dei corsi a numero chiuso per poter svolgere, in futuro, la professione dei sogni. Uno scopo talmente ambito dai giovani italiani che, per raggiungerlo, sarebbero disposti a vendersi sessualmente e ad avere rapporti con i prof . È quanto emerge da un sondaggio di UniversiNet.it, che annualmente si occupa di testare il rapporto tra aspiranti matricole e raccomandazioni.

Stando al sondaggio, solo il 18% delle aspiranti matricole ritiene che un’adeguata preparazione ed un buono studio facciano la differenza per superare il test: una percentuale misera, ma in crescita del 5% rispetto allo scorso anno. Il 78%, invece, considera la raccomandazione il modo più valido per essere ammessi ad uno dei corsi a numero chiuso.

Di questi ultimi, il 49% confida nella prestazione sessuale per ottenere la “spintarella”: il 52% delle ragazze ed il 41% dei ragazzi sarebbero quindi disposti a vendersi sessualmente per raggiungere il loro obiettivo in primis ai professori (il 41%), secondariamente ai politici ed infine al personale amministrativo dell’ateneo.

Un risultato allarmante, che denota la scarsità di valori insita nella nostra società e la mancanza di fiducia dei giovani nelle loro potenzialità intellettuali, ritenute meno efficaci di altre scorciatoie, che, nonostante siano più immorali, portano a raggiungere gli obiettivi preposti più rapidamente.

D’altronde l’immagine dell’università italiana che emerge dai media negli ultimi anni è quella di un’istituzione dove la raccomandazione supera sempre più la meritocrazia, come evidenziano numerosi episodi relativi a concorsi truccati, baroni e cervelli in fuga. Che i giovani italiani, nel rispondere al sondaggio, abbiano risentito di questa rappresentazione dell’università italiana?

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