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8 agosto 2012

Secondo il Ciset di Ca’ Foscari, il 56,4 per cento della spesa è per le vacanze

VENEZIA – I più spendaccioni sono i Russi che nel loro soggiorno in Italia (la quota vacanza è la più alta, 70,3 per cento) hanno speso (dati 2011) 925 milioni di euro, i meno spendaccioni sono i Cinesi (245 milioni di euro), mentre gli Indiani sono quelli che spendono le cifre maggiori in Italia per congressi e affari (la quota è del 68 per cento). I brasiliani? Nella composizione del paniere di spesa, arrivano a spendere per lo shopping quasi quanto per l’alloggio.

A rilevarlo è il Centro internazionale di studi sull’economia turistica (Ciset) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
E nel 2012 le cifre sono destinate a salire con un incremento degli arrivi BRIC in Italia (Brasile-Russia-Cina-India) superiore al +3%, contro un +1,5% dei flussi dai mercati europei tradizionali. In termini assoluti si tratta di oltre tre milioni di viaggiatori BRIC che scelgono di visitare il Belpaese.
E’ questo lo spaccato 2011 della spesa per viaggi e turismo in Italia sostenuta dai Paesi BRIC, i Paesi emergenti, le ‘nuove’ economie in sviluppo del mercato globale che complessivamente nel 2011 hanno speso 1,8 miliardi di euro di cui il 56,4 per cento per vacanza.

Per l’alloggio a spendere di più sono gli Indiani (la quota incide del 47,7 per cento sul totale), in ristorazione i più spendaccioni sono i Cinesi (24,7 per cento), per lo shopping in testa ci sono i Russi. La spesa per lo shopping, nel paniere dei Paesi BRIC, arriva infatti al 19,2 per cento superando quella per i trasporti (12,2 per cento).
Mara Manente, Direttore Ciset: «Nel 2012 il movimento turistico dai paesi BRIC registrerà una crescita superiore a quella dei mercati tradizionali. E questo è un buon segnale anche per i risultati economici del settore. Con l’unica eccezione dei visitatori cinesi, che ancora registrano comportamenti di spesa di livello medio basso, si tratta infatti di viaggiatori con un’elevata propensione a spendere e con un paniere di spesa dove lo shopping raggiunge, nel caso dei russi, quasi il 40% del totale».

 

Foto: www.asperger.it

 

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