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29 agosto 2012

Sei donna? allora non studi

Per secoli, e lo sappiamo tutti, la donna ha subito una serie di gravi discriminazioni rispetto all’uomo. Svariate lotte  accompagnate da sviluppi dal punto di vista legislativo, hanno fatto si però che ai nostri giorni la donna goda di pari diritti rispetto all’uomo. Quello che non si sa però, è che questo non vale per tutte le donne. 

I FORSE– Sarà forse colpa dei pregiudizi, che vogliono la donna relegata in un ruolo di madre e moglie, sarà forse perchè fisicamente molto più debole dell’uomo, fatto sta che per secoli sono stati utilizzati due pesi e due misure nella valutazione di entrambi i sessi. Molte sono le donne che si sono impegnate affinché anche il cosi detto “sesso debole” potesse rivestire un ruolo importante all’interno della società, riuscendoci brillantemente. Al giorno d’oggi non esiste professione che anche una donna non possa svolgere, fatta eccezione forse per il Presidente della Repubblica, ma non ovunque è così. Se nella maggior parte del mondo infatti, esistono leggi che tutelano la donna da qualsiasi tipo di discriminazione, in alcuni paesi come l’Iran, la situazione è rimasta immutata e, il solo riuscire a scoprire il volto, è gia una grande vittoria

MEDIO-ORIENTE– La discriminazione nei confronti della componente femminile della popolazione, è sempre stata quasi una caratteristica di queste popolazioni. Negli ultimi anni però, con la liberalizzazione dell’accesso alle Università per le donne,  sembrava che anche in questi paesi si stesse aprendo uno spiraglio di luce verso il progresso, menzogne. E’ stato  Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace nel 2003, a suonare il campanello d’allarme con una denuncia esplicita alle Nazioni Unite. Dal prossimo anno infatti, ri-entreranno in vigore dei blocchi che impediranno l’accesso alle donne a ben settantasette facoltà, tra cui ricordiamo:  Letteratura inglese, Traduzione inglese,  Gestione alberghiera, Archeologia, Fisica nucleare, Informatica, Elettronica, Ingegneria industriale ed Economia e Commercio. Mentre alcuni Atenei, come l’Oil Industry University, hanno bloccato definitivamente l’accesso ai loro corsi alle aspiranti studentesse.

LE GIUSTIFICAZIONI– Di fronti a tante e tali accuse Le Università iraniane chiamate in questione, di certo non potevano restare in silenzio. L’Università di Isfahan, si è infatti fatta avanti, giustificando l’esclusione delle studentesse da Ingegneria mineraria, con buoni propositi alquanto sospetti. La serrata delle porte universitarie alla componente femminile, sarebbe dovuta ad una questione di percentuali,  il 98 per cento di queste, secondo l’Ateneo, non riuscirebbe a trovare occupazione dopo gli studi. Tanto vale non farle proprio studiare quindi.

Il polverone suscitato da tali provvedimenti, ha finito per attirare l’attenzione parlamentare che, chiedendo spiegazioni direttamente al ministro dell’istruzione Kamran Daneshjoo, si è sentito rispondere che il novanta per cento dei corsi sono aperti ad entrambi i sessi e, che il restante dieci per cento indirizzato esclusivamente alla componente maschile, è stato deciso per poter riequilibrare la situazione.

In poche parole, anche in una situazione di apparente parità, l’uomo deve comunque essere preservato e valorizzato. Alle soglie del 2013, quando i telefonini sono capaci di rispondere a comandi vocali e, la medicina fa passi da gigante, ancora in alcuni paesi non è tollerata la partecipazione attiva delle donne all’interno della società. Cose dell’altro mondo .

 

fonte foto: makia.ilcannocchiale.it

 

 

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