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10 agosto 2012

Venezia-Torino su due ruote: il Politecnico di Milano studia la ciclovia più lunga del sud Europa

Un percorso ciclabile di quasi 700 chilometri, in grado di congiungere Torino a Venezia attirando visitatori dall’estero, creando manodopera e contribuendo allo smaltimento del traffico.

Viene dal Politecnico di Milano l’ultima pazza idea totalmente imperniata sul concetto di “green economy”. Che tanto pazza evidentemente non è.

L’ateneo ha avviato una massiccia campagna telematica (si pensi al sito web ufficiale o alla pagina Facebook) per raccogliere adesioni, economiche e non; le primissime stime su spese ed introiti sono già trapelate.

La VenTo è stata concepita nell’ambito del progetto ecologico denominato “Bicistrada”. Ma guai a credere che la salvaguardia dell’ambiente sia l’unica finalità di questa iniziativa: a giudizio dei promotori, c’è un ampio ventaglio di interessanti opportunità che verrebbe a delinearsi.

A giovarne sarebbe in primis l’afflusso di visitatori dall’estero, in particolare i tanti vacanzieri abituati a viaggiare in bicicletta: si calcola che la pista rischierebbe di attirarne fino a 155.000.

In realtà, come sottolinea il docente Paolo Pileri (Pianificazione territoriale e ambientale, responsabile scientifico del progetto, intervistato da Adnkronos), i turisti coinvolti “sarebbero quasi certamente il doppio. Anche perché si realizzerebbe il corridoio europeo Eurovelo 8, che congiunge Barcellona a Kiev. Il suo pezzo nodale ora è la valle del Po, che non è assolutamente attrezzata. In Europa non aspettano altro”.

Pur limitando l’analisi all’afflusso turistico, gli incassi potrebbero aggirarsi intorno ai 100 milioni di euro l’anno; una piccola miniera d’oro, insomma.

Il piano originale è a dir poco suggestivo: senza girarci troppo intorno, prevede la realizzazione del più lungo tracciato ciclabile d’Italia e di tutta l’Europa meridionale, per un totale di 679 chilometri; di questi, 102 sono già al momento “agibili”.

Quanto ai tempi, saranno necessari 3 anni di lavori; I costi, da suddividersi fra 4 regioni e 12 province (7 milioni annui da ogni regione), ammonterebbero invece a circa 80 milioni di euro.

Fatto sta che questo progetto non sembra godere appieno delle garanzie richieste: nessuna delle regioni interessate ha ancora assicurato il proprio impegno; il che significa, almeno per ora, niente grana.

Il ragionamento di Pileri tenta di prescindere dalla mera questione economica, partendo dal presupposto secondo cui i costi non sarebbero poi eccessivi (nonché notevolmente diluiti dalla divisione della spesa); il vero ingrediente mancante, sostiene il professore, è “la volontà politica di farla, questa pista ciclabile, superando un’arretratezza culturale propria dell’Italia di oggi: molti italiani purtroppo pensano ancora che una ciclovia sia un’opera inutile, percorsa solo da qualche ciclista nullafacente a passeggio”.

Il modello da emulare, tanto per cambiare, è quello tedesco: in Germania, spiega lo stesso Pileri, i 40.000 chilometri di ciclovie sono in grado di produrre fino a “8 miliardi di indotto all’anno, stabilmente”. Da qui l’appello al Ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, affinché “inserisca quest’opera nel Piano infrastrutture che ha preparato, dal costo di 100 miliardi. La VenTo rappresenterebbe una percentuale infima del totale stanziato, e sarebbe una vera grande opera che manca all’Italia”.

In sintesi, se in Germania funziona, perché non provarci anche noi?

 

fonte immagine: http://estudiantes.uniandes.edu.co

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