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29 settembre 2012

Come fare cultura da una bomba

Tra le definizioni di cultura viene riportata anche questa: il complesso del sapere letterario, artistico e scientifico proprio di un popolo o di un’epoca (Garzanti).

Finora a noi “moderni” abitatori di quella parte di mondo denominato “occidente” è sempre riuscito piuttosto facile dare una definizione della nostra cultura passata, anzi l’abbiamo fatto con estrema dovizia di particolari, oppure abbiamo definito con facilità le culture degli altri popoli diversi da noi.

Ma solo in pochi sono riusciti a fotografare con lucidità anche i tempi correnti facendo emergere le infinite contraddizioni che ci riguardano così da vicino e che stigmatizzeranno, in futuro, la nostra epoca.

Senza dubbio la profonda crisi che ci sta riguardando tutti da, ormai, diversi anni, ha fatto sì che fosse proprio la cultura a pagarne, per prima, le spese.

Ciò nonostante, nel 2012, ci sono fenomeni evidenti e radicati nella società che fanno sì che proprio la cultura possa continuare a vivere, mimetizzandosi, camuffandosi, adattandosi ai cambiamenti.

In quello che dico c’entra, ovviamente, la rete.

Mi spiego meglio, è di questa mattina la notizia riportata dal nuovissimo Huffington Post, ma che in rete spopola già da due giorni, della dura denuncia fatta all’ONU dal rappresentante dello Stato di Israele Benjamin Netanyahu, circa il pericolo che l’Iran arrivi presto ad avere una sua bomba atomica.

Fin qui niente di nuovo.

Ma Netanyahu, per assicurarsi di venir correttamente inteso, si è presentato al microfono con un plastico in mano con sopra disegnata una bomba stilizzata, di quelle con la miccia che si usavano nel 1500, e che oggi si vedono giusto nei cartoni animati di Bugs Bunny. Dentro la bomba un grafico che indica la percentuale di lavoro svolto dagli scienziati iraniani per conseguire il risultato.

Domanda lecita: in che modo può entrare la cultura in un discorso del genere?

E’ sufficiente fare un giro su internet per rendersene conto.

In molti si sono, infatti, divertiti a camuffare l’immagine di Netanyahu che diventava talvolta uno scienziato con tanto di scottature sul viso e capelli sconvolti; il pittore della Monna Lisa; l’illustratore di un fumetto in cui è l’eroe Batman a scagliare via la bomba prima che esploda.

Come non citare, poi, l’immancabile Bugs Bunny, appunto, con tanto di cannone che esplode il colpo. Qualcuno ha anche ricordato un vecchio videoclip di Bob Dylan realizzato per la canzone Subterranean Homesick Blues, in cui il grande cantante folk faceva scorrere dei cartelli con su scritte le parole dei versi della canzone.

Ecco, dire che questa sia la cultura oggi è, probabilmente, onnicomprensivo e riduttivo.

Senza dubbio, però, quello che è partito come una goliardata, un gioco, un fenomeno di costume, fotografa appieno il complesso del sapere di oggi.

Pensate a quanti musei espongono, tra l’altro, stampe satiriche contro o a favore di un dato uomo politico o di un dato episodio storico.

Senza contare, poi, la mostra fotografica che il Palazzo delle Esposizioni dedicherà (fino al 3 febbraio) a Robert Doisneau, forse tra i più celebri fotografi del secolo scorso.

Tra cinquanta o, forse, cento anni nei musei ci saranno i fotomontaggi di Netanyahu che illustra all’Onu il progetto della bomba atomica iraniana con una bomba stilizzata.

Di questo possiamo starne certi.

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