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21 settembre 2012

Emergenza disabili: sempre meno insegnanti di sostegno

In questa turbolenta, ultima, fase del 2012, la scuola italiana non ha iniziato il nuovo anno scolastico nel migliore dei modi. Tra i numerosissimi problemi, uno tocca la sensibilità di tutti: la mancanza di personale di sostegno per studenti disabili.

Fino agli anni ’90, ad ogni studente disabile veniva garantito il sostegno di un insegnante che dedicava a lui il suo intero orario di lavoro, così come è giusto. Negli ultimi anni, però, questo rapporto 1:1 si è tramutato in un rapporto 2:1, ovvero un insegnante ogni due alunni disabili.

Oggi, purtroppo, si arriva ad un rapporto di 3:1 o addirittura di 4:1. La conseguenza è che non si può garantire  agli alunni l’orario minimo di permanenza a scuola ed i genitori sono costretti a portarli a casa.

Una conseguenza devastante per la socialità e per le possibilità di miglioramento dell’allievo, specie per i ragazzi affetti da disabilità lieve «dove una presenza più ampia del sostegno garantirebbe recuperi importanti se non totali», dichiara Irene Rottigni, vicario del dirigente per il Quarto comprensivo di Savona.

Proprio Savona è una delle città che registra la maggior carenza di personale di sostegno: «dappertutto c’è fame di personale» – continua la Rottigni in un’intervista pubblicata da ilsole24ore.com – «Alla fine degli anni ’90 c’era un insegnante per bambino, e i risultati si vedevano. Qualche anno fa siamo passati a un rapporto 1 a 2, e ora non possiamo più garantire nemmeno questo. Parlo per esperienza diretta: le nostre elementari ospitano 15 disabili, di cui 7 gravi, e 6 insegnanti».

Ma la situazione è pressoché simile in molte regioni d’Italia: Viterbo, Nuoro, Sassari, Milano, dove gli alunni con disabilità uditiva non avranno assistenza a causa di fondi insufficienti; problemi analoghi in Sicilia e in Liguria.

E anche laddove il numero dei posti di sostegno è aumentato rispetto all’anno precedente, essi risultano tuttavia insufficienti: è il caso di Genova, di Como, del Veneto e del Piemonte.

«Lui,(scil. il mio educatore, Michele) che considerava un «privilegio» poter lavorare con me (così mi diceva!), proprio lui, quest’anno è rimasto senza lavoro. E nessuno si è preoccupato di spiegargli perché », è il grido di disperazione di Francesco, studente disabile di diciassette anni, iscritto presso l’Istituto tecnico Albe Steiner di Milano in una lettera pubblicata sul Corriere.

« A scuola, senza Michele»,- continua Francesco –  «tornerò ad essere quello che sono senza di lui: un ragazzo che non può fare niente da solo e che nessuno ascolta. Ma io, ancora, non voglio stare zitto. Perché ancora nessuno è riuscito a togliermi il diritto ad essere arrabbiato! »

Dunque un disoccupato in più ed un ragazzo disabile privato del suo fondamentale aiuto. Una sola domanda: perché?

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