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24 settembre 2012

Il “concorsone”: tra ritardo e novità

Da buon “italiano”, il tanto atteso “concorsone” si presenterà in ritardo. L’emanazione del bando, infatti, attesa per oggi 24 settembre, slitterà di un giorno e la pubblicazione avverrà, probabilmente, domani 25 settembre.

Alla vigilia dell’uscita ufficiale, le modalità di svolgimento delle prove sono sempre più chiare: la prova preliminare, che si terrà a dicembre, sarà on line e consisterà in 50 domande (7 di informatica, 7 di lingue straniere, 36 logico-deduttive) a risposta multipla da svolgere in 50 minuti.

Per poter passare alla fase successiva sarà sufficiente rispondere correttamente a 40 domande. L’assegnazione del punteggio prevede +1 per le risposte corrette, -1 per quelle errate, 0  per la mancata risposta.

I risultati della prova preliminare saranno disponibili già immediatamente dopo lo svolgimento del test.

L’intero concorso terminerà nel luglio 2013, dal momento che le prove scritte si terranno nel gennaio 2013 mentre quelle orali si distribuiranno nell’arco di tempo che resta a disposizione.

L’organizzazione delle prove risulta, dunque, molto impegnativa, come impegnativa è stata, tra le altre cose, l’organizzazione e la corretta assegnazione delle cattedre disponibili sul territorio italiano.

Una delle tante novità che il “concorsone” porta con sé è, infatti, la distribuzione del 77% delle 11.542 cattedre disponibili al centro – Sud. Un’innovazione fondamentale che ha l’obiettivo di arginare l’ormai decennale migrazione di docenti al Nord per carenza di posti al Sud.

Elaborando, infatti, una mappa geografica delle cattedre disponibili, la regione che ha registrato il maggior numero di posti vuoti è la Campania con le sue 1.921 cattedre.

Una decisione fondamentale, quest’ultima, che mira a sminuire il divario che esiste tra Nord e Sud nell’ambito dell’atavico problema della disuguaglianza delle possibilità di lavoro come insegnanti.

Per ora si tratta solo di un piccolo passo ma, se il Governo mantiene questa linea, si può bene sperare che, nella lunga durata, almeno su questo punto, Nord e Sud riescano ad essere messi alla pari.

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