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23 settembre 2012

Iran: scoppiano polemiche per l’esclusione delle donne dai corsi di laurea

Da quando avevo 16 anni il mio sogno era diventare ingegnere meccanico: ho studiato molto per questo. Ma nonostante abbia ottenuto un punteggio elevato nell’esame di ammissione alla National University, sono finita a studiare arte e design”. La testimonianza di Noushin, giovane studentessa iraniana, raccolta dalla Bbc sintetizza quanto sta avvenendo in Iran, dove a migliaia di donne è impedito di studiare ciò che vogliono nelle università, come Controcampus ha già riportato in questo articolo.

L’apertura del nuovo anno accademico ha portato con sé alcune restrizioni sull’apertura dei corsi di studio alle aspiranti studentesse del Paese. Più di 30 gli atenei hanno introdotto regole che vietano a studenti di sesso femminile di frequentare circa 80 corsi di laurea, tra cui ingegneria, fisica nucleare, informatica e letteratura inglese.

L’iniziativa ha suscitato numerose polemiche in virtù del fatto che la riforma non è stata giustificata da nessuna autorità governativa. Tra i molti che vedono in queste restrizioni la palese volontà del governo iraniano di escludere le donne dall’istruzione c’è anche il Premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi, prima musulmana ad aggiudicarsi il premio per aver denunciato i traffici illegali tra l’ala conservatrice del governo iraniano ed un gruppo di fondamentalisti islamici, pagando pesanti conseguenze per il suo coraggio.

Sulla questione si è espresso Kamran Daneshjoo, Ministro dell’Istruzione Superiore. In risposta alle accuse ricevute, il Ministro ha affermato che il governo iraniano spinge i giovani ad istruirsi e che il 90% dei corsi di laurea attivi nel Paese è ancora aperto a studenti di entrambi i sessi, nonostante le ultime modifiche nei regolamenti degli atenei.

La scelta di limitare il diritto all’istruzione alle donne rappresenta un notevole passo indietro nella strada verso l’emancipazione femminile in un Paese, l’Iran, che in passato si è distinto per essere stato uno dei primi del Medio Oriente, dopo la rivoluzione del 1979, ad aprire le porte degli atenei alle donne. Nonostante all’interno delle università la divisione degli spazi tra uomini e donne sia stata sempre più marcata nel corso degli anni, dal 1979 ad oggi sono stati compiuti notevoli passi in avanti. Basti pensare che nel 2001 il numero di donne iscritte all’università ha superato quello degli uomini ed ora le studentesse costituiscono il 60% del corpo studentesco generale. Le donne laureate arrivano a ricoprire ruoli professionali di spicco nella società: donne ingegneri, medici, scienziati, avvocati.

Ora questi risultati potrebbero essere definitivamente compromessi dall’esclusione delle donne da alcuni corsi di laurea: una decisione che pare sia stata fortemente caldeggiata dai leader iraniani conservatori a cui non è piaciuto vedere numerose donne protestare in seguito alle elezioni presidenziali del 2009. Se ciò accadesse, nella lunga strada verso l’emancipazione della donna l’Iran retrocederebbe nel buio dell’ignoranza, allontanandosi sempre più dalla luce della conoscenza e della libertà.

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