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11 settembre 2012

Italia agli ultimi posti per gli investimenti sull’istruzione

L’Italia, si sa, non è molto portata per gli investimenti, specie quando deve investire sull’istruzione e sulla scuola

Istruzione

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Una recente indagine statistica condotta dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, vede infatti l’Italia piazzarsi al penultimo posto fra i paesi industrializzati europei per la spesa pubblica nelle scuole.

Gli investimenti italiani per l’istruzione arrivano a toccare soltanto un misero 9%, posizionando il Belpaese al 31˚ posto fra i 32 stati analizzati nel sondaggio. Avanti solo al Giappone.

Un risultato alquanto allarmante che arriva in un periodo economico difficile rendendo ancora  più tortuoso il cammino verso la ripresa economica e verso lo sviluppo.

Lo studio condotto dall’Ocse ha interessato i vari livelli di istruzione, analizzando in maniera dettagliata la situazione finanziaria dalla scuola primaria all’università. E i dati emersi sono piuttosto sconcertanti: ad avere la peggio sono infatti la scuola secondaria e l’università, che investono al di sotto della media della spesa pubblica stimata a 13.179 dollari, arrivando a toccare rispettivamente la soglia dei 9.111 dollari e dei 9.561 dollari, e collocandosi  al 18˚ al 24˚posto.

Un po’ meglio, invece, ma senza determinare miglioramenti per la situazione scolastica italiana, se la cavano la scuola primaria e dell’infanzia, che si posizionano al 9˚posto su 34 con una spesa pubblica di 8mila dollari, e al 10˚ posto contro i 35 totali.

Negli ultimi quattro anni la spesa pubblica italiana per l’istruzione è calata dell’1,3% .L’attuale budget non supera il 4,9% contro il 6,2% stimato nel2008.

Ma oltre che per gli scarsi investimenti, l’Ocse bacchetta l’Italia anche perla questione stipendi. La remunerazione dei professori infatti, si presenta più bassa rispetto a quella di altri lavoratori in possesso della laurea, collocando in questo modo gli insegnanti delle primarie al 24˚ dei 27 posti, e quelli delle scuole secondarie al 23˚ posto.

Completa il preoccupante quadro l’alto tasso di disoccupazione giovanile che registra un calo dell’occupazione dall82,2% al 78,3%, e il 23% dei giovani, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, senza un lavoro.

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