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18 settembre 2012

La condizione giuridica dello straniero in Italia

L’immigrazione seguita ad essere un problema di estrema gravità per il nostro Paese. Le nostre Istituzioni devono contemperare due contrapposti interessi: da una parte il riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, dall’altra il diritto di un Paese a regolamentare autonomamente l’accesso al proprio territorio onde assicurare ordine pubblico e sicurezza per i propri cittadini.

Preliminarmente va osservato che ai sensi  del secondo comma dell’art.10  della Costituzione che lo straniero cui sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Al quarto comma della medesima disposizione è fatto espresso divieto di estradizione per motivi politici di un individuo condannato o accusato di crimini commessi per opporsi a regimi illiberali o per affermare un diritto di libertà il cui esercizio nel suo Paese è vietato.

Se problemi non si pongono per i cittadini dei Paesi appartenenti all’UE i quali, per espressa previsione dei Trattati, godono del diritto di circolare e soggiornare liberamente nell’intero territorio comunitario, va rilevato che gli stranieri extra-comunitari devono essere assoggettati ad una particolare disciplina.

Secondo la disciplina prevista  dal D.Lgs. n. 286/98 i cittadini extra-comunitari per poter accedere al territorio italiano devono essere in possesso di un valido passaporto (o di un documento equipollente) e di un visto di ingresso rilasciato dalle autorità diplomatiche e consolari italiane nello Stato di origine.

Lo straniero deve fare, inoltre, espressa domanda di rilascio di permesso di soggiorno; a tal fine, quale condizione imprescindibile, deve presentare un Accordo di integrazione, articolato per crediti, nel quale si assume l’impegno a raggiungere specifici obiettivi di integrazione durante il periodi di validità del permesso.

Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro è subordinato alla stipula di un contratto di soggiorno attraverso il quale il datore di lavoro dello straniero si impegna unilateralmente a garantire la disponibilità di un alloggio per il lavoratore e il pagamento delle spese di viaggio per il rientro a casa.

In mancanza del permesso di soggiorno la polizia di frontiere deve respingere gli stranieri che si presentono per l’ingresso ai valichi di  frontiera.

Con l’emanazione della Legge n. 94/2009 il legislatore ha introdotto una disciplina più severe per contrastare l’immigrazione clandestina prevedendo il cosiddetto reato di clandestinità; è stabilito, infatti, che lo straniero che illegittimamente entra  nel territorio dello Stato è punito con l’ammenda  che varia da 5.000 a 10.000 euro. Inoltre, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni e la multa di 15.000 euro chiunque diriga, promuova, organizzi, finanzi o effetti il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compia altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso.

La conseguenza è l’espulsione dello straniero irregolare, la quale può essere amministrativa quando è disposta o dal Ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o dal Prefetto se lo straniero si è sottratto ai controlli di frontiera, è stato sorpreso senza permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno scaduto o appartenga ad una categoria di soggetti ritenuti pericolosi pera la sicurezza nazionale.

L’espulsione, altresì,  può essere irrogata a titolo di misura di sicurezza (per i reati in cui è previsto l’arresto in flagranza, obbligatorio o facoltativo) o di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione.

Oltre alle censure di legittimità costituzionale mosse contro il reato di clandestinità il quale, a detta della  Consulta, più che perseguire un atto o comportamento illecito punisce esclusivamente una situazione di fatto in palese violazione al principio di legalità previsto dal nostro ordinamento, deve precisarsi che a tutti gli stranieri sia clandestini che regolari va garantito il rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.

Esistono, infatti, garanzie costituzionali che valgono per tutti, cittadini o stranieri, non quali membri effettivi di una comunità politica, ma in quanto “esseri umani”; ne discende che deve operarsi un bilanciamento tra l’osservanza del provvedimento dell’autorità, in materia di controllo dell’immigrazione illegale, e l’insopprimibile tutela della persona umana.

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