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7 settembre 2012

Numero chiuso: è vera meritocrazia?

Anche quest’anno si prevede un gran numero di aspiranti matricole falcidiate dai test per l’ammissione alle facoltà a numero programmato.

E dai giovani dell’IdV di Ragusa arriva la contestazione contro questa procedura di selezione, e una proposta al ministro Profumo per l’adozione di una diversa forma di selezione meritocratica degli studenti.

Il coordinatore del sindacato studentesco dell’Udu (Unione degli universitari), Michele Orezzi, sul sito www.wakeupnews.eu, ha definito l’attuale sistema di sbarramento delle iscrizioni si configurerebbe come “un vero e proprio divieto all’accesso al sapere“.

Mai come in questo periodo, in effetti, quella particolare interpretazione del diritto allo studio che risponde al nome di “numero chiuso” fa sentire tutto il suo peso.

L’hanno evidenziato Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione dell’IdV, e da Rosario Coco, responsabile Cultura giovani dell’Idv in una nota diffusa sul sito ufficiale dell’Italia dei Valori e immediatamente accolta da diverse testate online, tra le quali telenovaragusa. com che ha dato voce ai giovani ragusani dell’IdV.

Nel Paese con il minor numero di laureati d’Europa– si legge nella nota- e la disoccupazione giovanile al 36%, ci ritroviamo con il 55% dei corsi di laurea a numero chiuso e solo uno studente su dieci riuscirà a superare i test. Allora, cosa dovrebbero fare i nostri giovani, ai quali viene negata la possibilità di lavorare e di studiare?”.

Il sistema di selezione delle aspiranti matricole in vigore, aggiungono Rodano e Coco, non rispecchia, specialmente per quanto riguarda alcuni settori professionali come quello medico, il reale bisogno di personale del sistema sanitario nazionale: “Si tratta di un sistema di selezione inefficace nel merito, pensato per continuare a tagliare risorse e strutture all’università pubblica”.

“Senza considerare che in Italia, dove mancano i medici e la sanità collassa, i posti banditi per accedere alla facoltà di medicina sono insufficienti rispetto alle reali necessità“, si legge ancora nella loro nota ufficiale.

E un peso non minore nelle loro considerazioni ha il costo economico richiesto anche per la sola partecipazione a una selezione dalla quale sono in moltissimi a uscire sconfitti. Senza contare il recente aumento delle tasse universitarie di cui dovranno farsi carico i vincitori della selezione: “Con quale coraggio-continuano i due rappresentanti dell’IdV-, si può sbarrare la strada agli studenti, arrivando a chiedere anche 200 euro per partecipare ai test d’ingresso data la condizione pietosa in cui versa il diritto allo studio in Italia rispetto all’Europa e l’aumento recente delle tasse universitarie?“.

Ma c’è dell’altro. Giulia Rodano e Rosario Coco non intendono certamente portare avanti una battaglia piagnona che lede i diritti dei ragazzi più studiosi, ma riconoscono la concreta necessità di rivedere l’attuale procedura di selezione delle potenziali matricole.

L’IdV ha già presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Profumo,-spiegano- affinché venga presa in considerazione l’ordinanza del Consiglio di Stato dello scorso giugno, che ha sollevato la questione di costituzionalità riguardo al carattere esclusivamente locale delle procedure di selezione.”

L’adeguamento agli standard europei- non solo sotto il profilo dei doveri, ma anche sotto quello dei diritti, che fanno ancora oggi degli studenti italiani gli studenti di un paese che non regge il paragone con il resto dell’Europa- è senz’altro una delle priorità considerate nella nota diffusa dall’IdV: “E’ necessario procedere subito a un adeguamento alla media europea delle risorse investite nell’Università e ad un graduale superamento del sistema di selezione a numero chiuso, puntando a un modello di tipo francese, che presuppone la selezione degli studenti tra il primo e il secondo anno di studi”.

L’adozione di questo sistema di selezione potrebbe effettivamente rivoluzionare il sistema italiano: il destino degli studenti non sarebbe affidato alla dimostrazione del mero possesso di un sapere aridamente nozionistico, quantunque sia questo il trend culturale in fase di affermazione perfino nella selezione del futuro corpo docenti, come hanno tristemente dimostrato le polemiche roventi che hanno animato la selezione dei candidati al tfa.

La selezione “alla francese” consentirebbe agli studenti di dimostrare al meglio i loro meriti e opererebbe comunque una “scrematura” su base meritocratica: “In questo modo,- così concludono Rodano e Coco è possibile valutare, in maniera ragionevole, le capacità dimostrate in un anno di studi piuttosto che in un quiz mordi e fuggi”.

E si porrebbe forse anche un freno al business che, in questo paese a due velocità, ruota intorno agli studenti che non superano i test per l’ammissione alle facoltà a numero chiuso, ma che hanno abbastanza risorse finanziarie per comprare i titoli presso qualche ateneo straniero, aggirando il sistema italiano e mostrando un certo sprezzo verso la meritocrazia: sempre il sito www.wakeupnews.eu riferisce che alcuni istituti di preparazione universitaria possono incassare anche 80-120 mila euro per studente.

fonte notizia: italiadeivalori.it, radiortm.itwakeupnews.eu, telenovaragusa.com

immagine tratta da: sinistraper.org

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