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8 settembre 2012

Rapporto SIOPE: sono al sud gli atenei più virtuosi?

La Riforma dell’Università ha deciso, in linea con l’operato governativo, di puntare su una maggiore chiarezza nella gestione del denaro pubblico per evitare appropriazioni indebite e inutili sperperi attraverso strumenti come la programmazione e il rendiconto al fine di garantire una più oculata gestione degli atenei italiani in corrispondenza con gli standard europei. Da questo rinnovato sguardo sul panorama universitario sono emerse le abituali differenze tra Nord e Sud con la consueta generalizzazione volta a considerare il Meridione come perenne inseguitore di un traguardo intravisto solo da lontano.

Eppure in qualcosa gli atenei del Sud sono riusciti a scavalcare i cugini settentrionali; secondo i dati forniti dal SIOPE,  il sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici che consente di calcolare i costi di  produzione universitari al netto degli stipendi comprendenti spese come luce, gas, affitti, manutenzione, collaborazioni e spese per la formazione, sono al sud gli atenei più virtuosi in materia di sperpero di denaro pubblico. Il criterio è molto semplice: viene calcolata la media nazionale delle spese e confrontata con le spese dell’ateneo considerandone il numero di dipendenti; in caso di eccedenze la forbice governativa interviene a sfrondare dove necessario. Da questo calcolo e dalla considerazione dei fondi erogati dal Fondo per il Finanziamento Ordinario, principale strumento di introiti statali per le università, il SIOPE ha registrato come si trovino al Nord gli atenei più prodighi: in testa l’Università di Pavia, con un eccedenza del 60% tra spese e finanziamenti, seguita a ruota dalla Scuola Superiore di Studi Universitari di Pisa e dalla Scuola di Studi Avanzati di Trieste; il detentore della maggiore spesa assoluta risulta invece essere il Politecnico di Milano con ben 55 milioni di eccesso. L’eccellenza della ricerca italiana sembra eccellere anche nella spesa mentre si fregiano della coccarda di migliori risparmiatori l’Università Federico II di Napoli e La Sapienza di Roma con meno del 2% di divario tra entrate e uscite.

Un ribaltamento della piramide del merito quindi, senonchè il metro economico non è quasi mai una buona unità di misura per definire la qualità dei servizi erogati allo studente. Basta dare uno sguardo alla classifica stilata dal Sole24ore per raffreddare gli entusiasmi: nel 2012 gli atenei che hanno dimostrato maggiore efficienza in termini di didattica, efficienza della struttura, ricerca post-lauream e internazionalizzazione sono risultati essere i Politecnici di Milano, Torino, Modena e Reggio mentre a chiudere la classifica si incontrano quasi esclusivamente poli del sud Italia con la Parthenope e l’Orientale di Napoli come fanalino di coda. Nella classifica per il merito, che permette di aggiudicarsi i premi statali, invece è il Politecnico di Torino a conquistarsi la palma per la terza volta (poco importa che il Ministro dell’Istruzione Profumo ne fosse rettore prima della nomina) seguita dal Politecnico di Milano e la Cà Foscari di Venezia; ultimo posto per Messina preceduta da Palermo e Catanzaro. Classifiche che dovrebbero portare a considerare meglio non quanto denaro venga speso ma come; basti pensare che alla Sapienza, nella Segreteria Amministrativa, solo da quest’anno è disponibile il numero di prenotazione in coda mentre solo poco tempo fa nei suoi fatiscenti edifici era possibile passare intere giornate incanalati in file gremite di centinaia di studenti, senza possibilità di ripararsi dal sole o dalla pioggia esterni ne dal rischio di vedere i propri problemi burocratici irrisolti.

fonte foto: http://www.skuola.net/

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