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4 settembre 2012

Scuola: “classi pollaio” sempre più numerose

È da almeno un decennio che il numero di alunni per classe aumenta di anno in anno.

Eppure, su questo punto, la legge è chiara, come ricorda anche la FLC CGIL sul suo sito: «per decreto ministeriale, nelle scuole dell’infanzia possono esserci non più di 26 bambini per classe e non meno di 18, con la possibilità di ripartire eventuali eccedenze fino a 29 alunni per classe. Nella scuola primaria (ex elementare) devono esserci non meno di 15 e non più di 26 bambini, che possono diventare 27 in caso di resti. Nella scuola secondaria di primo grado (ex media) le classi devono essere costituite da non più di 27 alunni e da non meno di 18. Anche le prime classi delle scuole secondarie di secondo grado (le superiori) non possono contenere più di 27 alunni.»

Il problema delle classi sovraffollate tocca tutto lo stivale: il comune di Padova, ad esempio, ha stanziato ben 63mila euro per la sistemazione di 398 aule didattiche e 18 di attività motoria in 41 edifici scolastici  ma tutto ciò continua a non bastare.

Il problema nasce dai “limiti al ribasso” introdotti  dall’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, ovvero dall’impedimento di avere classi troppo poco numerose. Con questa “politica” i presidi delle scuole italiane hanno non pochi problemi da risolvere: se, ad esempio, si ritrovano con 30 alunni iscritti in una determinata classe, non possono suddividerli in due classi separate altrimenti non rispetterebbero il numero minimo. In questo modo non possono far altro che adeguare gli spazi a loro disposizione e formare classi sovraffollate, le cosiddette “classi pollaio” in cui la distanza tra i ragazzi risulta limitata a pochissimi centimetri.

Tutto ciò comporta rischi non solo per la sicurezza degli alunni ma anche per la loro formazione: è fuori dubbio che un unico insegnante difficilmente riesce a gestire un così grande numero di studenti, assicurando a tutti, singolarmente, di raggiungere i migliori risultati in rapporto alle proprie capacità individuali.

Nonostante gli sforzi continui da parte delle singole regioni, delle scuole e dei presidi, la situazione sembra addirittura peggiorare alla vigilia del nuovo anno scolastico: in tutte le più grandi città italiane  numerosissime sono già le classi che conteranno più di 30 alunni.

Forse basterebbe eliminare l’attuale rapporto tra alunni ed insegnanti, rapporto aumentato con la riforma Gelmini, per risolvere non solo questo, ma anche il più grande problema dell’accesso all’insegnamento, reclutando un maggior numero di docenti, così da prendere, è il caso di dirlo, due piccioni con una fava.

 

Fonte notizia: flcgil.it

Fonte immagine: liboriobutera.com

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