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3 settembre 2012

Universitari alle prese con l’inglese?

L’inglese, la lingua del futuro.

Le discussioni attorno all’importanza di questa lingua sono molteplici. Di certo l’importanza della lingua è indiscussa, così come la necessità di averla sul proprio curriculum per sperare di poter ottenere un colloquio di lavoro.

L’inglese ormai viene studiato anche dai più piccoli; si comincia con dei corsi propedeutici per l’apprendimento della lingua fin dall’asilo, tra un disegno e l’altro.

Si prosegue poi alle elementari, dove l’inglese si studia fin dalla prima elementare ed è considerato molto importante.

Infine alle scuole superiori è la lingua base, qualsiasi indirizzo si scelga. Con la riforma scolastica è addirittura diventato obbligatorio avere almeno una lezione interamente in lingua inglese (matematica, fisica, arte o geografia).

All’università poi, si pensa di essere arrivati al massimo della conoscenza possibile della lingua e che non si abbia più nulla da imparare. Per questo motivo molti corsi di laurea non offrono la possibilità, agli amanti della lingua o a coloro che sono interessati al suo apprendimento approfondito, di poter proseguire il suo studio.

Sebbene molte università richiedano una buona conoscenza dell’inglese (livello B1 o anche B2 per chi frequenta facoltà come medicina e chirurgia ad esempio) poi in molti dei piani di studio dei diversi corsi di laurea non ci sono corsi d’inglese o discipline che vengono affrontate (interamente) in lingua inglese.

Per discutere di questo il 6 settembre l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano organizzerà un seminario che si terrà alle ore 9.00 in via Nirone 15.

Il seminario verterà sulla discussione legata all’insegnamento in lingua inglese all’interno delle lauree specialistiche e dei dottorati di ricerca. I diversi aspetti della tematica saranno discussi tramite le esperienze di atenei nazionali ed internazionali.

Ad affrontare questo tema ci saranno diversi relatori che provengono da vari atenei, dall’Italia all’America, dall’Australia al Regno Unito.

La domanda che tutti si pongono e alla quale tenteranno di rispondere i relatori è se l’insegnamento IN inglese sia o meno l’unica strada di internazionalizzazione per l’educazione superiore della scuola italiana.

Di certo speriamo che da questa discussione possa uscire qualcosa di positivo per gli studenti e che non lasci che i futuri laureati conducano un colloquio di lavoro da Hello, Yes and….Good!

Che partendo da questo piccolo passo si possa tentare di risollevare la posizione degli Atenei italiani?

Fonte immagine: www.google.it

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