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7 ottobre 2012

Erasmus fermo al gate

È ufficiale: Erasmus, il programma di mobilità studentesco più conosciuto in Europa, rischia di chiudere i battenti anzitempo. Questo programma, che finanzia la mobilità studentesca in Europa, è stato utilizzato da oltre 2 milioni di studenti dal 1987, e comporta una voce di spesa sul bilancio Europeo di circa 450 milioni di Euro annui.

A dichiarare la fase di stallo è stato Dennis Abbott, il portavoce della Direzione Educazione della Commissione Europea, specificando, in una nota, che “il problema esiste, ed è necessaria una soluzione immediata”.

Il problema, secondo Abbott, «non è sul breve periodo, considerando che la Commissione Europea ha già trasferito circa il 70% dei fondi per il progetto per l’anno accademico 2012 – 2013 alle agenzie nazionali. Inoltre, circa l’80% degli studenti europei ricevono la borsa in anticipo».

Tuttavia, tale scenario è destinata a cambiare radicalmente per quanto riguarda il secondo semestre 2012 – 2013. Questa situazione, creatasi in un momento di crisi finanziaria crescente a livello europeo e durante il processo di approvazione del prossimo budget settennale dell’Unione Europea (che prevede nuovi scenari per i finanziamenti al settore educazione e mobilità), vede il malcontento da parte di Stati membri e Commissione Europea, ove entrambi i lati accusano una mancanza di attenzione da parte dell’altro interlocutore.

La dichiarazione di Abbott arriva dopo la nota di Alain Lamassoure, deputato francese e capo della Commissione Bilancio del Parlamento Europeo, che aveva nei giorni scorsi fatto notare, durante una conferenza stampa, come le ristrettezze economiche si stessero per riversare su tutti i settori, specie sul settore educativo, dal programma Erasmus al fondo Ricerca e Innovazione.

La Commissione Europea ha dichiarato che presenterà un bilancio d’emergenza «al fine di assicurare che il programma studentesco Erasmus e il Fondo Sociale Europeo possano continuare a mantenere gli impegni finanziari presi». Tuttavia, tale bilancio avrà comunque bisogno dell’approvazione dei governi degli Stati Membri e del Parlamento Europeo. Purtroppo, la maggior parte dei governi dei 27 Stati membri deve fare i conti con le difficoltà del bilancio domestico, il che non lascia presagire uno sviluppo positivo per una spesa più elevata verso Bruxelles.

D’altro canto, gli studenti hanno richiesto alla Commissione Europea di far fronte al problema sfruttando i fondi di altri programmi Europei che non sono stati spesi, cosi da venire incontro alle esigenze nazionali ed evitare inutili sprechi nel bilancio comunitario.

Mentre Inghilterra, Francia e Germania richiedono un maggiore interesse per il settore educativo, sono sette i Paesi (inclusi questi tre) che hanno rifiutato un aumento di spesa per il bilancio comunitario per l’anno 2013.

Spendere di più si, ma in modo intelligente, evitando sprechi e destinando fondi dove serve. Sperando che non siano ancora gli studenti a dover pagare.

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