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Rapporto genitori insegnanti: dialogo e alleanza educativa

Antonella Acernese 4 Marzo 2021
A. A.
16/10/2021

A scuola primaria, infanzia, medie, superiori e università nel rapporto genitori insegnanti, deve esserci comunicazione e dialogo per una alleanza educativa.



Significato di alleanza educativa scuola famiglia, a cosa serve e come funziona tra docente e genitore nell’interesse della crescita e formazione dello studente, è il nostro punto di partenza. Lo indagheremo grazie alle indicazioni dei professionisti, la dirigente scolastica Rossella De Luca e la psicologa Serena Valorzi.

Sin da bambini gli studenti sono affiancati da figure educative diverse, che contribuiscono alla loro crescita. Parliamo di parenti, genitori, insegnanti, religiosi, educatori. Pensare che siano ruoli totalmente separati e distinti, è sbagliato. Spesso accade che queste figure entrino in conflitto, causando stress ed ansia, soprattutto nei più giovani.

Non sono rari i casi in cui un professore si trova contro il genitore di uno studente che a modo suo intende difendere il figlio. Questi genitori prestano estrema attenzione ai loro figli per cercare di proteggerli da ogni tipo di fallimento. E credono che gli insegnanti dovrebbero prestare attenzione ai loro figli nello stesso modo iperprotettivo. Sebbene possano sembrare obiettivi ragionevoli, questo atteggiamento può contribuire ad aumentare i livelli di ansia in bambini e ragazzi. Diventano, infatti, incapaci di gestire emozioni negative e problemi. I bambini e ragazzi hanno bisogno della libertà di commettere errori e provare noia, tristezza, frustrazione, rabbia, delusione e dolore.

Il rapporto genitori insegnanti si è maggiormente incrinato con la didattica a distanza. Se prima madre o padre erano presenti sotto il banco del figlio spiritualmente, con la DAD li abbiamo visti presenti anche fisicamente, in video per assistere alle lezioni. “Mamma chioccia”, o come oggi si chiama, “mamma elicottero” pronta a sostenere i figli in difficoltà anche in DAD.

“Professore scusateci…io sono la mamma e devo intervenire”. Avrebbe detto la mamma della studentessa di medicina rimproverata dal professore.

Parliamo di uno dei casi più eclatanti e che ha fatto il giro del web, è il video del rimprovero di un professore della facoltà di Medicina.  Il docente, durante un esame via web in DAD del sesto anno, si è scagliato contro una studentessa. Lei era in lacrime mentre il docente la rimproverava con veemenza. La ragazza a quel punto è stata difesa dalla madre. Entrata nell’inquadratura, la donna ha rivelato l’intenzione di presentare un esposto al Rettore dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Caserta.

Non intendiamo entrare nel merito e giudicare il metodo del professore che rimprovera la studentessa. Sarà compito se mai delle istituzioni farlo. Certo è che la domanda nasce spontanea. Chi si farebbe operare domani da una studentessa che oggi parla di divisione cellulare nel morto?

Un fatto emerge, che il ruolo del docente è di grande responsabilità, non solo verso il discente, ma verso la società tutta nella quale il primo deve agire e interagire.

Costruire un rapporto genitori insegnanti improntato al dialogo, per una alleanza educativa che dalla scuola primaria arriva all’università non è facile. Bisogna difendere i figli mettendosi contro il docente severo? O è meglio dare ragione sempre al professore?

Rapporto genitori insegnanti: perché è importante quanto e quando serve una alleanza educativa

Si pensava che sarebbero bastati colloqui a scuola per creare un buon rapporto genitori insegnanti. Al contrario i dati dicono che i professori non sanno come creare un dialogo e una corretta alleanza educativa.

Il professore ha difficoltà ad esprimere liberamente il suo pensiero al genitore. E non sa come rivolgersi e cosa dire. Dall’altra parte un papà e una mamma non sanno come costruire una comunicazione costruttiva con gli insegnanti. E spesso li vedono come nemici da combattere alleandosi con i figli.

Ma chi ha ragione, l’educatore a scuola o quello di famiglia a casa? Non possiamo generalizzare nel rapporto genitori e insegnanti. Si tratta di due sfere complementari ma separate, nelle quali occorre rispetto di ruoli e complicità.

Potrebbe essere colpa dell’educatore che non ascolta, che parla troppo, o che non è presente nel suo lavoro. In cattedra legge il giornale, ai colloqui e fuori a fumare o al cellulare.

Cosi come la colpa di una cattiva alleanza educativa potrebbe essere di una madre o padre troppo coinvolti, invadenti, o al contrario disinteressati. O che hanno notevoli aspettative sui figli. Ci sono poi gli iper preoccupati, ansiosi. E per completare, c’è la categoria dei genitori insoddisfatti della scuola e dell’insegnamento.

C’è sempre una soluzione, prima di invocare la santità o un magnifico rettore. Come se poi questo bastasse a far tornare scienza e coscienza in un figlio che non ha studiato.

Impossibile da trovare solo quando c’è chiusura, assenza e ostruzionismo verso qualsiasi forma di comunicazione. Ignoranza e negligenza.

Intromettersi nel mestiere dell’insegnante, è sicuramente di cattivo esempio per un figlio, che può così sentirsi legittimato nell’assumere comportamenti sbagliati in classe e poi nella vita.

“Innanzitutto un genitore che non riesce a capire che insegnare il rispetto verso il maestro è il modo migliore per veicolare messaggi positivi nei confronti del figlio e della sua istruzione, già di per sé parte svantaggiato nei confronti della scuola.” – Fa sapere la dirigente scolastica Rossella De Luca -. “Affinché ci sia un benessere del ragazzo, questa collaborazione non deve nascere in un preciso momento. Deve esserci sempre. In ogni attimo della giornata, in ogni situazione, deve esserci solidarietà tra le parti. Si educa in ogni momento, soprattutto con il buon esempio.” 

Come costruire un dialogo tra insegnante e genitore

E dunque come fare per instaurare un rapporto genitori insegnanti, evitando litigi, aggressioni e costruire un’alleanza educativa utile per la crescita degli studenti?

Anche qualora nascano incomprensioni, dovute a divergenze caratteriali o a vedute opposte, è sempre consigliabile un confronto diretto. 

Del resto basterebbe rispettare semplici regole di comunicazione, ad esempio mai dire:

  • Suo figlio è un maleducato perchè…
  • Come si è permessa di rimproverare mio figlio…
  • Mio figlio mi ha raccontato tutto, come si è permessa…

Bensì esordire con formule più contenute, più gentili nella forma, pur dovendo affrontare una tematica spigolosa. Perlomeno bisogna sempre provarci. Del resto ciò che conta non è la posizione di forza che le parti devono mostrare. Impiantare una alleanza educativa non serve tanto ai due soggetti principali del dialogo, ma allo studente che deve formasi. E’ utile al figlio che deve crescere.

Serve poi pensare a costruire un rapporto genitori insegnanti di lunga durata. Non ci si deve fermare al singolo episodio e colloquio scolastico. Soprattutto se spiacevole. Bisogna conoscersi e trovare anche occasioni fuori dalla scuola per farlo. Partecipando ad una gita, ad esempio o ad una recita. E perché no, andando a pranzo insieme, rendendo evidente agli occhi dello studente una maggiore complicità tra le parti.

Non bisogna mai generalizzare. Ogni famiglia è a se’. Ognuna poi vive condizioni socio economiche differenti e che bisogna tenere presenti per sapere che tipo di dialogo avere. Non si può parlare con tutti allo stesso modo.

“Sono importanti dei corsi di supporto alla genitorialità, con l’aiuto di sociologi e psicologi. Affinché si possa comprendere che la scuola e la famiglia sono alleati, non nemici. – Chiosa la Ds. De Luca -.“Sono le due istituzioni educative fondamentali. E ciascuna deve collaborare perché il processo formativo sia completo”.

“Deve esserci collaborazione. Non bisogna avere un atteggiamento critico nei confronti degli altri perché tutti possono sbagliare. I ruoli devono esser ben precisi. Sono ben indicati nel Patto educativo di corresponsabilità sottoscritto da ogni scuola. Se si riuscisse a rispettare questo documento, sarebbe un bel passo avanti per tutti.” – Conclude Rossella De Luca.

I pro nel rapporto genitori insegnanti: alleanza e comunicazione

Dimostrare di aver piena fiducia nel docente, è una delle strategie migliori per costruire un rapporto genitori insegnanti fatto di alleanza e comunicazione. La relazione tra le parti va’ costruita giorno dopo giorno, venendosi incontro nelle difficoltà.

Un genitore che chiede consigli ed accetta suggerimenti dal docente, manifesta intelligenza e apertura mentale.

Occorre dunque lavorare sullo stesso piano ed inseguendo chiaramente lo stesso scopo. Genitori, insegnanti e studenti rappresentano il triangolo vincente nella alleanza educativa.

“Possiamo fare un raffronto tra il rapporto genitori insegnanti ed il rapporto tra i genitori stessi. – Fa sapere la psicologa Serena Valorzi –

“Se un figlio si trova all’interno di un ambiente nel quale i genitori riescono a comunicare. Ad accettare visioni differenti, e ad accogliere la diversità come una ricchezza, allora crescerà con punti di riferimento sani. Avrà la consapevolezza che non sempre è necessario pensarla allo stesso modo per andare d’accordo.”  – Continua la psicologa Valorzi -.

“Lo stesso discorso si può fare nel momento in cui i genitori riescono a stabilire con gli insegnanti un rapporto solidale. I genitori sono testimoni del comportamento del loro figlio a casa. I docenti hanno la visione del suo comportamento in classe”.

“Dunque insieme possono costruire una visione completa dell’individuo che sta crescendo. Lo studente è così avvolto da persone che lo sostengono. Che non hanno contrasti e allo stesso modo non si creano “conflitti di lealtà”. Cresce in una situazione serena, fertile, potendo all’occorrenza chiedere aiuto agli uni o agli altri.” 

L’alleanza e la comunicazione può essere incentivata in vari modi. “Bisognerebbe spingere ad una maggiore collaborazione attraverso consigli di classe, riunioni. O attraverso interventi di terze persone come un coordinatore o dirigente, che possono fare da mediatori” – Conclude la psicologa Valorzi.

© Riproduzione Riservata
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Antonella Acernese Studentessa di Lettere Moderne alla Federico II di Napoli. Sono cresciuta a contatto con libri d'ogni genere, sviluppando amore verso le lettere e il potere della loro combinazione. Ho iniziato a collaborare con testate giornalistiche e scrivendo su blog, sin da giovanissima,. L'obiettivo di affermarmi nel mondo lavorativo, in qualità di giornalista, è la mia più grande motivazione . Fortemente affascinata dall'essere attiva sul campo e vigile nello sguardo nei confronti della realtà. Mi appassionano i dettagli, i retroscena, la possibilità di scoprire antefatti e di non arrestarsi mai, in tale ricerca. La dedizione nella ricerca costante dei dettagli è alla base della rubrica di Attualità che curo: "Le biografie dei personaggi". Curiosità, fatti e i loro mondi da scoprire, mi affascinano e mi stimolano nell'addentrarmi in essi e narrarli. Dico da sempre e senza remore, di essere nata per scrivere, per fondere insieme questa mia passione alla volontà di contribuire ad un servizio pubblico, ad informare e far conoscere. Scrittura pulita, chiara e rispettosa, un plain language, è ciò a cui miro nella stesura degli articoli, affinché cronaca e notizie possano essere consumate da tutti, senza alcun ostacolo di chiarezza. Leggi tutto