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29 ottobre 2012

Mamma, papà sono choosy! Parlano i genitori

Continua la maretta sul caso Fornero, dopo l’ennesima uscita a vuoto del Ministro del Welfare.

La storia del Don’t be choosy! Be happy! evidentemente è piaciuta poco. E non solo ai tanti giovani del paese, che ancora una volta hanno dovuto bere l’amaro calice della beffa. Per farla breve, anche le mamme e i papà non l’hanno presa benissimo. Vedremo perché.

Ma prima una domanda: che cosa avrà voluto dire Miss Lacrima di coccodrillo con quel “choosy”? Sarà mica una versione, riveduta e corretta, del ormai intramontabile “bamboccione”? Una terminologia più blanda, col sottinteso del “bello de mamma, o mangi ‘sta minestra o ti butti dalla finestra”, studiata apposta per facilitare la proverbiale supposta?

Sarà che l’inglese fa figo, fa giovane, sarà che chiamare le cose con il loro nome “italiano” magari è anche peggio, ma come diceva il nevrotico Michele Apicella di Palombella Rossa: “Le parole sono importanti!”.

Specie quando devi parlare ad una nazione incazzata.

Eh no. Non l’hanno mica presa bene quelli che studiano la mattina e fanno i camerieri la sera, quelli che consegnano le pizze a domicilio, i poveri cristi incollati alle cornette dei call center, i ragazzi che ti sorridono dietro la cassa del supermercato, quelli che infilano volantini sotto il tergicristallo a tutte le ore del giorno e della notte, per dare una mano a casa o mantenersi agli studi, e perché no, mettiamoci anche quegli sfigati che scrivono “aggratis” sui giornali solo perché ancora non sono riusciti a togliersi dalla testa quella pazza idea di diventare “giornalisti”.

Ma in fondo, se non devi dire niente di nuovo, una definizione vale l’altra. Choosy o no, sempre questi so’.

L’importante è che il messaggio passi, come non importa. Basta che sia diritto e diretto. Ma è qui che la faccenda assume contorni perlomeno grotteschi. Questo messaggio fa acqua, e parecchia.

Il vero guaio, insomma, non è quello che la Fornero dice, ma piuttosto quello che pensa. Ragioniamo:

choosy voul dire “schizzinoso”. Ok, siamo in democrazia e i pareri si rispettano. Che poi, sotto sotto, sarei anche d’accoro, Ministro mio.

Ma se vuole che sia choosy, allora che me ne dia l’opportunità. Che tradotto viene: possibilità di scelta (la stessa che avuto sua figlia, non chiedo di più!), perché è quello che manca a questo disgraziato Paese.

Se lei mi dice di arraffare quello che viene, a me va bene (almeno so che cosa vuole). Ma non può certo chiedermi di scegliere. Quello, con tutta la buona volontà, non lo posso fare. Sempre che lei sia sintonizzata col contesto-Italia e ne comprenda la criticità. Perché se così non fosse, la gaffe diventerebbe insulto bello e buono. Simple!

Choosy e choose (scelta). Che strana assonanza. Scommetto che non c’aveva fatto caso, vero Ministro? Curioso il senso dell’umorismo di certi vocabolari. Insomma, lo vede che le parole sono importanti?

Chiusa questa personale digressione, ci siamo chiesti: come avranno reagito i papà e le mamme di questi sfaccendati mangiapane a tradimento, nullafacenti pretenziosi e sopravvalutati, alla sincera esternazione del Ministro del Welfare?

Questi i pareri, polemici e non, che ricorrono un po’ in tutte le interviste raccolte in queste incandescenti giornate di protesta. Ve ne presentiamo alcuni.

Orlando (56), artigiano, due figli all’università: “Il Ministro sbaglia a fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono sicuramente ragazzi che non hanno voglia di lavorare, non dico di no, ma generalizzando non puoi non fare un torto a tutti quei giovani, che studiano e si danno da fare, e che, lo voglia o no la Fornero, rappresentano la maggioranza in questo paese. Non puoi estrarre da un caso particolare una legge universale. Sai cosa? Il problema è che la Fornero non ha figli disoccupati!”.

Lidia (53), collaboratrice domestica, una figlia specializzanda: “Che ti devo dire…l’altro giorno mia figlia (che per non pesare troppo sulle casse domestiche lavora come cameriera in un ristorante e, quando riesce, fa doposcuola) è tornata a casa, io stavo a letto. Mi ha abbracciato e mi ha detto: “Mamma ho la febbre e oggi al ristorante c’era pure un casino di gente. Comunque devo assolutamente ripassare un po’ di cose per l’esame domani, non ti preoccupare non è niente di che.” Se questo significa essere schizzinosi, io non so che cosa pensare. ”

Rosalba (61), avvocato, un figlio laureato, impiegato in banca: “Io non voglio buttare la croce su nessuno. Sicuramente non avrei usato quella parola. Ma in fondo non mi sembra che la Fornero abbia detto nulla di così “scandaloso”. Bisogna essere obiettivi. È normale che uno debba ridimensionare le aspettative quando le cose non prendono la piega sperata. Sennò non sei choosy, sei un illuso. I fallimenti fanno parte della vita.”

Sabatino (44), autrasportatore, una figlia immatricolatasi quest’anno: “Perché la Fornero non dice direttamente che è inutile che mandiamo i figli a studiare? Una volta si diceva “ a’ papà, non fa la fine mia. Studia e fatti una posizione. Mò che quasi tutti i ragazzi studiano, si dice “vabbè studiate, ma po’ cominciate a pensare alle cose serie, che colla laurea (scusa la parola) ti pulisci il c***.”

Antonio (53), imprenditore edile: “Prima Brunetta che’ bamboccion, poi quello degli sfigati (M. Martone) come si chiama. Io mi domando: cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli? Sacrificati, fai quello che vuoi, ma poi, se capita l’occasione, non fa niente. Basta ca se fatica! E il senso del sacrificio che fine fa? A questo punto uno ragiona alla giornata, tipo “tempo di guerra”, e addio progetti!”

Rosaria (38), tabaccaia: “Secondo me la Fornero non ha tutti i torti. Io a mia figlia che sta al secondo anno di giurisprudenza, il discorso l’ho fatto già. Tu fai quello che ti piace, però se vedi che le cose se metten malament a mammà, vedi quello che devi fare perché noi soldi da buttare non ne teniamo”.

Carmine (67), pensionato, un figlio laureato (ingegnere chimico), emigrato in Germania: “Come ha detto o’ ministr? Che i giovani d’oggi fann e prezios’ (fanno i preziosi)? Ti dico solo questo: mio figlio voleva fare l’ingegnere. Qua ha fatto tutti i concorsi del mondo. È andato pure in alta Italia, Milano, Bologna, a fare concorsi ecc ecc. Niente, è stato 3 anni a girare. Per pagarsi i viaggi s’è venduto la motocicletta, l’Aprilia che gli avevamo regalato io e la mamma il giorno che s’è laureato. Io gliel’avevo detto, tengo un amico che tiene l’impresa edile, cercava nu guaglione. O’ sai come mi ha risposto? Papà, io ce la faccio. Tu ti devi fidare. Mò so’ già 7 anni che sta là, a Aachen, s’è sistemato e ten pure 2 criature. Hai capito? Tenev ragion iss! (aveva ragione lui).”

Insomma, choosy o no, siamo ancora in piedi.

Intanto l’anno prossimo ci sono le politiche. Vediamola con un po’ di filosofia e pigliamoci l’amaro anche stavolta, che il tempo delle dolci promesse è ormai alla porte! E chissà se per allora ci saremo scordati l’ennesimo polverone forneriano.

Magari l’anno nuovo, come diceva il Dalla nazionale, porterà una trasformazione. E magari finalmente tutti potremo sentirci un po’più choosy di quanto non lo siamo ora. Tanto basta poco.

 

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