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5 ottobre 2012

Oro a 1795,69 dollari l’oncia. Come si spiega?

Questa mattina è stato registrato l’ennesimo rialzo del prezzo dell’oro, scambiato sui mercati asiatici a 1795,69 dollari l’oncia. Ma perché negli ultimi 10 anni e in particolare negli ultimi 4 il prezzo dell’oro è salito vertiginosamente?

Il metallo dei re è il bene rifugio per eccellenza perché risponde perfettamente all’esigenza di creare riserva di valore. Anche la carta-moneta assolve in parte a questo compito, anche se il suo valore reale è esposto in modo del tutto diverso all’andamento dei mercati.

Per quanto riguarda il mercato monetario, il valore delle valute è influenzato, tra l’altro, dalle politiche monetarie delle banche centrali. In America, nell’ultimo decennio e oltre la Fed ha perseguito una politica monetaria espansionista, aumentando di volta in volta la base monetaria esistente. In questo modo si è sostenuta l’economia reale mantenendo bassi i tassi d’interesse e quindi il costo del denaro. Gli effetti di queste politiche sono stati da una parte lodati e dall’altra aspramente criticate, specialmente in seguito alla crisi dei mutui subprime. In ogni caso all’aumento della base monetaria generalmente corrisponde un aumento dell’inflazione che va ad erodere il potere d’acquisto dei consumatori e quindi il valore reale della moneta.

In una situazione come quella descritta, il valore dell’oro tende a restare lo stesso, quindi il suo valore nominale tende ad aumentare. Questo perché non esiste una banca centrale capace di creare oro. Si tratta di un bene limitato che per le sue caratteristiche conserva uno stabile valore intrinseco.

Considerate queste caratteristiche possiamo fare qualche riflessione sulla funzione dell’oro nel mercato dei beni.

Se consideriamo un lasso di tempo in cui l’economia è in forte crescita, e si prevede una crescita continua anche per il futuro, generalmente non conviene investire in oro. Dato che altri investimenti risulteranno più remunerativi la domanda d’oro tenderà a diminuire e con essa il prezzo.

Se, al contrario, le previsioni per il futuro non sono così rosee converrà acquistare oro. Quando un’economia affronta un periodo di crisi, una buona parte delle possibilità d’investimento diventano meno remunerative e più rischiose. Avremo quindi un dirottamento di parte delle risorse, che saranno investite in beni rifugio, come l’oro. La naturale conseguenza dell’aumento della domanda, a parità d’offerta è l’aumento del prezzo. Più o meno ciò che sta avvenendo oggi.

Per questo motivo il prezzo dell’oro può essere considerato un termometro della situazione economica. Fino al 2001, per una ventina d’anni, è rimasto generalmente stabile. Dopo un picco di valore dal 1980 al 1982 è sceso costantemente attestandosi a circa 250 dollari l’oncia nel gennaio 2001. Negli anni successivi è sempre aumentato arrivando nel gennaio 2008 a circa 1000 dollari l’oncia. Negli ultimi quattro anni prezzo è aumentato ancora, fino ai dati di oggi.

Con il senno di poi si è trattato di uno degli investimenti più convenienti degli ultimi anni ( specialmente se consideriamo il rapporto remunerazione/rischi sostenuti). Un investitore che nel 2001 ha comprato un’oncia d’oro a 250 dollari, Potrebbe rivenderla oggi, sui mercati a circa 1795,69 dollari. Effettuerebbe in questo caso un profitto del 720% circa in 12 anni. In barba a chi, nello stesso periodo ha investito nei più complessi prodotti finanziari, sostenendo rischi molto più elevati a fronte di tassi di remunerazione simili, se non più bassi.

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