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Debito cattivo Draghi: cos’è, come funziona, perché si chiama così

Aniello Ianniello 2 Marzo 2021

Qual è il significato di debito cattivo per Mario Draghi: definizione, finanziamenti, investimenti e differenze con il debito buono.

Dal celebre discorso sul “Whathever it takes” al quantitative easing: questi sono solo due elementi teorizzati da Mario Draghi. Infatti, l’ex capo della Banca Centrale Europea ed attuale presidente del Consiglio dei Ministri è famoso proprio per la sua capacità di teorizzare nuovi concetti nel campo economico.

In economia, infatti, è all’ordine del giorno discutere di temi come gli investimenti e i finanziamenti. E chi, se non Mario Draghi, è più informato su queste tematiche? Non a caso fu lo stesso Draghi ad implementare una nuova politica economica con il fine di terminare la crisi dei debiti sovrani nei paesi dell’Eurozona.

Cerchiamo di comprendere meglio il significato di debito cattivo, distinguendo e analizzando le differenze con il debito buono.

Significato debito cattivo Draghi: cos’è, concetto e perché si chiama così per l’ex governatore BCE

La definizione di debito cattivo e debito buono si deve a Mario Draghi che utilizzò queste espressioni durante un meeting di Comunione e Liberazione. Per l’ex capo della BCE esistono due tipologie di indebitamento. Un indebitamento negativo o cattivo si ha quando viene sprecato denaro pubblico  per mantenere in vita imprese e programmi senza futuro. Al contrario, invece, la principale differenza con un debito buono è che quest’ultimo ha lo scopo di far crescere imprese e programmi innovativi.

Con il significato di debito cattivo Draghi fa’ riferimento alla sua scelta di adottare una linea di governo interventista in ambito economico. Lo scopo dello Stato, infatti, consisterebbe nel mirare alla crescita economica e all‘occupazione. Inoltre, sarebbe utile promulgare norme che prevedono l’aumento dei salari, la stabilizzazione dei prezzi e la riparazione delle inefficienze del mercato.

Esempi debiti cattivi per Mario Draghi: quali sono da evitare

È facile distinguere dei buoni investimenti da quelli cattivi. I debiti cattivi  non sono fruttuosi e hanno solo lo scopo di risolvere una situazione momentanea, non ponendosi come una soluzione a lungo termine.

Per questo motivo è rischioso indebitarsi per sovvenzionare aziende mal gestite e vicine al fallimento. Inoltre, altri esempi di cattivi finanziamenti per lo Stato riguardano le misure a sostegno del reddito. Secondo gli economisti è meglio investire nella formazione del capitale umano piuttosto che rifornire quest’ultimo di sussidi senza scopo di sviluppo in futuro. Assimilabili a investimenti sfavorevoli sono anche i cosiddetti bonus, colpevoli di incentivare un settore o un mercato produttivo per un periodo di tempo limitato.

© Riproduzione Riservata
Aniello Ianniello Ha 24 anni ed è neolaureato in Consulenza e Management Aziendale con il massimo dei voti. Ha passioni contrapposte, ma conciliabili: da una parte arde il fuoco verso i temi politici e l'economia, dall'altra parte è evidente un crescente interesse verso la musica e lo spettacolo. Ama definirsi un cittadino del mondo globalizzato e tecnologico, dove non esistono barriere culturali e sociali. Leggi tutto