• Google+
  • Commenta
26 ottobre 2012

Polveri o diamanti per ricordare?

Un diamante è per sempre, o almeno così si dice.

Diamanti

Diamanti

E così, per un certo periodo, in UK e in USA era stato piuttosto popolare presso le signore benestanti di una certa età farsi fare un gioiello con le ceneri dell’adorato cane o gatto deceduto. Da alcuni anni ormai è possibile scegliere questa forma di “sepoltura” alternativa anche per persone care scomparse, usanza che seppur lentamente si sta diffondendo anche in Italia.

Molto lontana dalle forme tradizionali, la trasformazione delle ceneri in uno o più diamanti permetterebbe di tenere sempre vicino a sé il caro estinto. Come avviene esattamente la trasformazione? Ad oggi è solo un’impresa Svizzera, l’Algordanza (letteralmente “ricordo”), che se ne occupa. Le ceneri vengono qui inviate e, dopo essere sottoposte a catalogazione ed analisi chimica, ne viene estratto il carbonio. In seguito, con un procedimento chimico/fisico, dal carbonio si ottiene la grafite che, sottoposta per circa una settimana alla temperatura di circa 2.500 °C e alla pressione di oltre 60.000 bar, si trasforma finalmente in un diamante grezzo.

Questo viene poi tagliato e pulito e, ciò che così si ottiene, sono veri diamanti con le medesime caratteristiche ottiche, fisiche e chimiche dei diamanti naturali. Il costo dell’operazione può variare “dai 3.500 euro iva esclusa per un diamante di un quarto di carato a 13 mila euro per un diamante di un carato, che richiede una lavorazione più lunga” (Rai News 24), una cifra non così esorbitante se paragonata ai costi di taluni funerali.

Dillo con un diamante, recitava la famosa pubblicità. Ma che cosa ci dice invece il voler trasformare i cari defunti in diamanti? Di certo ci parla di una forte volontà di creare una continuità con la persona amata, di concentrare in un piccolo spazio tutto ciò che quella persona ha significato nella propria vita per annullare, almeno simbolicamente, il distacco che la morte provoca.

Vero è che, da che mondo e mondo, gli esseri umani si servono di oggetti per ricordare i defunti, lapidi e monumenti alla memoria sono solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Questione differente mi pare però, almeno a livello di categorie concettuali, servirsi di un oggetto per focalizzare il ricordo di una persona scomparsa dal far diventare il defunto un oggetto, benché prezioso, da poter tenere sempre con sé. Meno macabro certo di esporre l’urna delle ceneri sul caminetto ma, comunque, un mutamento culturale: si tratta infatti di passare dalla memoria della polvere alla memoria dei diamanti.

Il problema delle resistenze culturali nei confronti di questo metodo di “sepoltura”, per utilizzare una locuzione già di per sé antipatica, non può essere relegata a una sorta di ritrosia generalizzata al “nuovo”, a una sorta di conservatorismo. Il punto è che si tratta di stravolgere alcune categorie culturali particolarmente sensibili: se fisicamente e chimicamente dalla cenere al diamante il passo è “breve”, nient’affatto lo è sul piano della rappresentazione culturale. Si va infatti così a modificare profondamente quel rapporto al defunto che chiamiamo memoria.

La cenere simboleggia biblicamente un passaggio, un ritorno a ciò che si era sul piano spirituale ma, e al di là di qualunque dimensione religiosa, l’idea della polvere è quella di un non-luogo dove l’assenza dell’individuo è simbolo del suo passaggio su questa terra. Nell’assenza fisica, indice tanto di una fisiologia quanto della una fragilità dell’essere, il ricordo trova la sua dimensione, il suo luogo privilegiato. Tutt’al contrario il diamante ci parla di forza e immutabilitàcongela in un eterno presente la persona e, con essa, anche il ricordo, come se la possibilità di ricordare avesse bisogno dell’oggettualità, di allacciarsi ad un certo grado di fisicità, per esistere.

Cambiamento a parte, e al di là dello scetticismo che legittimamente ciascuno eserciterà nella misura che ritiene opportuna, non ci sono ragioni per invocare la parola “rispetto”: le possibilità che un vedovo utilizzi come anello di fidanzamento l’ex moglie sono abbastanza scarse, anche se non è impossibile pensare che qualcuno, in questi tempi di crisi, finirebbe per vendersi “letteralmente “ il padre o la madre. Iperboli e scherzi a parte, non so se sia possibile scegliere una personale forma del ricordare, se cioè la struttura del memoria possa essere plasmata secondo le nostre personali necessità, ma è giusto almeno provarci. Un dubbio però rimane: congelare ciò che resta di una persona scomparsa insieme al suo ricordo a quale “nuova” forma di elaborazione del lutto aprirà?

Selene Parigi

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy